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MILANO – Il 31 marzo scorso nella sala di Via Rovello si è svolta una serata in onore di Giulia Lazzarini, Giulia e la passione teatrale: buon compleanno al Piccolo, per festeggiare le ottanta primavere della grande attrice (24 marzo), il cui nome è legato allo stabile milanese ed in particolare a Giorgio Strehler, con il quale instaurò un felice e proficuo sodalizio artistico. In tanti sono accorsi a rendere omaggio ad una delle Signore del teatro italiano: amici e colleghi di una vita, ma anche semplici appassionati.Giulia Lazzarini - Ariel - Tempesta 1978
Ad aprire la piacevole chiacchierata fra la Lazzarini, Alberto Bentoglio e Maurizio Porro, la proiezione (accolta da un sentito applauso) di una scena tratta dall’allestimento de La tempesta del 1978 in cui l’attrice offrì una straordinaria e storica interpretazione dello spirito Ariel al fianco di Tino Carraro nei panni di Prospero (regista esigente e puntiglioso, ovviamente, Giorgio Strehler). Poi un saluto dell’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno in rappresentanza del Comune, che è stato fra i sostenitori dell’evento.

Milanese, diplomatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, la Lazzarini ha dato spazio ai ricordi della lunga e fortunata carriera, citando qua e là gli spettacoli più significativi, raccontando alcuni curiosi aneddoti e dando anche dei saggi dei suoi numerosi ed indimenticabili personaggi, fra i quali la giovane senza età Gasparina ne Il Campiello, messo in scena nel 1993 ovvero alla soglia dei 60 anni, la figlia zitella ne L’egoista di Bertolazzi, Virginia in Vita di Galileo, Clarice nell’Arlecchino servitore di due padroni, Varia ne Il giardino dei ciliegi, Polly ne L’opera da tre soldi (al fianco dell’ex compagno di studi Domenico Modugno), Winnie in Giorni felici, la Sgricia ne I giganti della montagna del 1994, senza dimenticare ovviamente Elvira o la passione teatrale, spettacolo inaugurale del Piccolo Teatro Studio nel 1986, in cui recitò al fianco di Strehler: «È sempre stato bellissimo recitare con lui, ma lo fu soprattutto in quell’occasione, poiché io mi sono sempre sentita un po’ una sua allieva [proprio come accade nel testo di Louis Jouvet, nda]. Tra l’altro, quando lo riprendemmo nel 1997 fu l’ultima volta in cui Giorgio salì su un palcoscenico». A proposito della morte improvvisa del regista, avvenuta appunto in quell’anno, e dei suoi ultimi tormentati anni di vita a causa di una serie di problemi giudiziari e di un’Amministrazione Comunale indifferente, non è mancato qualche veloce ma doveroso accenno durante il quale si è anche ricordata la tristemente famosa frase pronunciata dall’allora sindaco Formentini: «Vada a fare altrove il suo canto del cigno».

GiuliaLazzarini_Giorni Felici

Parlando delle tante produzioni fatte col Piccolo, la Lazzarini ha inoltre raccontato con garbo e ironia alcuni momenti divertenti avvenuti proprio col Maestro durante le prove, a dimostrazione della grande stima reciproca e dell’intuito geniale del regista, come nella scena finale delle chiavi ne Il giardino dei ciliegi oppure in quella celeberrima della carretta distrutta dal sipario di ferro al termine de I giganti della montagna per non parlare dei battibecchi su come interpretare il personaggio della Sgricia. L’ultimo ruolo propostole da Strehler fu da protagonista in Madre Coraggio di Sarajevo, riadattamento del testo di Bertolt Brecht Madre Coraggio e i suoi figli, ma purtroppo lo spettacolo non fu mai realizzato perché il Maestro abbandonò la direzione del teatro dopo quindici giorni di prove a causa dei dissidi sopra menzionati.

La carriera della Lazzarini non è stata però solo al Piccolo. Ha fatto parte infatti di altre compagnie, fra cui la Compagnia dei Giovani, ha lavorato in qualche film ed è stata una delle più proficue interpreti della grande stagione degli sceneggiati televisivi della Rai: «All’epoca naturalmente era tutto in diretta, non c’erano i mezzi per registrare, e forse anche per questo motivo c’era una cura che oggi manca assolutamente alle fiction televisive».

Allo stabile milanese è tornata in scena in anni recenti diretta da Luca Ronconi ne Il ventaglio (2007) e da Lluìs Pasqual in Donna Rosita nubile (2010), spettacolo «che in un certo senso riunì la “vecchia compagnia” del Piccolo. Con me c’erano infatti Andrea Jonasson, Franca Nuti, Gian Carlo Dettori, Franco Sangermano…».

