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In scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 2 novembre Farà giorno. SPETTACOLO DA NON PERDERE!!! Per l’occasione ribloggo la mia recensione dello scorso anno.

Across the universe

NOVARA – Farà giorno è uno spettacolo che apre la mente e il cuore, di quelli che, tra un sorriso e una lacrima, toccano l’anima e rimangono indelebili nella memoria di chi ha avuto il piacere di assistervi. Peccato vedere dei posti vuoti (troppi!) al Teatro Coccia la sera del debutto nazionale lo scorso 9 novembre, tanto più se si considera che protagonista dell’evento era niente meno che Gianrico Tedeschi (93 anni di cui più di 60 di carriera), ma per fortuna gli spettatori presenti si sono fatti sentire applaudendo lungamente gli attori al termine della serata con un affetto e un calore spesso rari per i novaresi, prova quindi della perfetta riuscita di questo allestimento diretto da Piero Maccarinelli.

Foto di Piero Pesce Foto di Piero Pesce

Superfluo dire della bravura di Tedeschi, che ha recitato per più di due ore con un carisma e una vitalità a dir poco invidiabili. Non sono…

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NOVARA – A cinque settimane dal successo ottenuto con la prima assoluta di Farà giorno, il regista Piero Maccarinelli è tornato al Coccia il 14 e il 15 dicembre per un altro debutto, Ti ho sposato per allegria, prima commedia scritta da Natalia Ginzburg nel 1965 per la grande attrice Adriana Asti. Testo abbastanza insolito per il panorama italiano e influenzato molto probabilmente da autori inglesi come Harold Pinter e Ivy Compton-Burnett, che la Ginzburg imparò a conoscere durante il suo soggiorno londinese fra 1959 e 1961, sembra sospeso fra una dimensione reale e quotidiana e una più ambigua e assurda. Questa particolarità, unita al fatto che non a tutti è nota la Ginzburg autrice teatrale, è forse all’origine della scarsa partecipazione di pubblico riscontrata sabato sera: non pochissimo, però di certo non abbastanza per un debutto nazionale. Purtroppo – si sa – i novaresi non sono molto propensi alle novità e preferiscono andare sul sicuro, sorbendosi magari per l’ennesima volta i soliti autori e i soliti titoli (di tutto rispetto, eh, ma un po’ di aria nuova non guasta!). Apprezzabile quindi, anche in questo caso, il tentativo del Coccia di proporre qualcosa di diverso. Mi auguro che insistere su questa strada contribuisca a formare una mentalità più aperta.ti-ho-sposato-per-allegria-
La serata, dopo una partenza sotto tono sia per problemi di acustica che rendevano ostica la comprensione dei dialoghi sia per una certa mancanza di ritmo nella recitazione – dovuta probabilmente al fatto che, trattandosi della prima messinscena di questo nuovo allestimento, c’era bisogno di un ulteriore rodaggio -, è proseguita in continuo crescendo, regalando i momenti migliori soprattutto nell’ultimo atto. Mentre infatti nei primi due tempi i personaggi in scena sono quasi sempre solo due o al massimo tre in alcuni brevi passaggi, nell’ultimo diventano ben quattro e poi addirittura cinque. La cosa ovviamente vivacizza la rappresentazione, stimolando di più l’attenzione dello spettatore, che invece magari all’inizio, nel lungo dialogo fiume fra la protagonista, Giuliana, e la cameriera Vittoria (quasi un monologo, a dire il vero), potrebbe talvolta correre il rischio di distrarsi.
