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Sali d'argento - Tina ModottiSali d’argento – Lo straordinario viaggio di Tina Modotti ovvero quasi 500 pagine di pura passione. La passione che ha spinto l’autore, Luca De Antonis, a romanzare la vita di questa donna letteralmente “fuori dall’ordinario” (una vita che comunque già di per sé ha avuto tanti elementi romanzeschi) e la passione con cui la protagonista ha vissuto dal primo all’ultimo giorno.

Non sapevo nulla di lei prima dell’uscita di questo libro (divorato in due settimane!) e ho scoperto un personaggio estremamente affascinante ed unico, una donna libera, indipendente, determinata, curiosa, che è passata da un lavoro all’altro, da un Paese all’altro e da un continente all’altro ricominciando da capo mille volte, in un periodo storico in cui l’emancipazione femminile era ancora un concetto molto distante e in cui essere una donna di questo tipo era indubbiamente più difficile di oggi (non che ai giorni nostri sia una passeggiata, ma questa è un’altra faccenda che merita un discorso a parte).

Operaia in una filanda, attrice, modella e poi a sua volta fotografa – mestiere con cui raggiunse la fama internazionale e a cui infatti si riferisce il titolo del romanzo – e infine militante comunista. Dal natio Friuli si spostò in Austria, Stati Uniti, Messico, Germania, Russia, Francia, Spagna per poi tornare nuovamente in Messico, dove morì a soli 45 anni. Nel suo continuo peregrinare conobbe personaggi altrettanto straordinari, fra i quali Frida Kahlo e Diego Rivera, e visse da protagonista alcuni degli eventi che hanno fatto la storia del XX secolo come per esempio la Guerra Civile Spagnola, dove fu impegnata a soccorrere le vittime del conflitto come membro del Soccorso Rosso Internazionale al fianco delle milizie repubblicane.

«Una vita, quella di Tina Modotti, che è stata analizzata in varie biografie, le quali talvolta si fermano ai limiti della leggenda nella quale sembra essersi avviata, e talora li oltrepassano, per rappresentare una figura estrema ed estremista, la cui dedizione ad una causa politica ne condizionava completamente l’esistenza, trasformandola in una sorta di suora laica oppure all’opposto, in una spia che perseguiva fini occulti. L’autore ha scelto di narrare la sua storia nella dimensione del romanzo, proprio con l’intento di restituirle, su questo terreno, quell’umanità che la storiografia ha spesso alterato o negato. Questa è, innanzitutto, la storia di una donna.», si legge nel risvolto di copertina.

E, come accade nei lavori di Luca De Antonis, la storia del singolo diventa occasione per raccontare anche la Storia in un modo coinvolgente e appassionante, come difficilmente succede fra i banchi di scuola. A tal proposito ho trovato molto interessante le numerose pagine dedicate proprio alla Guerra Civile Spagnola, narrata con dovizia di particolari anche per quanto riguarda le divisioni interne ai comunisti.

Come già nel caso di Miele e Kerosene, opera prima di Luca vincitrice di alcuni premi, pubblicata nel 2009 da Paola Caramella Editrice e dedicata a Joséphine Baker, Sali d’argento dimostra di essere frutto di meticolose ricerche degne di un vero e proprio saggio, di una cultura che non ci costruisce solo sui libri ma deriva dalle esperienze della vita nonché di creatività e di una profonda sensibilità nei confronti dell’animo femminile.

De Antonis, che lavora per la Regione Piemonte come tecnico esperto per la sistemazione territoriale e ambientale, nel 2011 ha inoltre scritto Donne con le ali, romanzo a sfondo storico riguardante le vite avventurose delle principali pioniere dell’aeronautica civile dall’inizio del Novecento agli anni Trenta. Devo ancora leggerlo, ma sicuramente non mi deluderà.

 

Sali d’argento – Lo straordinario viaggio di Tina Modotti
di Luca De Antonis
Rayuela Edizioni, 2014

 

Clarissa Egle Mambrini

NOVARA – Nella mattinata di ieri sul palco del Coccia allestito con la scenografia di Madama Butterfly (opera che debutterà fra una decina di giorni nel nuovo teatro all’aperto di Verbania Il Maggiore e chiuderà il cartellone di lirica a Novara nel 2017) è stata presentata alla stampa e alle autorità la prossima stagione teatrale, come sempre ricca e per tutti i gusti.

