Category: Televisione


Across the universe

Anna_Marchesini-300x225 Anna Marchesini ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa» nel marzo 2012

Anna Marchesini, attrice, doppiatrice e regista teatrale nativa di Orvieto diventata famosa negli anni ’80 con Massimo Lopez e Tullio Solenghi (insieme ai quali formava il celeberrimo Trio), da qualche anno è anche scrittrice. Nel 2011, infatti, è uscito il suo primo romanzo, Il terrazzino dei gerani timidi, seguito da un altro nel 2012, Di mercoledì. La passione per i libri e la scrittura  ha radici lontane in quest’artista, che prima di cimentarsi con la narrativa si è fatta a lungo le ossa come autrice degli spettacoli interpretati da lei sola o insieme a Lopez e Solenghi e come adattatrice di alcune pièces teatrali.

Ne Il terrazzino dei gerani timidi l’amore viscerale della Marchesini per le parole e la scrittura traspare ad ogni singola pagina. Pur trattandosi, infatti, di un’opera di ispirazione autobiografica, non…

View original post 342 altre parole

Annunci

NOVARA – Nella mattinata di ieri sul palco del Coccia allestito con la scenografia di Madama Butterfly (opera che debutterà fra una decina di giorni nel nuovo teatro all’aperto di Verbania Il Maggiore e chiuderà il cartellone di lirica a Novara nel 2017) è stata presentata alla stampa e alle autorità la prossima stagione teatrale, come sempre ricca e per tutti i gusti.

Dopo il saluto del neosindaco Alessandro Canelli – che attualmente ricopre anche l’incarico di Assessore alla Cultura e che ha confermato di voler mantenere Renata Rapetti nel ruolo di Direttrice Artistica del Coccia, riconoscendone il gran lavoro fatto negli ultimi cinque anni e soprattutto l’alto livello delle stagioni organizzate con ben pochi soldi e con uno staff decisamente ridotto rispetto ai numeri del personale di altri teatri di tradizione – ha preso la parola appunto Renata Rapetti, che dopo i ringraziamenti di rito ha illustrato il cartellone.

Un programma molto interessante e stimolante con grandi nomi ed appuntamenti di prim’ordine, che confermano la volontà di fare sempre meglio e di aumentare ulteriormente il prestigio acquisito dal Coccia nel corso degli anni.

stagione 16-17 coccia

Dall’Aida, che inaugurerà la stagione e verrà trasmessa in diretta sul canale Sky Classica HD con una regia (di Piero Maranghi e Paolo Gavazzeni) pensata sia per il teatro sia per la televisione al Così fan tutte coprodotto insieme al Festival dei 2Mondi di Spoleto che vanta scene e costumi dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

Per la danza si avrà la tradizione con Cenerentola del Balletto di Mosca La Classique («senza orchestra dal vivo poiché le finanze del teatro non lo permettono e come del resto accade anche negli altri teatri di tradizione», ci tiene a precisare la direttrice) e il contemporaneo con Romeo y Julieta Tango della Compagnia Naturalis Labor.

Ben sette i titoli di prosa: citiamo Qualcuno volò sul nido del cuculo per la regia di Alessandro Gassmann, spettacolo che ha riscosso molto successo in giro per l’Italia nella scorsa stagione, Macbeth con Franco Branciaroli, Casa di bambola con Filippo Timi, che verrà riallestito e provato al Coccia, Una giornata particolare dedicato al Maestro Ettore Scola.

Per il cartellone “Varie-Età” si partirà, grazie alla collaborazione di Showbees, con Les Ballets de Trockadero de Montecarlo, spettacolo scherzoso sul balletto classico tradizionale presentato in parodia en travesti, e si terminerà con il musical di Elton John Billy Elliot, passando per il debutto nazionale di American Idiot su musiche dei Green Day prodotto dalla STM – Scuola del Teatro Musicale, che ha sede al Piccolo Coccia, e per il nuovo spettacolo di Massimo Ranieri su Raffaele Viviani Caffè del porto.

Risate assicurate con gli spettacoli proposti per “Comico d’Autore”, tra cui spicca Matti da slegare con Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti.

Si parte con il botto anche negli “Eventi fuori stagione”: il 21 ottobre il palco sarà di Ezio Bosso, contattato dal Coccia ben prima dell’exploit di Sanremo, e poi a dicembre il debutto assoluto dell’opera contemporanea La rivale, tratta dal racconto di Eric-Emmanuel Schmitt e incentrata sulla rivalità tra una grande soprano (liberamente ispirata a Renata Tebaldi) e la divina Maria Callas. Capodanno si festeggerà ancora con Corrado Abbati, che porterà una nuova versione del musical Sissi (già presentato a Novara una decina di anni fa) ovviamente basato sull’omonimo film.