Di certo regista e attori che vogliano affrontare questo testo sono chiamati ad un compito non facile: l’autrice, infatti, si è limitata a stendere i dialoghi e a dare un nome ai personaggi, senza accennare minimamente a loro eventuali caratteristiche fisiche e gestuali, ad azioni da compiere in concomitanza con alcune battute né tanto meno all’ambientazione. I personaggi si definiscono attraverso le loro stesse parole, i loro racconti. L’artista che si pone di fronte a Ti ho sposato per allegria gode quindi di un’estrema libertà, perché sta a lui immaginare la casa di Giuliana e Pietro, immaginare fisicamente loro e gli altri personaggi, intuirne gesti e movimenti. Il rischio è di abusare di tale libertà e dare un’interpretazione scialba o fuorviante dell’opera della Ginzburg.
Non è stato il caso per fortuna di questo allestimento, in cui il regista, rimanendo fedele all’epoca in cui il lavoro fu scritto, ha ambientato la vicenda in un appartamento degli anni Sessanta ricostruito dalla scenografa Paola Comencini, sottolineando la collocazione temporale con qualche famosa canzone di allora. Nelle note di regia, Maccarinelli ci tiene però a precisare che, in linea con il carattere della protagonista, la quale vive solo ed esclusivamente il presente, senza preoccuparsi del passato e del futuro, Ti ho sposato per allegria è un «testo atemporale per eccellenza» e «non ha bisogno di essere trasportato all’oggi. Perché è già oggi». Nonostante infatti i reiterati riferimenti all’impossibilità, in Italia, di divorziare e abortire, e le reazioni scandalizzate della vecchia madre di fronte a comportamenti moderni giudicati troppo libertini (a partire dal matrimonio del figlio, celebrato in Comune e non in chiesa e per di più con una ragazza conosciuta da meno di un mese), non risulta difficile allo spettatore immaginare questa vicenda senza tempo ed estremamente vicina alla nostra contemporaneità. La centralità della figura femminile (oltre alla protagonista, ci sono ben tre donne e un solo personaggio maschile) è forse l’elemento più attuale così come la sua ansia di autonomia, di libertà soprattutto sentimentale e sessuale, di fuga dalla casa materna e dal paese natio verso la grande città. Ma la protagonista è una donna ancora strettamente legata all’uomo, che si è voluta sposare a tutti i costi senza nemmeno capire bene il perché («Anche per i soldi»), che non ha mai avuto una gran voglia di lavorare e adesso si è sistemata talmente bene da potersi permettere addirittura una donna di servizio. Frivola, sognatrice, ancora un po’ bambina, capricciosa, divertente, Giuliana ha travolto Pietro con la propria leggerezza e allegria e – come scrive ancora Maccarinelli – «passa in punta di piedi nella vita, sfiorandola con grazia».
A ricoprire questo ruolo che al cinema fu di Monica Vitti (accanto a Giorgio Albertazzi e diretta da Luciano Salce) la giovane fiorentina Chiara Francini, che ha offerto un’ottima prova, dando vita ad una Giuliana simpatica e frizzante (dal lieve accento toscano) e dominando incontrastata per due ore. Al suo fianco il convincente Emanuele Salce e poi, a completare il castAnita Bartolucci, perfetta nel ruolo della madre di Pietro, Giulia Weber (Vittoria) e Valentina Virando (Ginestra, la sorella di Pietro).
Lo spettacolo prosegue nel resto d’Italia.

 

Prossimo appuntamento del cartellone di prosa al Coccia Giocando con Orlando l’1 e il 2 febbraio 2014.

 

14 e 15 dicembre 2013 – Teatro Coccia, Novara
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
Commedia in tre atti di Natalia Ginzburg
Con Chiara Francini ed Emanuele Salce
e con Anita Bartolucci, Giulia Weber e Valentina Virando
Regia Piero Maccarinelli
Scene Paola Comencini
Costumi Sandra Cardini
Musiche Antonio di Pofi
Luci Gianni Staropoli
Produzione ErreTiTeatro30 di Roberto Toni

 

Spettacolo visto sabato, 14 dicembre 2013

 

Clarissa Egle Mambrini

 