Dopo il saluto del neosindaco Alessandro Canelli – che attualmente ricopre anche l’incarico di Assessore alla Cultura e che ha confermato di voler mantenere Renata Rapetti nel ruolo di Direttrice Artistica del Coccia, riconoscendone il gran lavoro fatto negli ultimi cinque anni e soprattutto l’alto livello delle stagioni organizzate con ben pochi soldi e con uno staff decisamente ridotto rispetto ai numeri del personale di altri teatri di tradizione – ha preso la parola appunto Renata Rapetti, che dopo i ringraziamenti di rito ha illustrato il cartellone.

Un programma molto interessante e stimolante con grandi nomi ed appuntamenti di prim’ordine, che confermano la volontà di fare sempre meglio e di aumentare ulteriormente il prestigio acquisito dal Coccia nel corso degli anni.

stagione 16-17 coccia

Dall’Aida, che inaugurerà la stagione e verrà trasmessa in diretta sul canale Sky Classica HD con una regia (di Piero Maranghi e Paolo Gavazzeni) pensata sia per il teatro sia per la televisione al Così fan tutte coprodotto insieme al Festival dei 2Mondi di Spoleto che vanta scene e costumi dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

Per la danza si avrà la tradizione con Cenerentola del Balletto di Mosca La Classique («senza orchestra dal vivo poiché le finanze del teatro non lo permettono e come del resto accade anche negli altri teatri di tradizione», ci tiene a precisare la direttrice) e il contemporaneo con Romeo y Julieta Tango della Compagnia Naturalis Labor.

Ben sette i titoli di prosa: citiamo Qualcuno volò sul nido del cuculo per la regia di Alessandro Gassmann, spettacolo che ha riscosso molto successo in giro per l’Italia nella scorsa stagione, Macbeth con Franco Branciaroli, Casa di bambola con Filippo Timi, che verrà riallestito e provato al Coccia, Una giornata particolare dedicato al Maestro Ettore Scola.

Per il cartellone “Varie-Età” si partirà, grazie alla collaborazione di Showbees, con Les Ballets de Trockadero de Montecarlo, spettacolo scherzoso sul balletto classico tradizionale presentato in parodia en travesti, e si terminerà con il musical di Elton John Billy Elliot, passando per il debutto nazionale di American Idiot su musiche dei Green Day prodotto dalla STM – Scuola del Teatro Musicale, che ha sede al Piccolo Coccia, e per il nuovo spettacolo di Massimo Ranieri su Raffaele Viviani Caffè del porto.

Risate assicurate con gli spettacoli proposti per “Comico d’Autore”, tra cui spicca Matti da slegare con Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti.

Si parte con il botto anche negli “Eventi fuori stagione”: il 21 ottobre il palco sarà di Ezio Bosso, contattato dal Coccia ben prima dell’exploit di Sanremo, e poi a dicembre il debutto assoluto dell’opera contemporanea La rivale, tratta dal racconto di Eric-Emmanuel Schmitt e incentrata sulla rivalità tra una grande soprano (liberamente ispirata a Renata Tebaldi) e la divina Maria Callas. Capodanno si festeggerà ancora con Corrado Abbati, che porterà una nuova versione del musical Sissi (già presentato a Novara una decina di anni fa) ovviamente basato sull’omonimo film.

Non mancheranno spettacoli rivolti alle famiglie la domenica pomeriggio e gli appuntamenti del cartellone “Aperitivo in… jazz” realizzato in collaborazione con Novara Jazz, fra cui si segnala un concerto dedicato a Michel Petrucciani.

Al termine della conferenza stampa la parola è stata data al direttore d’orchestra Matteo Beltrami, fresco di nomina a Direttore Musicale del Coccia, incarico che ricopre in maniera del tutto gratuita così come Renato Bonajuto, il quale da cinque anni gestisce la Segreteria Artistica e sarà il regista della Madama Butterfly che appunto vedremo l’anno prossimo a Novara.

Il programma completo e ulteriori informazioni si possono trovare sul sito www.fondazioneteatrococcia.it.

