Tag Archive: paola comencini


NOVARA – A cinque settimane dal successo ottenuto con la prima assoluta di Farà giorno, il regista Piero Maccarinelli è tornato al Coccia il 14 e il 15 dicembre per un altro debutto, Ti ho sposato per allegria, prima commedia scritta da Natalia Ginzburg nel 1965 per la grande attrice Adriana Asti. Testo abbastanza insolito per il panorama italiano e influenzato molto probabilmente da autori inglesi come Harold Pinter e Ivy Compton-Burnett, che la Ginzburg imparò a conoscere durante il suo soggiorno londinese fra 1959 e 1961, sembra sospeso fra una dimensione reale e quotidiana e una più ambigua e assurda. Questa particolarità, unita al fatto che non a tutti è nota la Ginzburg autrice teatrale, è forse all’origine della scarsa partecipazione di pubblico riscontrata sabato sera: non pochissimo, però di certo non abbastanza per un debutto nazionale. Purtroppo – si sa – i novaresi non sono molto propensi alle novità e preferiscono andare sul sicuro, sorbendosi magari per l’ennesima volta i soliti autori e i soliti titoli (di tutto rispetto, eh, ma un po’ di aria nuova non guasta!). Apprezzabile quindi, anche in questo caso, il tentativo del Coccia di proporre qualcosa di diverso. Mi auguro che insistere su questa strada contribuisca a formare una mentalità più aperta.ti-ho-sposato-per-allegria-
La serata, dopo una partenza sotto tono sia per problemi di acustica che rendevano ostica la comprensione dei dialoghi sia per una certa mancanza di ritmo nella recitazione – dovuta probabilmente al fatto che, trattandosi della prima messinscena di questo nuovo allestimento, c’era bisogno di un ulteriore rodaggio -, è proseguita in continuo crescendo, regalando i momenti migliori soprattutto nell’ultimo atto. Mentre infatti nei primi due tempi i personaggi in scena sono quasi sempre solo due o al massimo tre in alcuni brevi passaggi, nell’ultimo diventano ben quattro e poi addirittura cinque. La cosa ovviamente vivacizza la rappresentazione, stimolando di più l’attenzione dello spettatore, che invece magari all’inizio, nel lungo dialogo fiume fra la protagonista, Giuliana, e la cameriera Vittoria (quasi un monologo, a dire il vero), potrebbe talvolta correre il rischio di distrarsi.
Di certo regista e attori che vogliano affrontare questo testo sono chiamati ad un compito non facile: l’autrice, infatti, si è limitata a stendere i dialoghi e a dare un nome ai personaggi, senza accennare minimamente a loro eventuali caratteristiche fisiche e gestuali, ad azioni da compiere in concomitanza con alcune battute né tanto meno all’ambientazione. I personaggi si definiscono attraverso le loro stesse parole, i loro racconti. L’artista che si pone di fronte a Ti ho sposato per allegria gode quindi di un’estrema libertà, perché sta a lui immaginare la casa di Giuliana e Pietro, immaginare fisicamente loro e gli altri personaggi, intuirne gesti e movimenti. Il rischio è di abusare di tale libertà e dare un’interpretazione scialba o fuorviante dell’opera della Ginzburg.
Non è stato il caso per fortuna di questo allestimento, in cui il regista, rimanendo fedele all’epoca in cui il lavoro fu scritto, ha ambientato la vicenda in un appartamento degli anni Sessanta ricostruito dalla scenografa Paola Comencini, sottolineando la collocazione temporale con qualche famosa canzone di allora. Nelle note di regia, Maccarinelli ci tiene però a precisare che, in linea con il carattere della protagonista, la quale vive solo ed esclusivamente il presente, senza preoccuparsi del passato e del futuro, Ti ho sposato per allegria è un «testo atemporale per eccellenza» e «non ha bisogno di essere trasportato all’oggi. Perché è già oggi». Nonostante infatti i reiterati riferimenti all’impossibilità, in Italia, di divorziare e abortire, e le reazioni scandalizzate della vecchia madre di fronte a comportamenti moderni giudicati troppo libertini (a partire dal matrimonio del figlio, celebrato in Comune e non in chiesa e per di più con una ragazza conosciuta da meno di un mese), non risulta difficile allo spettatore immaginare questa vicenda senza tempo ed estremamente vicina alla nostra contemporaneità. La centralità della figura femminile (oltre alla protagonista, ci sono ben tre donne e un solo personaggio maschile) è forse l’elemento più attuale così come la sua ansia di autonomia, di libertà soprattutto sentimentale e sessuale, di fuga dalla casa materna e dal paese natio verso la grande città. Ma la protagonista è una donna ancora strettamente legata all’uomo, che si è voluta sposare a tutti i costi senza nemmeno capire bene il perché («Anche per i soldi»), che non ha mai avuto una gran voglia di lavorare e adesso si è sistemata talmente bene da potersi permettere addirittura una donna di servizio. Frivola, sognatrice, ancora un po’ bambina, capricciosa, divertente, Giuliana ha travolto Pietro con la propria leggerezza e allegria e – come scrive ancora Maccarinelli – «passa in punta di piedi nella vita, sfiorandola con grazia».
A ricoprire questo ruolo che al cinema fu di Monica Vitti (accanto a Giorgio Albertazzi e diretta da Luciano Salce) la giovane fiorentina Chiara Francini, che ha offerto un’ottima prova, dando vita ad una Giuliana simpatica e frizzante (dal lieve accento toscano) e dominando incontrastata per due ore. Al suo fianco il convincente Emanuele Salce e poi, a completare il castAnita Bartolucci, perfetta nel ruolo della madre di Pietro, Giulia Weber (Vittoria) e Valentina Virando (Ginestra, la sorella di Pietro).
Lo spettacolo prosegue nel resto d’Italia.