NOVARA – Farà giorno è uno spettacolo che apre la mente e il cuore, di quelli che, tra un sorriso e una lacrima, toccano l’anima e rimangono indelebili nella memoria di chi ha avuto il piacere di assistervi. Peccato vedere dei posti vuoti (troppi!) al Teatro Coccia la sera del debutto nazionale lo scorso 9 novembre, tanto più se si considera che protagonista dell’evento era niente meno che Gianrico Tedeschi (93 anni di cui più di 60 di carriera), ma per fortuna gli spettatori presenti si sono fatti sentire applaudendo lungamente gli attori al termine della serata con un affetto e un calore spesso rari per i novaresi, prova quindi della perfetta riuscita di questo allestimento diretto da Piero Maccarinelli.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Superfluo dire della bravura di Tedeschi, che ha recitato per più di due ore con un carisma e una vitalità a dir poco invidiabili. Non sono stati da meno i suoi due compagni d’avventura, la moglie Marianella Laszlo, in scena solo nel secondo atto, e il giovane Alberto Onofrietti, ottimo coprotagonista e sorprendente rivelazione. Graditissima sorpresa è stato anche il testo di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, che ben mescola comicità e dramma affrontando tematiche tremendamente attuali ed urgenti, di fronte alle quali gli spettatori sono obbligati a riflettere ed interrogarsi. La vicenda, per la quale gli autori hanno tratto ispirazione da due episodi accaduti loro veramente (l’incontro fortuito con un gruppo di giovani fascisti e poi con un vecchio partigiano), racconta lo scontro/incontro fra l’anziano Renato, comunista ed ex partigiano, e Manuel, bullo “fascistello” e suo condomino. Il tutto prende le mosse dal momento in cui quest’ultimo investe involontariamente l’altro: per evitare la denuncia si offre di assisterlo gratuitamente in casa fino a quando non guarirà completamente. Il rapporto fra i due ovviamente all’inizio è pieno di contrasti, ma col passare del tempo si trasforma in un dialogo proficuo che costringe entrambi i personaggi ad ammettere debolezze e paure e a rimediare ad alcuni errori del passato. Renato e Manuel non sono simboli soltanto di due diverse ideologie bensì di modi antitetici di intendere la vita e di comportarsi nonché di nodi mai sciolti nella controversa storia del nostro Paese. A loro si aggiungerà, verso la fine, Aurora, la figlia cinquantenne di Renato con un passato da terrorista, che torna a casa inaspettatamente dopo trent’anni di assenza. E anche in questo caso lo scontro si trasformerà in confronto e riconciliazione.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Tanti i momenti in cui si sorride e si ride, altrettanti quelli in cui l’atmosfera diventa più malinconica e nostalgica facendo commuovere il pubblico, specialmente nel finale, illuminato dalla speranza. Lo spettatore comunque, nonostante la staticità della scena (tutto si svolge nella stanza di Renato) è costantemente coinvolto non solo col cuore ma anche con la mente grazie ai numerosi spunti di riflessione regalati da questo testo, che pur nella sua semplicità di linguaggio offre alcuni passaggi davvero degni di nota. Nella commedia non si parteggia per un personaggio o per un altro, viene data voce a tutti e tre, così come nella realtà si dovrebbe sempre fare per imparare a conoscere la Storia e a capire la contemporaneità. Cosa purtroppo ormai rara, soprattutto fra i giovanissimi, che crescono come se non avessero un passato. Proprio a loro forse sarebbe stato più che mai adatto questo spettacolo, efficace più di tante monotone ed impersonali lezioni di storia.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Dopo Novara, Farà giorno è già stato a Cormons (Gorizia) e Camaiore (Lucca); da martedì 19 novembre fino a domenica 1° dicembre è a Roma al Teatro Sala Umberto, mentre dal 3 al 22 dicembre sarà a Milano al Teatro Franco Parenti. Non lasciatevelo scappare!