La serata è stata inoltre l’occasione per accennare al libro a lei dedicato e appena pubblicato da Titivillus La semplice grandezza. Giulia Lazzarini tra televisione, cinema e teatro di Chiara Gualdoni e Nicola Bionda, con prefazione del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, introduzione di Maurizio Porro e scritti di Valentina Cortese, Paolo Grassi, Franco Graziosi, Maurizio Nichetti, Moni Ovadia, Renato Sarti, Ferruccio Soleri, Luisa Spinatelli, Giorgio Strehler, Paolo e Vittorio Taviani, Antonio Zanoletti.Giulia-Lazzarini
Le scrisse Strehler il 5 maggio 1982, prima del debutto di Giorni felici: «La tua semplice grandezza di interprete è sempre pura, è sempre limpida e ha sempre il segno della verità, della poesia, della forza e della delicatezza allo stesso tempo».
Una “semplice grandezza” dimostrata anche nel corso della serata: «Quando mi hanno detto che avrebbero voluto organizzare un incontro col pubblico per festeggiare il mio compleanno pensavo al Chiostro non di certo al teatro vero e proprio. Non mi sembra di meritare così tanto…! Poi ho chiesto come sarebbe stato allestito il palco e mi hanno risposto che ci sarebbe stata la scenografia dello spettacolo di Ronconi, in scena in questi giorni, Pornografia. E allora ho pensato che dopotutto festeggiare 80 anni con le scene di Pornografia non sarebbe stato tanto male!».