E in attesa che inizi la nuova stagione del Coccia, gli amanti del teatro stasera alle 20.00 possono trovarsi al Faraggiana per la prima assemblea del nuovo consiglio comunale: una bella occasione per ammirare il nuovo teatro che aprirà i battenti a settembre.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

«Circa due anni o diciotto mesi dopo gli avvenimenti coi quali si è conclusa questa storia, essendo andati a cercare nel sotterraneo di Montfaucon il cadavere di Oliviero il Daino […] furono trovati, fra tutte quelle ripugnanti carcasse, due scheletri di cui uno teneva stranamente abbracciato l’altro. Uno di quei due scheletri, che era d’una donna, aveva ancora qualche brandello di veste d’una stoffa che era stata bianca, e gli si scorgeva intorno al collo una collana di grani turchini, con un sacchetto di seta, ornato di perline di vetro verdi, aperto e vuoto. Erano oggetti di così infimo valore, che certo il boia non aveva voluto saperne. L’altro scheletro, che teneva il primo strettamente abbracciato, era d’un uomo. Si notò che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa fra le scapole, e una gamba più corta dell’altra. Quello scheletro, però, non presentava nessuna traccia di rottura di vertebre alla nuca, dal che risultava evidente che non era stato impiccato. L’uomo al quale era appartenuto, dunque, era entrato là dentro da sé, e vi era rimasto. Quando fecero per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, si polverizzò».

(Victor Hugo, Notre Dame De Paris)

 

 

Giovedì, 6 agosto alle ore 21.30 nella Sala Ipogea della Copertina IL GIOVANE STREHLERMediateca Montanari in Piazza Amiani a Fano (PU) presenterò il mio libro Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano all’interno della rassegna La bella estate.
Un nuovo appuntamento per questo saggio, che ad oggi si è guadagnato l’attenzione di appassionati ed esperti del settore nonché recensioni e segnalazioni su testate come «Corriere della Sera», «Sipario» e «Hystrio» (che potete trovare, insieme a tutte le altre uscite, nella sezione Rassegna stampa).

Fano e il suo Teatro della Fortuna vengono inoltre nominati all’interno del mio libro poiché, proprio nei primi anni Quaranta, furono luogo di incontri che avrebbero segnato la storia del futuro Piccolo Teatro di Milano… Per scoprirne di più, dunque, vi aspetto il 6 agosto!

 

Clarissa Egle Mambrini

Domenica per me è stata una giornata che difficilmente dimenticherò. Con mia enorme sorpresa, infatti, senza che minimamente me lo aspettassi, sul «Corriere della Sera», nella prima pagina culturale dell’inserto milanese, è stato pubblicato un bellissimo e corposo articolo firmato niente meno che da Maurizio Porro sul mio libro Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano. Più di mezza pagina dedicata al frutto di tanto lavoro…

Onoratissima e felicissima che questo saggio abbia attirato l’attenzione di un esperto così autorevole, non posso non condividerlo con voi.

Copertina dell'inserto milanese del "Corriere della Sera" del 16 novembre 2014: fra gli articoli più importanti, viene segnalato quello su "Il giovane Strehler"

Copertina dell’inserto milanese del “Corriere della Sera” del 16 novembre 2014: fra gli articoli più importanti, viene segnalato quello su “Il giovane Strehler”

"Corriere della Sera" - 16.11.2014 - Articolo di Maurizio Porro

“Corriere della Sera” – 16.11.2014 – Articolo di Maurizio Porro

 

Se volete, potete leggerlo anche nella versione on line.

 

E mi raccomando: vi aspetto venerdì, 21 novembre alle ore 18.30 alla Libreria dello Spettacolo a Milano e venerdì, 28 novembre alle ore 18.00 alla Libreria Le mille e una pagina a Mortara (PV).

 

Ripubblico con piacere il post su Soup, una particolare performance cui ho assistito (e di cui sono stata partecipe) lo scorso febbraio al Piccolo Coccia di Novara.
Nei prossimi giorni, questa produzione dell’Associazione LIS Lab performing arts approderà alla Biblioteca delle Oblate a Firenze.
Chi abita in zona sfrutti l’occasione per immergersi tra arte e cultura, libri e immagini, cibo e sensi che si mescolano in un’atmosfera rarefatta di rara bellezza, un banchetto surreale dove performer-camerieri serviranno “pietanze diversamente commestibili”.

Venerdì 12 e sabato 13 settembre
ore 17.00 e ore 20.00
posti limitati (60)
prenotazione ai numeri 055.261.6512
bibliotecadelleoblate@comune.fi.it
Sala conferenze piano terra.

Across the universe

Riporto comunicato stampa e locandina di Soup, una performance “stuzzicante” che andrà in scena il 6 e il 7 febbraio al Piccolo Coccia di Novara nell’ambito di eventi del progetto PerCorpi Visionari, di cui vi ho parlato la scorsa estate.