 

9  e 10 novembre 2013, Teatro Coccia
FARÁ GIORNO
Commedia in due atti di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
Con Gianrico Tedeschi
e con Marianella Laszlo e Alberto Onofrietti
Regia Piero Maccarinelli
Assistente alla regia Alessandro Loi
Scene Paola Comencini
Produzione Artisti Riuniti
 

Spettacolo visto sabato, 9 novembre 2013

 

Clarissa Egle Mambrini

NOVARA – La direttrice del Teatro Coccia, Renata Rapetti, ormai ci ha abituati alle sorprese, eppure ogni volta riesce a stupire. L’ultima mercoledì mattina, in occasione della presentazione ufficiale della prossima stagione, quando le autorità e i giornalisti intervenuti sono stati ospitati direttamente sul palcoscenico, accolti al loro ingresso dalle note di famose canzoni come La vie en rose e Memory eseguite da un chitarrista e da un fisarmonicista nascosti nella penombra delle quinte. «Mi piace cambiare sempre e così ho avuto questa idea per dare modo a chi, come voi, solitamente sta in platea di ammirare il nostro bellissimo teatro da un punto di vista diverso ma forse ancor più affascinante, quello del palco e delle quinte», ha affermato la Rapetti prendendo la parola dopo il discorso iniziale del sindaco, Andrea Ballarè. Il primo cittadino, elogiando il lavoro compiuto dalla direttrice nell’ultima stagione e i buoni risultati ottenuti, nonostante il pesante fardello economico lasciato dalla passata gestione (un buco di bilancio da 1,5 milioni di euro), ha sottolineato quanto il teatro sia importante per la collettività e per l’identità della città e quanto questa amministrazione intenda fare per renderlo sempre più parte integrante della vita novarese, affinché anche chi non ci ha mai messo piede vi entri almeno una volta. «La cultura è patrimonio e responsabilità e deve costituire l’aspetto predominante di una comunità. Se non ci sono fondi destinati alla cultura o vengono continuamente tagliati, in qualche modo si devono trovare, perché bisogna avere la capacità di guardare più in là», ha concluso il sindaco.
Ha proseguito allora la direttrice, definendo la stagione 2013/14 come la stagione del coraggio, visti gli sforzi incredibili compiuti per tenere aperto il teatro e garantire spettacoli di alta qualità. Il Coccia è l’unico teatro di tradizione in tutto il Piemonte, eppure, a quanto pare, la Regione sembra non curarsene (e non è mancata la frecciata del sindaco all’assenteismo della Regione; presente invece la Provincia con l’Assessore alla Cultura Alessandro Canelli). Come già l’anno scorso, il buon livello del programma è dovuto anche alla solidarietà nei confronti della delicata situazione del Coccia da parte delle varie compagnie, le quali verranno a costi inferiori rispetto ai loro budget abituali, dimostrando grande sensibilità e disponibilità, così come molti dei grandi artisti succedutisi nella stagione appena conclusa, che in itinere è stata ulteriormente arricchita da eventi che hanno esulato dal cartellone tradizionale riscuotendo comunque successo di pubblico e attirando finalmente in teatro persone che non ci erano mai entrate (pensiamo ai numerosi giovani che hanno affollato lo scorso maggio le Lezioni di rock tenute da Ernesto Assante e Gino Castaldo). Nonostante le costanti difficoltà, dunque, è grande la soddisfazione della Rapetti per i risultati ottenuti finora, che le hanno dato prova di essere riuscita a creare quel fermento in cui sperava. Gli abbonamenti sono calati (vuoi per la crisi, vuoi perché i novaresi preferiscono andare a teatro il sabato sera o la domenica pomeriggio piuttosto che nelle serate infrasettimanali), ma le vendite dei biglietti singoli sono aumentate. Fra i ricordi più emozionanti, le lacrime del famoso attore novarese Umberto Orsini per i calorosi applausi dei suoi concittadini accorsi a marzo ad ammirarlo in un difficile testo brechtiano, La resistibile ascesa di Arturo Ui. Purtroppo, la proposta da lui lanciata in quell’occasione di collaborare col Coccia per il suo prossimo spettacolo di prosa non è andata in porto per motivi economici e burocratici, ma resta comunque aperta e non si esclude di fare qualcosa in futuro. Intanto, come evidenziato dalla stessa Rapetti, largo ai giovani, i quali, a causa della crisi, vengono chiamati sempre più spesso da vari enti (che non possono permettersi grandi spese) ed hanno così la possibilità di sfoggiare le proprie capacità e competenze.