Non mancheranno spettacoli rivolti alle famiglie la domenica pomeriggio e gli appuntamenti del cartellone “Aperitivo in… jazz” realizzato in collaborazione con Novara Jazz, fra cui si segnala un concerto dedicato a Michel Petrucciani.

Al termine della conferenza stampa la parola è stata data al direttore d’orchestra Matteo Beltrami, fresco di nomina a Direttore Musicale del Coccia, incarico che ricopre in maniera del tutto gratuita così come Renato Bonajuto, il quale da cinque anni gestisce la Segreteria Artistica e sarà il regista della Madama Butterfly che appunto vedremo l’anno prossimo a Novara.

Il programma completo e ulteriori informazioni si possono trovare sul sito www.fondazioneteatrococcia.it.

E in attesa che inizi la nuova stagione del Coccia, gli amanti del teatro stasera alle 20.00 possono trovarsi al Faraggiana per la prima assemblea del nuovo consiglio comunale: una bella occasione per ammirare il nuovo teatro che aprirà i battenti a settembre.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

MILANO – Ancora pochi giorni per visitare l’interessantissima mostra 1924-2014 – La RAI racconta l’Italia, allestita al palazzo della Triennale dallo scorso 29 aprile. Ricca di quadri, fotografie, bozzetti, libri, documenti, costumi, attrezzatura degli studi radiofonici e televisivi, ma soprattutto di contributi audio e di filmati ormai passati alla storia, così tanti che se si volessero sentire e vedere tutti si potrebbero trascorrere lì giornate intere. Personalmente invece ci ho passato “solo” 3 ore, concentrandomi sugli argomenti di mio interesse.

SONY DSC

Ho trovato molto affascinante ripercorrere la storia del nostro Paese attraverso la storia della RAI, nata come URI (Unione Radiofonica Italiana) nel 1924, poi trasformatasi in EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) e infine in RAI (Radio Audizioni Italiane). Uno spettacolo per gli occhi, che incanta specialmente noi donne, è sicuramente costituito dalla sezione dedicata agli abiti da favola indossati da Mina, Sandra Mondaini, Raffaella Carrà, Lorella Cuccarini e da altri volti noti del piccolo schermo, fino ad arrivare ad un delizioso abitino sfoggiato da Luciana Littizzetto al Festival di Sanremo 2013. Ma le emozioni più grandi sono date, secondo me, dagli estratti radiofonici, fra i quali si possono ascoltare veri pezzi di Storia, come la dichiarazione di guerra fatta da Mussolini il 10 giugno 1940, l’assassinio di JFK a Dallas nel 1963, la telefonata con cui le Brigate Rosse informavano di aver ucciso Aldo Moro e davano le indicazioni su dove cercare il corpo. E anche l’indimenticabile personaggio di Mario Pio inventato da Alberto Sordi prima di diventare una stella del cinema, le canzonette degli anni Trenta e Quaranta, i messaggi in codice di Radio Londra e tantissimo altro ancora. Fra i filmati più interessanti, si possono scovare invece le trasmissioni Studio Uno condotta da Mina, Non è mai troppo tardi condotta dal maestro Alberto Manzi (programma che insegnò l’italiano a molte persone), alcuni sceneggiati interpretati da attori di prim’ordine (altra caratteristica pedagogica della televisione di allora), le inchieste di Mario Soldati e quelle di Sergio Zavoli… Insomma, chi più ne ha più ne metta. Mi è spiaciuto non trovare nulla sul Trio Lopez-Marchesini-Solenghi, che ha fatto ridere più di una generazione fra anni Ottanta e Novanta e che ancora oggi è adorato e ricordato da molti, ma magari nell’enorme quantità di materiale mi è sfuggito qualcosa.

MINA-BY-PASCUTTINI-2

Unica pecca di questo allestimento è data dal fatto che non ci sia nulla per sedersi ogni tanto e ricaricarsi: dovendo infatti stare a lungo fermi in piedi nello stesso punto per ascoltare o vedere qualcosa, gambe e schiena potrebbero risentirne. Tuttavia, essendo la mostra ad ingresso gratuito (sì, incredibile, tutta questa “roba” senza pagare nulla!), potreste anche fare una pausa nel vicinissimo Parco Sempione e poi ritornare ritemprati per continuare a gustarvela.