C. E. M.

Cibo e corpo a confronto nel gioco dell’identità. Così si presenta Soup, la performance che l’Associazione LIS Lab Performing Arts di Meina ha creato a Novara e che andrà in scena aperta al pubblico giovedì 6 e venerdì 7 febbraio 2014 al Piccolo Coccia, in Piazza Martiri 2 a Novara. Dal 27 Gennaio gli artisti e i collaboratori di LIS, associazione diretta da Antonella Cirigliano, saranno in residenza presso il Teatro Coccia di Novara dove terranno un workshop di creazione e formazione, aperto al pubblico, ai giovani e alle scuole, con l’obiettivo di sperimentare i linguaggi della performance contemporanea attraverso…

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Anna Marchesini ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa» nel marzo 2012

Anna Marchesini, attrice, doppiatrice e regista teatrale nativa di Orvieto diventata famosa negli anni ’80 con Massimo Lopez e Tullio Solenghi (insieme ai quali formava il celeberrimo Trio), da qualche anno è anche scrittrice. Nel 2011, infatti, è uscito il suo primo romanzo, Il terrazzino dei gerani timidi, seguito da un altro nel 2012, Di mercoledì. La passione per i libri e la scrittura  ha radici lontane in quest’artista, che prima di cimentarsi con la narrativa si è fatta a lungo le ossa come autrice degli spettacoli interpretati da lei sola o insieme a Lopez e Solenghi e come adattatrice di alcune pièces teatrali.

Ne Il terrazzino dei gerani timidi l’amore viscerale della Marchesini per le parole e la scrittura traspare ad ogni singola pagina. Pur trattandosi, infatti, di un’opera di ispirazione autobiografica, non è una semplice  raccolta delle memorie dell’autrice sulla sua infanzia riportate come un liberatorio flusso di coscienza, bensì un vero e proprio romanzo scritto con una profonda attenzione per la forma e il linguaggio, mai banale. Parole belle, ricche, talvolta molto cólte, frutto indubbiamente di un lavoro meticoloso e appassionato e dense di vita, tanto che fra di esse sembra di poter percepire la dedizione assoluta con cui la Marchesini le ha elaborate. La bambina protagonista del libro osserva ambienti e persone che le stanno intorno nella sua quotidianità o in occasione di eventi importanti, come la Prima Comunione, e, come spesso accade ai bambini abituati alla solitudine, medita su tutto, offrendo i propri pensieri ai gerani timidi del terrazzino di casa: dal rapporto con la mamma severa e devota al dolore al primo traumatico giorno di scuola, dalle suore dell’oratorio alla perpetua e alle sorelle nubili del parroco, dalla scoperta della disobbedienza alla caduta delle illusioni, dalla volontà di sognare all’amore per la letteratura.

Velato di struggente malinconia, ma allo stesso tempo ricco di speranza e di luce, Il terrazzino dei gerani timidi non manca di momenti divertenti che ai fedelissimi seguaci – come me –  della Marchesini attrice comica non possono non ricordare alcuni suoi indimenticabili personaggi come le suore e la Perpetua de I promessi sposi, parodia dell’omonimo romanzo manzoniano fatta dal Trio e andata in onda su Rai Uno nel 1990. Per me che ammiro questa artista fin da allora, leggere la sua opera prima è stato estremamente toccante e coinvolgente e mi ha dato prova, ancora una volta, della sua grande bravura e poliedricità, che l’hanno portata infatti anche a diventare insegnante dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma.

Per rimanere aggiornati su Anna Marchesini, consiglio di consultare il suo sito web  http://www.annamarchesini.it/ e chi non conoscesse il Trio deve assolutamente rimediare, magari muovendo i primi passi grazie al Fan Club fondato di recente da tre ragazze.

Clarissa Egle Mambrini

il terrazzino dei gerani timidi

Il terrazzino dei gerani timidi  
di Anna Marchesini
Rizzoli
Pagine: 240
Prezzo: € 17,50