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Passando ad illustrare la stagione, la direttrice si è soffermata soprattutto sull’evento di apertura, già trapelato a livello nazionale la settimana scorsa con tanto di articolo su «La Repubblica», ovvero l’opera verdiana Macbeth con la regia di Dario Argento (4 e 6 ottobre 2013). Il maestro dell’horror, che nell’ottobre 2007 era stato fugacemente al Coccia durante le prove del musical Profondo rosso, ha immediatamente accettato la sfida (e diverse volte in passato ha rifiutato proposte simili), dicendo che non voleva avere come collaboratori i suoi del cinema, ma affidarsi totalmente al teatro e alle sue maestranze. L’allestimento – che sarà portato anche a Pisa e a Catanzaro – ovviamente è già in preparazione e Argento stesso è già stato a Novara in questi mesi, mentre in palcoscenico il lavoro di costruzione delle scenografie inizia proprio adesso. Come l’anno scorso con Morgan (tra l’altro ex genero di Argento), la Rapetti quindi vuole iniziare con il botto! Il cartellone della LIRICA proseguirà con altre due produzioni del Coccia, la celeberrima Norma di Bellini – un titolo che per quel che ricordo qui a Novara manca da parecchio tempo – allestita dal Regio di Torino e la Tosca di Puccini, rappresentata l’ultima volta nel novembre 2008 ad apertura della stagione. Per il BALLETTO invece si parte con il classico dei classici, già proposto due volte nel corso degli ultimi dieci anni ma sempre di grande richiamo, Il lago dei cigni, interpretato dal Saint-Petersburg Ballet Theatre, e si passa alla danza contemporanea (per la quale tra l’altro si sta anche programmando un cartellone a parte, possibile grazie alla vittoria di un bando di concorso) con Open di Daniel Ezralow, il quale forse riallestirà lo spettacolo proprio qui a Novara.
Tanti i titoli interessanti anche negli altri cartelloni, a partire dalla PROSA, che offrirà sia pièces classiche (Non è vero, ma ci credo, La coscienza di Zeno, L’avaro) sia più controcorrenti e innovative (Giocando con Orlando, Ricorda con rabbia), oltre ad ospitare ben due debutti nazionali – il che significa ulteriori occasioni per il Coccia di essere un’importante vetrina: Farà giorno (9 e 10 novembre 2013), con il novantatreenne Gianrico Tedeschi affiancato dalla compagna d’arte e di vita Marianella Laszlo, e Ti ho sposato per allegria (14 e 15 dicembre 2013), commedia scritta dalla Ginzburg nel 1965 per Adriana Asti e qui interpretata da Chiara Francini, volto noto ai più giovani, ed Emanuele Salce, figlio di Luciano Salce e figliastro di Vittorio Gassman.
Per il VARIEETÁ saranno di scena spettacoli che hanno ottenuto grande successo in tutta Italia, come Circus Klezmer, che mescola comicità yiddish, acrobazie circensi e musica, Frankenstein Junior, musical della Compagnia della Rancia (con la quale il Coccia ha di recente attivato una collaborazione per aprire una Scuola del Teatro Musicale a Novara), e Figaro il barbiere con Elio delle Storie Tese, ma anche spettacoli ancora da “scoprire” come Penso che un sogno così…, con Beppe Fiorello che, accompagnato da cinque musicisti, farà rivivere la storia del grande Domenico Modugno, personaggio da lui interpretato straordinariamente nella fiction andata in onda su Rai Uno lo scorso febbraio, e Una piccola impresa meridionale con Rocco Papaleo.
Per il COMICO D’AUTORE la direttrice ha detto di essersi affidata alla comicità di un certo livello piuttosto che al semplice cabaret, che in questo periodo non sembra offrire ottimi spettacoli. Si partirà con uno spettacolo che ottiene consensi da ben 35 anni, Mi voleva Strehler, per passare a L’ho fatto per il mio paese, con Lucia Vasini e Antonio Cornacchione, presentatori di Musica a km zero lo scorso 4 giugno al Coccia, e a Restyling con Teo Teocoli e si finirà con Alessandro Bergonzoni.