 

Triennale di Milano, 29 aprile – 15 giugno 2014
1924-2014 – La RAI racconta l’Italia
Orari: martedì-domenica dalle 10.30 alle 20.30, giovedì dalle 10.30 alle 23.00
Ingresso libero

 

Clarissa Egle Mambrini

 

Sabato 11 e domenica 12 gennaio fa tappa al Coccia di Novara Giuseppee Fiorello con lo spettacolo teatrale “Penso che un sogno così…” dedicato a Domenico Modugno. Per l’occasione, ripubblico l’articolo che scrissi un anno fa in occasione della fiction a lui dedicata e interpretata proprio da Fiorello.

Across the universe

18 e 19 febbraio 2013, Rai Uno
VOLARE – LA GRANDE STORIA DI DOMENICO MODUGNO
Miniserie in due puntate
Regia Riccardo Milani
Soggetto e sceneggiatura Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Con Giuseppe Fiorello (Domenico Modugno), Kasia Smutniak (Franca Gandolfi), Alessandro Tiberi (Franco Migliacci), Antonio D’Ausilio (Riccardo Pazzaglia), Diego D’Elia (Antonio Cifariello), Federica De Cola (Giulia Lazzarini), Massimiliano Gallo (Giuseppe Gramitto), Gabriele Cirilli (Claudio Villa), Alberto Resti (Johnny Dorelli), Armando De Razza (Cucaracho), Pierluigi Misasi (Fulvio Palmieri), Antonio Stornaiolo (Padre Domenico), Roberto De Francesco (Don Antonio), Cesare Bocci (Raimondo Lanza di Trabia), Michele Placido (Vittorio De Sica)
Casting Rita Forzano23560285_beppe-fiorello-domenico-modugno-la-fiction-volare-nel-blu-dipinto-di-blu-0
Aiuto regia Francesco Capone
Costumi Alberto Moretti
Scenografia Massimo Geleng
Fonico Andrea Petrucci
Organizzatore di produzione Antonio Stefanucci
Direttore di produzione Francesco Morbilli
Direttore della fotografia Saverio Guarna
Montaggio Patrizia Ceresani
Musiche originali Andrea Guerra
Produttore Rai Fabrizio Zappi
Prodotto da Elide Melli

 

Non sono un’amante della televisione e specialmente di…

View original post 881 altre parole

Contro violenza donne

Lunedì 25 novembre si celebrava la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Avrei voluto partecipare alla ricorrenza attraverso il mio blog, ma purtroppo la connessione internet ha deciso di lasciarmi a piedi proprio quel giorno. Da meno di 24 ore finalmente sono tornata sul web e, seppure in ritardo, pubblico ciò che avevo pensato di postare lunedì.

Per prima cosa il monologo Lo stupro, scritto e interpretato da Franca Rame, grandissima attrice ed autrice teatrale scomparsa sei mesi fa, che molto ha fatto per l’emancipazione femminile. In questo breve testo, in particolare, la Rame trovò la forza di raccontare lo stupro subito il 9 marzo 1973, quando venne rapita e violentata da alcuni neofascisti a causa delle sue idee politiche. Dopo averlo scritto, nel 1975, l’attrice lo interpretò dicendo di essersi ispirata ad una storia di cronaca. Solo tempo dopo avrebbe confessato la verità: la vittima di quel tremendo episodio, purtroppo simile a tanti altri compiuti ancora oggi, era proprio lei.
Qui propongo il video del monologo interpretato dalla Rame per la prima volta in televisione, ospite del programma condotto da Adriano Celentano Fantastico 1988: quindici minuti che sconvolsero mezza Italia e che mi auguro scuotano tuttora le coscienze.

 

Vorrei inoltre ricordare in questo mio modesto spazio una piccola grande donna, Malala Yousafzai, la ragazzina pakistana (classe 1997) che poco più di un anno fa fu ridotta in fin di vita da un gruppo di talebani che le spararono sull’autobus all’uscita da scuola. La sua colpa: documentare su un blog il loro regime, denunciandone i soprusi, soprattutto nei confronti dei diritti femminili. Nonostante le minacce ricevute anche dopo essere miracolosamente sopravvissuta a quell’attentato, Malala continua a battersi per migliorare la condizione delle donne nel proprio Paese e per garantire alle bambine il diritto allo studio. Perché «un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo». Candidata al Premio Nobel per la Pace 2013 (poi assegnato all’Organizzazione per la proibizione della armi chimiche), il 12 luglio, giorno del suo sedicesimo compleanno, ha tenuto un discorso al Palazzo delle Nazioni Unite a New York che ha commosso il mondo e di recente è stata insignita dal Parlamento Europeo del Premio Sakharov per la libertà di pensiero.
Qui di seguito il video del suo toccante intervento all’ONU.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

Anna_Marchesini-300x225

Anna Marchesini ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa» nel marzo 2012

Anna Marchesini, attrice, doppiatrice e regista teatrale nativa di Orvieto diventata famosa negli anni ’80 con Massimo Lopez e Tullio Solenghi (insieme ai quali formava il celeberrimo Trio), da qualche anno è anche scrittrice. Nel 2011, infatti, è uscito il suo primo romanzo, Il terrazzino dei gerani timidi, seguito da un altro nel 2012, Di mercoledì. La passione per i libri e la scrittura  ha radici lontane in quest’artista, che prima di cimentarsi con la narrativa si è fatta a lungo le ossa come autrice degli spettacoli interpretati da lei sola o insieme a Lopez e Solenghi e come adattatrice di alcune pièces teatrali.