Ieri in prima serata e oggi pomeriggio dopo pranzo su Rai 5 è stato trasmesso uno spettacolo teatrale decisamente insolito, Big Bang di e con Lucilla Giagnoni, attrice d’origine fiorentina ma ormai da anni novarese d’adozione, formatasi alla Bottega di Vittorio Gassman nel capoluogo toscano. Spettacolo non è forse nemmeno il termine adatto a definirlo; di certo sarà rimasto spiazzato chi si aspettava una serata di teatro tradizionale. La Giagnoni, voce narrante e recitante, partendo dalla propria esperienza di donna e di madre si pone l’eterna domanda sul mistero dell’universo e del suo inizio. Per rispondere a questo interrogativo, riflette su tre concetti fondamentali dell’esistenza – la luce, il buio e il tempo – accompagnando il pubblico in un viaggio che mette a confronto tre diversi linguaggi: il testo sacro della tradizione biblica, la poesia (la visionarietà metafisica di Dante e la concretezza delle passioni umane in Shakespeare) e la scienza, attraverso la figura di Einstein. La meta finale è una nuova consapevolezza.lucapo (1)
Nonostante la complessità dei temi affrontati – per cui la performance necessita di essere vista più di una volta – Big Bang è comunque costruito in maniera tale da tener desta l’attenzione dello spettatore, offrendo un’ora e mezza di cultura poetica, teatrale, scientifica e religiosa fuse insieme come difficilmente capita e appassionando anche chi, come la sottoscritta, di scienza e teologia non ne sa molto. Registrato fra il Cern di Ginevra, la Sinagoga di Casale Monferrato (AL) e il Teatro Coccia di Novara e diretto da Anachnu Echad, si serve delle musiche originali di Antonio Paolo Pizzimenti e delle luci e scene teatrali di Massimo Violato, elementi che indubbiamente contribuiscono a rendere ancor più suggestivo il monologo.
Se ve lo siete perso, dunque, vi consiglio di rimediare vedendolo on line su Rai Replay, dove sarà disponibile fino a venerdì prossimo.

Lucilla Giagnoni, dopo l’esperienza alla Bottega di Gassman, per quasi vent’anni ha fatto parte della compagnia torinese diretta da Gabriele Vacis Teatro Settimo, partecipando alla maggior parte degli spettacoli, che hanno riscosso successo di pubblico e critica in Italia e all’estero. Nel frattempo ha lavorato anche con altri importanti registi in teatro e al cinema, passando per radio e televisione, dove si è sempre distinta per l’alta qualità dei suoi interventi. Tiene laboratori e seminari in tutta Italia e dal 1997 insegna narrazione alla Scuola di scrittura Holden a Torino. Per informazioni più dettagliate sul suo denso curriculum e per tenere d’occhio la sua attività, visitate il sito: http://www.lucillagiagnoni.it/

Vi ricordo infine che l’attrice sarà in scena al Teatro Coccia di Novara martedì 6 maggio 2014 alle ore 21 con Ecce Homo.

BIG BANG
di e con Lucilla Giagnoni
Regia Anachnu Echad
Musiche originali Antonio Paolo Pizzimenti
Montaggio Mario Travaini
Luci e scene teatrali Massimo Violato
Collaborazione ai testi Maria Rosa Pantè
Organizzazione Don Silvio Barbaglia, Riccardo Dellupi

Clarissa Egle Mambrini

Giornata Mondiale del Teatro

Come sicuramente molti di voi sapranno, oggi è la Giornata Mondiale del Teatro. Questa ricorrenza fu ideata nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro e celebrata per la prima volta il 27 marzo 1962 con lo scopo «di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.».mascaras-del-teatro3
Ogni anno una personalità del mondo del teatro o ad esso affine viene invitata ad esprimere un “messaggio internazionale” centrato sul Teatro e sulla Pace tra i popoli. Ad “aprire le danze” nel 1962 fu niente meno che Jean Cocteau; da allora ad oggi moltissimi i nomi illustri chiamati a formulare il messaggio: Arthur Miller, Pablo Neruda, Maurice Bejart, Peter Brook, Luchino Visconti, Umberto Orsini, Ariane Mnouchkine, John Malkovich… solo per citarne alcuni. Quest’anno il compito è stato affidato al Nobel per la letteratura Dario Fo. Il messaggio, dopo esser stato ovviamente tradotto in diverse lingue, dovrebbe teoricamente essere letto al pubblico di tutto il mondo in occasione degli spettacoli teatrali messi in scena proprio la sera del 27 marzo e diffuso ovunque attraverso i mass media; a ciò dovrebbero aggiungersi iniziative particolari create appositamente per celebrare questa antichissima forma d’arte, le cui origini risalgono alla Grecia del V secolo a. C. (e da lì proviene anche l’etimologia della parola: θέατρον, theatron cioè “luogo in cui si vede qualcosa” dal verbo θεάομαι, theaomai che significa “vedo”).
Sulla considerazione di cui godono il teatro e la cultura in Italia credo non ci sia bisogno di dire nulla (la situazione, purtroppo, è risaputamente tragica). Ciò che però forse può farci sperare è assistere al moltiplicarsi dell’interesse verso il teatro da parte dei singoli che con amore, passione e sacrifici continuano a tenere in vita uno degli elementi fondanti della nostra civiltà, contenitore insostituibile delle nostre radici, della nostra cultura, dei nostri costumi e della nostra identità forse più di qualsiasi altra disciplina artistica.
Del resto, se dopo più di 2000 anni nascono ancora teatri e persone che del Teatro non possono fare a meno, è lecito pensare che sia qualcosa di essenziale per l’essere umano, così come tutte le arti.