 

Prossimo appuntamento del cartellone di prosa al Coccia Giocando con Orlando l’1 e il 2 febbraio 2014.

 

14 e 15 dicembre 2013 – Teatro Coccia, Novara
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
Commedia in tre atti di Natalia Ginzburg
Con Chiara Francini ed Emanuele Salce
e con Anita Bartolucci, Giulia Weber e Valentina Virando
Regia Piero Maccarinelli
Scene Paola Comencini
Costumi Sandra Cardini
Musiche Antonio di Pofi
Luci Gianni Staropoli
Produzione ErreTiTeatro30 di Roberto Toni

 

Spettacolo visto sabato, 14 dicembre 2013

 

Clarissa Egle Mambrini

 

Annunci

NOVARA – Farà giorno è uno spettacolo che apre la mente e il cuore, di quelli che, tra un sorriso e una lacrima, toccano l’anima e rimangono indelebili nella memoria di chi ha avuto il piacere di assistervi. Peccato vedere dei posti vuoti (troppi!) al Teatro Coccia la sera del debutto nazionale lo scorso 9 novembre, tanto più se si considera che protagonista dell’evento era niente meno che Gianrico Tedeschi (93 anni di cui più di 60 di carriera), ma per fortuna gli spettatori presenti si sono fatti sentire applaudendo lungamente gli attori al termine della serata con un affetto e un calore spesso rari per i novaresi, prova quindi della perfetta riuscita di questo allestimento diretto da Piero Maccarinelli.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Superfluo dire della bravura di Tedeschi, che ha recitato per più di due ore con un carisma e una vitalità a dir poco invidiabili. Non sono stati da meno i suoi due compagni d’avventura, la moglie Marianella Laszlo, in scena solo nel secondo atto, e il giovane Alberto Onofrietti, ottimo coprotagonista e sorprendente rivelazione. Graditissima sorpresa è stato anche il testo di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, che ben mescola comicità e dramma affrontando tematiche tremendamente attuali ed urgenti, di fronte alle quali gli spettatori sono obbligati a riflettere ed interrogarsi. La vicenda, per la quale gli autori hanno tratto ispirazione da due episodi accaduti loro veramente (l’incontro fortuito con un gruppo di giovani fascisti e poi con un vecchio partigiano), racconta lo scontro/incontro fra l’anziano Renato, comunista ed ex partigiano, e Manuel, bullo “fascistello” e suo condomino. Il tutto prende le mosse dal momento in cui quest’ultimo investe involontariamente l’altro: per evitare la denuncia si offre di assisterlo gratuitamente in casa fino a quando non guarirà completamente. Il rapporto fra i due ovviamente all’inizio è pieno di contrasti, ma col passare del tempo si trasforma in un dialogo proficuo che costringe entrambi i personaggi ad ammettere debolezze e paure e a rimediare ad alcuni errori del passato. Renato e Manuel non sono simboli soltanto di due diverse ideologie bensì di modi antitetici di intendere la vita e di comportarsi nonché di nodi mai sciolti nella controversa storia del nostro Paese. A loro si aggiungerà, verso la fine, Aurora, la figlia cinquantenne di Renato con un passato da terrorista, che torna a casa inaspettatamente dopo trent’anni di assenza. E anche in questo caso lo scontro si trasformerà in confronto e riconciliazione.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Tanti i momenti in cui si sorride e si ride, altrettanti quelli in cui l’atmosfera diventa più malinconica e nostalgica facendo commuovere il pubblico, specialmente nel finale, illuminato dalla speranza. Lo spettatore comunque, nonostante la staticità della scena (tutto si svolge nella stanza di Renato) è costantemente coinvolto non solo col cuore ma anche con la mente grazie ai numerosi spunti di riflessione regalati da questo testo, che pur nella sua semplicità di linguaggio offre alcuni passaggi davvero degni di nota. Nella commedia non si parteggia per un personaggio o per un altro, viene data voce a tutti e tre, così come nella realtà si dovrebbe sempre fare per imparare a conoscere la Storia e a capire la contemporaneità. Cosa purtroppo ormai rara, soprattutto fra i giovanissimi, che crescono come se non avessero un passato. Proprio a loro forse sarebbe stato più che mai adatto questo spettacolo, efficace più di tante monotone ed impersonali lezioni di storia.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Dopo Novara, Farà giorno è già stato a Cormons (Gorizia) e Camaiore (Lucca); da martedì 19 novembre fino a domenica 1° dicembre è a Roma al Teatro Sala Umberto, mentre dal 3 al 22 dicembre sarà a Milano al Teatro Franco Parenti. Non lasciatevelo scappare!

 

9  e 10 novembre 2013, Teatro Coccia
FARÁ GIORNO
Commedia in due atti di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
Con Gianrico Tedeschi
e con Marianella Laszlo e Alberto Onofrietti
Regia Piero Maccarinelli
Assistente alla regia Alessandro Loi
Scene Paola Comencini
Produzione Artisti Riuniti
 

Spettacolo visto sabato, 9 novembre 2013

 

Clarissa Egle Mambrini