A conclusione dell’evento, Giulia Lazzarini ha letto il celebre monologo de La tempesta («Noi siamo fatti della materia di cui sono fatti i sogni…») e fra gli applausi calorosi del pubblico è stata omaggiata di un mazzo di fiori consegnatole direttamente dal Direttore del Piccolo Sergio Escobar, prima di sedersi in proscenio a salutare amici ed ammiratori in attesa di un autografo o una foto.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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MILANO – Quando l’allestimento di un’opera lirica non è stato all’altezza delle aspettative del pubblico può capitare ahimè di sentire dei sonori “Buuu” da parte degli spettatori più esigenti al termine della rappresentazione (se non già durante il suo svolgersi). Episodi simili purtroppo mi sono capitati e seppure talvolta condividevo la disapprovazione di chi gridava o sussurrava questo spiacevole monosillabo, mi sono anche sempre calata nei panni dell’artista o degli artisti che, sul palcoscenico, cercando di mostrare indifferenza o addirittura sfoggiando un sorriso, facevano gli inchini di rito sul proscenio. E ad essere sincera stavo male io per loro! Di solito in casi simili i miei pensieri sono: «Sì, è vero, ha steccato… Però, poverino, è un essere umano: può capitare!» oppure «Sì, è stato un allestimento scialbo: però chi lo ha realizzato si è fatto comunque un mazzo…!» e via dicendo… Poi mi immagino il dopo, quando il sipario si chiude e l’artista fischiato si ritrova fra gli altri compagni, fra i tecnici di palcoscenico e poi solo, nel proprio camerino… Come si sentirà? Cosa penserà? Crederà a chi gli farà i complimenti o a quel punto penserà che sia solo una frase di circostanza, magari mossa da un po’ di compassione?MACBETH3_fotoBepiCaroli
Simili elucubrazioni le ho avute purtroppo anche la sera del 16 febbraio, quando, per la prima volta in vita mia, ho sentito sonori e perseveranti “Buuu” al termine di uno spettacolo di prosa. Si trattava in effetti di un allestimento piuttosto spiazzante del Macbeth shakespeariano, che ha lasciato molto perplessa pure la sottoscritta, ma, per quanto contrariata dalle scelte registiche di Andrea De Rosa – del quale tre anni fa vidi una particolare versione de La tempesta (protagonista Umberto Orsini) –, è stata secondo me un’ingiustizia riservare un simile trattamento agli attori, che invece sono stati bravissimi. Certo, in mancanza del regista, qualcuno doveva prendersi le “lamentele” al posto suo, però… In ogni caso, durante le contestazioni per fortuna l’intero cast ha anche ricevuto calorosi applausi, specialmente Giuseppe Battiston, il quale, nell’insolita veste di un personaggio altamente negativo come Macbeth (lui che nei film abitualmente interpreta ruoli magari un po’ bizzarri ma tendenzialmente positivi), ha dimostrato ancora una volta talento e professionalità, che lo rendono uno dei nostri migliori attori. È stato un Macbeth perfido, folle, sanguinario e profondamente inquietante, a tratti però anche fastidiosamente infantile e succube della moglie, interpretata dalla francese Frédérique Loliée, attrice prediletta da De Rosa. Pur essendo molto brava, la Loliée, a causa probabilmente del suo odioso personaggio (Lady Macbeth) caratterizzato da una voce roca e metallica e da continue esplosioni in risate diaboliche e destabilizzanti, si è purtroppo resa antipatica (effetto che magari era nelle intenzioni del regista), risultando talvolta indigesta. La preminenza del suo ruolo nell’intera vicenda è stato tra l’altro esplicitato dal fatto di comparire in scena per prima, all’inizio dello spettacolo, da sola insieme ai tre bambolotti utilizzati al posto delle streghe.macbeth_4_di_bepi_caroli
Proprio per evidenziare ulteriormente la perfidia di questa donna, i malefici bambolotti sono poi diventati tre simbolici figli della coppia protagonista, partoriti dal ventre di Lady Macbeth con l’aiuto del marito. Tale rilettura è stata una delle pochissime cose, insieme ai curatissimi effetti visivi e sonori di Pasquale Mari e Hubert Westkemper, che ho apprezzato. Per il resto, infatti, De Rosa ha secondo me caricato troppo di simbologie e di elementi da film horror/splatter un dramma che avrebbe meritato più rispetto, al punto che per chi non avesse letto prima il testo la comprensione dello spettacolo credo sia stata molto difficile. Passi l’ambientazione in epoca contemporanea (un asettico salotto borghese, costumi moderni cupi e anonimi): con tutta la brama di potere e i delitti immani che si compiono ancora al giorno d’oggi, senza contare poi le coppie assassine che riempiono la nostra cronaca recente (si pensi ai giovani Erika e Omar di Novi Ligure o a Rosa e Olindo di Erba), la vicenda narrata nel Macbeth è purtroppo sempre attuale. Passi l’eliminazione di alcune scene e di qualche personaggio per condensare i cinque atti originali in un unico spettacolo di poco più di due ore, senza intervallo, riproponendo comunque quasi del tutto fedelmente il testo shakespeariano. Però l’interpretazione di De Rosa è stata davvero troppo esagerata, oltrepassando talvolta i limiti del buon senso e del buon gusto, suscitando ribrezzo in alcuni casi (per esempio quando Malcom vomita in proscenio dopo la notizia dell’assassinio del padre e alla fine appena viene nominato re… Una caratteristica più da Shopping & fucking del contemporaneo Mark Ravenhill che da William Shakespeare!), irritabilità in altri (Macbeth e signora già fuori di testa fin da subito, per non parlare delle insistenti e reiterate risate) e comicità in altri ancora (quando Macbeth pulisce con il mocho il pavimento per nascondere le macchie di sangue). Con questo fastidioso accumulo di elementi eterogenei De Rosa – che indubbiamente ha compiuto un meticoloso lavoro sul testo – ha privato di poesia e di bellezza un classico e si è secondo me trasformato in quello che Giorgio Strehler avrebbe definito un “registacreatore”, dimentico del fatto che compito primo di un regista è scoprire un testo per quello che è e non per quello che si vorrebbe fosse. Altro pensiero che mi circolava in mente durante lo spettacolo infatti era proprio questo: «Ma Strehler – che a questo teatro ha dato vita e poi anche il proprio nome – cosa avrebbe detto di una simile versione di Macbeth?».

Non me la sento comunque di sconsigliarne la visione, poiché ritengo che ognuno sia libero di vedere con i propri occhi, emozionarsi secondo la propria anima e giudicare con la propria mente. Vi ricordo perciò che lo spettacolo rimane in scena al Teatro Strehler fino a domenica 3 marzo. Sulla pagina ad esso dedicata, trovate inoltre recensioni positive fatte da alcune insigni testate nonché il video di un’intervista a Battiston, in cui si fa riferimento proprio alla strage di Erba (giuro di averlo visto solo adesso dopo aver scritto l’articolo!).

12 febbraio – 3 marzo 2013, Piccolo Teatro Strehler
macbeth-derosa-foto di bepi caroli
MACBETH
di William Shakespeare
Traduzione di Nadia Fusini
Adattamento e regia Andrea De Rosa
Con Giuseppe Battiston, Frédérique Loliée, Ivan Alovisio, Marco Vergani, Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Valentina Diana, Gennaro di Colandrea
Spazio scenico Nicolas Bovey e Andrea De Rosa
Costumi Fabio Sonnino
Luci Pasquale Mari
Suono Hubert Westkemper
Produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino e Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

Spettacolo visto sabato, 16 febbraio 2013

Clarissa Egle Mambrini
(Foto di Bepi Caroli)