 
Clarissa Egle Mambrini

Dialogo filosofico scritto nell’arco di un ventennio nella seconda metà del Settecentoorlando da Denis Diderot, Il nipote di Rameau sta girando i teatri italiani nell’adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando (quest’ultimo anche regista e interprete), che, mantenendosi piuttosto fedeli al testo originale, ne hanno ulteriormente evidenziato i punti di contatto con la società di oggi.
Il dialogo si svolge in una locanda tra il filosofo (ovvero Diderot, che funge anche da voce narrante, interpretato da Amerigo Fontani) e il musico fallito Jean-François Rameau (Silvio Orlando), nipote del celebre musicista di corte Jean-Philippe Rameau. Le scene (di Giancarlo Basili), i costumi (di Giovanna Buzzi) e le musiche al clavicembalo suonate dal vivo da Luca Testa ricreano l’atmosfera del secolo dei Lumi, in cui l’opera affonda le radici, eppure in diversi passaggi è inevitabile il riferimento – talvolta velato, talvolta più esplicito – all’attualità e in particolare ai politicanti e agli intellettuali da strapazzo che imperversano nella nostra quotidianità.
Ad incarnare questi personaggi negativi, purtroppo sempre presenti nella storia dell’umanità, è proprio il nipote di Rameau, ometto cinico, pavido, ruffiano, scroccone e fannullone, che vive di espedienti ed è disposto a tutto per ottenere l’essenziale di cui (soprav)vivere giorno per giorno. La spontaneità con la quale declama la propria discutibile filosofia di vita è disarmante, ma allo stesso tempo si è quasi propensi ad ammirarne la sincerità di contro all’ipocrisia dilagante dietro la quale molte persone cosiddette “per bene” si nascondono. Rameau inneggia all’ignoranza, alla menzogna, all’arte di arrangiarsi, alle apparenze, al denaro, al potere e ai beni materiali, suscitando spesso un riso amaro che porta lo spettatore a riflettere sul degrado culturale e morale della società odierna. I “valori” in cui crede Rameau sono infatti quelli oggi orgogliosamente sbandierati da tanti personaggi televisivi e – cosa ancor più grave – anche da chi avrebbe dovuto e dovrebbe governarci: per esempio, se qualcuno non vale niente e non ha nessun potere, basta che si circondi di persone più “piccole” disposte ad adularlo dal mattino alla sera e alla fine costui sarà fermamente convinto di essere grande e importante; oppure, se si vuole avere una buona reputazione, bisogna farsi un bel conto in banca, perché «chi ha conti in banca la buona reputazione prima o poi se la fa»; e infine, è inutile istruire le donne, poiché il loro successo dipende dal fatto che siano carine, civettuole e divertenti.
Contro le tesi esposte dal musico squattrinato si leva, pacata ed educata, la voce del filosofo, rappresentante di solidi valori etici e culturali… Chi ne uscirà vincente?
«Rameau – si legge nel programma di sala – manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni Novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile: le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.»
Lo spettacolo, che – probabilmente anche grazie alla notorietà di cui gode Silvio Orlando come interprete cinematografico – al Coccia il mese scorso (9 e 10 febbraio) ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, è ora in programmazione, fino a domenica 10 marzo, al Teatro Elfo Puccini di Milano.

 
 

IL NIPOTE DI RAMEAUil_nipote_di_rameau_6
di Denis Diderot
Adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando
Regia Silvio Orlando
Con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini
Scene Giancarlo Basili
Costumi Giovanna Buzzi
Clavicembalista Luca Testa
Produzione Cardellino S.r.l.

 
Spettacolo visto sabato, 9 febbraio 2013 al Teatro Coccia di Novara

 
 

Clarissa Egle Mambrini