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servillo viva la libertà

Uscito nelle sale il 14 febbraio, ma passato inosservato rispetto ad altri titoli, Viva la libertà di Roberto Andò è secondo me una delle migliori pellicole viste quest’anno e avrebbe meritato una maggiore diffusione. Premiato all’ultima edizione dei David di Donatello con 2 statuette (Miglior attore non protagonista a Valerio Mastandrea e Migliore sceneggiatura al regista e ad Angelo Pasquini), il film è tratto dal romanzo Il trono vuoto di Andò e racconta di Enrico Olivieri (Toni Servillo), segretario del partito d’opposizione in piena crisi politica ed esistenziale che, dopo l’ennesimo flop, decide di sparire senza lasciare traccia. Non riuscendo più a calmare le acque in attesa del suo ritorno, il fidato assistente Andrea Bottini (Valerio Mastandrea) e la moglie dell’uomo politico (Michela Cescon) decidono allora di sostituirlo con il fratello gemello Giovanni Ernani, professore di filosofia affetto da depressione bipolare appena dimesso da una clinica psichiatrica. Così, mentre Enrico nel suo buen retiro ritrova se stesso anche attraverso l’antico amore per il cinema e assiste incredulo alla sostituzione, a Roma il gemello risolleva le sorti del partito, facendo rinascere negli italiani la fiducia nella politica. Come? Semplicemente dicendo la verità, ammettendo gli errori commessi ed inneggiando alla passione, motore primo di ogni azione. Il tutto facendo un ottimo uso dell’ars oratoria e della cultura, arrivando a richiamare folle oceaniche e a farle esultare recitando una poesia di Bertolt Brecht.
Basta dunque alle vuote chiacchiere cui la politica ci ha purtroppo abituati e al disinteresse per il nostro Paese: il vero cambiamento può arrivare dalla Bellezza e dalla Cultura. Messaggio straordinario di un film sorprendentemente attuale che suscita profonde riflessioni.
Da vedere!

 

 

VIVA LA LIBERTÁ
di Roberto Andò
Con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon, Anna Bonaiuto
Genere drammatico/comico
Soggetto e sceneggiatura Roberto Andò e Angelo Pasquini dal romanzo di Andò Il trono vuoto
Fotografia Maurizio Calvesi
Montaggio Clelio Benevento
Musiche Marco Betta
Costumi Lina Nervi Taviani
Produzione Bibi Film, Rai Cinema – Italia, 2013
Durata 94 minuti

Clarissa Egle Mambrini

 

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[Articolo già pubblicato il 02/10/2012 su http://lazzurroblog.wordpress.com/2012/10/02/bella-addormentata-di-marco-bellocchio/]

Applauditissimo da pubblico e critica all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove è ingiustamente rimasto senza nessun riconoscimento da parte della giuria (se si esclude il Premio Marcello Mastroianni all’attore emergente Fabrizio Falco), Bella addormentata di Marco Bellocchio si candida a diventare uno dei film più importanti nella lunga carriera del regista emiliano, che ancora una volta si distingue per sensibilità e profondità.
Ambientando le storie di vari personaggi di invenzione (interpretati da un ottimo cast su cui primeggiano Toni Servillo e Roberto Herlitzka) nei giorni che, nel febbraio 2009, videro l’Italia divisa in due a proposito della sorte di Eluana Englaro, Bellocchio pone all’attenzione degli spettatori molti interrogativi su temi gravi e delicati come l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, la fede (religiosa e politica), l’etica e, più in generale, la vita e la morte senza mai suggerire delle risposte. Questa mancanza di una tesi ben definita offre al pubblico la possibilità di riflettere su questioni tanto importanti in modo completamente libero da qualsiasi preconcetto e ciò è secondo noi un notevole punto di forza della pellicola, pervasa dal primo all’ultimo fotogramma dall’atmosfera di incertezza in cui gravitano tutti i personaggi, anche quelli che inizialmente sembrano molto sicuri delle proprie idee.
La vicenda Englaro è uno sfondo costantemente presente, attraverso soprattutto l’utilizzo di filmati di repertorio di telegiornali e trasmissioni televisive, che all’epoca dei fatti monitoravano non solo la clinica La Quiete di Udine, dove la donna fu trasportata perché si eseguisse la sentenza che dava il via libera alla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata, ma anche il Parlamento, in fermento per votare a tempo di record il disegno di legge che impedisse la sospensione delle cure per i pazienti in stato vegetativo. Attorno a questa storia, quelle di un senatore del PDL (Toni Servillo) che, avendo in passato aiutato a morire la moglie gravemente malata, non se la sente di seguire il partito e votare la legge, e della figlia (Alba Rohrwacher) che invece va fino ad Udine per manifestare contro la decisione di lasciar morire Eluana; di un ragazzo (Michele Riondino) che, insieme al fratello (Fabrizio Falco), si trova nella città friulana sul fronte opposto della ragazza ma nonostante ciò se ne innamora; di un medico (Piergiorgio Bellocchio) che salva ripetutamente la vita ad una tossicodipendente (Maya Sansa); di una madre (Isabelle Huppert) che ha abbandonato la sfolgorante carriera di attrice per stare vicina alla giovane figlia da tempo tenuta in vita solo dalle macchine e non si cura più di nessun altro, nemmeno del figlio (Brando Placido) che tanto la adora e che si sente ovviamente trascurato da questa cieca devozione della mamma per la sorella.
“Bella addormentata” non è quindi una sola, ma sono tante, non da ultimo l’Italia stessa – come ha dichiarato Bellocchio –, assopita ormai da tempo in un preoccupante stato di dormiveglia. Però, nonostante le accuse mosse da qualcuno contro la troppa “italianità” del film, il pregio di questa pellicola è sicuramente quello di partire da una storia vera accaduta nel nostro Paese per riflettere su argomenti più ampi e universali, che possono interessare qualunque essere umano. E se è vero che “nemo propheta in patria”, auguriamo a Bella addormentata di trovare fuori dai confini nazionali i riconoscimenti che merita.

Clarissa Egle Mambrini