Non mancheranno gli EVENTI SPECIALI, che si apriranno il 14 settembre con la prima esecuzione assoluta della fiaba giocosa La gatta bianca, vincitrice del Premio Fedora ed eseguita all’interno del prestigioso Festival MITO. A seguire, La vera storia di Traviata raccontata da Corrado Augias, il Gran Galà di San Silvestro (sul quale ancora non si sa nulla), Il poeta e Mary, che vedrà il ritorno in scena di Stefano Benni alle prese con recitazione, canto e danza, ed Ecce homo di e con Lucilla Giagnoni, attrice novarese apprezzata dovunque che finalmente porta al Coccia un suo spettacolo all’interno della stagione ufficiale.
Presente ancora il cartellone FAMIGLIA (fortemente voluto dall’Assessore alla Cultura Paola Turchelli), che proporrà Pierino e il lupo, celebre favola di Prokofiev che l’anno scorso era stata rappresentata in versione danzante dal Balletto di Milano e ora sarà invece narrata da Sergio Bustric (l’attore che ne La vita è bella interpretava l’amico di Benigni), Il giornalino di Gianburrasca, coprodotto da alcune fra le realtà teatrali più importanti a livello nazionale, Lo scoiattolo in gamba, favola lirica di Eduardo De Filippo e Nino Rota, prodotta dal Coccia in collaborazione con l’Accademia Langhi e per la regia di Emiliana Paoli, in occasione della quale si pensa di coinvolgere tutte le scuole di Novara, e infine La cicala e la formica.
Dopo l’esauriente intervento della direttrice, è stata la volta dell’Assessore alla Cultura Paola Turchelli, la quale ha ripreso il discorso iniziato dal sindaco a proposito dell’importanza del teatro per la città e della necessità di aprirlo a quante più persone possibili. Ha però sottolineato le enormi difficoltà economiche, dovute anche al ritardo con cui le risorse pubbliche (comprese quelle del MIBAC) arrivano e ai tagli imposti alle amministrazioni locali, che mettono a dura prova l’esistenza dei teatri italiani. Se non ci fossero per esempio, nel caso del Coccia, le risorse della Banca Popolare di Novara, della De Agostini ecc. sarebbe molto difficile resistere. Un sentito grazie dell’assessore è andato infatti a chi si occupa dell’Amministrazione ed è quindi impegnato in prima linea quando il teatro partecipa a dei bandi concorso.
A conclusione della conferenza stampa sono intervenuti i Maestri Ettore Borri e Folco Perrino, rispettivamente Presidente e Direttore Artistico dell’Associazione Amici della Musica Vittorio Cocito,  che hanno presentato il cartellone FESTIVAL CANTELLI, dedicato alla musica sinfonica. Tra ottobre e dicembre si susseguiranno l’Orchestra Rossini di Pesaro, la Sarajevo Philharmonic Orchestra, l’Orchestra di Padova e del Veneto e l’Orchestra e Coro Ars Cantus, affiancate da grandi solisti come Massimo Quarta e Andrea Bacchetti, solo per citarne due. Fra i pezzi forti, il Concerto n° 2 di Rachmaninov e il Concerto per violino e orchestra di Mendelsshon.
Infine la parola è andata al giovane Corrado Beldì, Direttore Artistico di Novara Jazz che, illustrando il programma dei sei concerti dell’APERITIVO IN… JAZZ, ha affermato che sono stati pensati in modo tale da costruire una sorta di percorso per tappe nella storia di questo particolare genere musicale.
Per informazioni più dettagliate, anche relative a biglietti, carnet e abbonamenti (i cui prezzi sono rimasti invariati) è possibile consultare il sito www.fondazioneteatrococcia.it.
Ora non ci resta che aspettare che arrivi l’autunno!

Clarissa Egle Mambrini