Ne Il terrazzino dei gerani timidi l’amore viscerale della Marchesini per le parole e la scrittura traspare ad ogni singola pagina. Pur trattandosi, infatti, di un’opera di ispirazione autobiografica, non è una semplice  raccolta delle memorie dell’autrice sulla sua infanzia riportate come un liberatorio flusso di coscienza, bensì un vero e proprio romanzo scritto con una profonda attenzione per la forma e il linguaggio, mai banale. Parole belle, ricche, talvolta molto cólte, frutto indubbiamente di un lavoro meticoloso e appassionato e dense di vita, tanto che fra di esse sembra di poter percepire la dedizione assoluta con cui la Marchesini le ha elaborate. La bambina protagonista del libro osserva ambienti e persone che le stanno intorno nella sua quotidianità o in occasione di eventi importanti, come la Prima Comunione, e, come spesso accade ai bambini abituati alla solitudine, medita su tutto, offrendo i propri pensieri ai gerani timidi del terrazzino di casa: dal rapporto con la mamma severa e devota al dolore al primo traumatico giorno di scuola, dalle suore dell’oratorio alla perpetua e alle sorelle nubili del parroco, dalla scoperta della disobbedienza alla caduta delle illusioni, dalla volontà di sognare all’amore per la letteratura.

Velato di struggente malinconia, ma allo stesso tempo ricco di speranza e di luce, Il terrazzino dei gerani timidi non manca di momenti divertenti che ai fedelissimi seguaci – come me –  della Marchesini attrice comica non possono non ricordare alcuni suoi indimenticabili personaggi come le suore e la Perpetua de I promessi sposi, parodia dell’omonimo romanzo manzoniano fatta dal Trio e andata in onda su Rai Uno nel 1990. Per me che ammiro questa artista fin da allora, leggere la sua opera prima è stato estremamente toccante e coinvolgente e mi ha dato prova, ancora una volta, della sua grande bravura e poliedricità, che l’hanno portata infatti anche a diventare insegnante dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma.

Per rimanere aggiornati su Anna Marchesini, consiglio di consultare il suo sito web  http://www.annamarchesini.it/ e chi non conoscesse il Trio deve assolutamente rimediare, magari muovendo i primi passi grazie al Fan Club fondato di recente da tre ragazze.

Clarissa Egle Mambrini

il terrazzino dei gerani timidi

Il terrazzino dei gerani timidi  
di Anna Marchesini
Rizzoli
Pagine: 240
Prezzo: € 17,50

“L’ospite più brillante di un party potrebbe benissimo essere un killer psicopatico”.
(Alfred Hitchcock)

MILANO – Se siete appassionati di cinema avete tempo fino al 22 settembre per visitare la mostra su Alfred Hitchcock allestita a Palazzo Reale. Promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Alef – cultural project management con la collaborazione speciale della Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment, l’esposizione, inaugurata lo scorso 21 giugno, presenta settanta fotografie e contenuti speciali appartenenti proprio alla major americana, che produsse i film del maestro del brivido dal 1940 al 1976.

16280-hitch

Nelle prime sale il visitatore è introdotto nell’universo hitchcockiano attraverso una panoramica sull’intera filmografia senza tralasciare cenni biografici e interessanti aneddoti (per esempio, lo sapevate che Nodo alla gola, del 1948, è interamente girato in piano sequenza?). In una sala dedicata si hanno inoltre modo di vedere alcuni celebri cammei del regista all’interno dei suoi film (il primo risale al 1927, ne Il pensionante): questa pratica, nata per necessità poi diventata un rito superstizioso e infine una gag, è un vero e proprio marchio di fabbrica di Hitchcock e indubbiamente è un elemento da cui traspare il suo senso dell’umorismo, «sintetico e pungente», così come dalle sue frasi disseminate qua e là lungo il percorso espositivo.
La parte centrale della mostra è invece dedicata a quattro pietre miliari nella produzione del regista inglese: La finestra sul cortile (1954), La donna che visse due volte (1958), Psycho (1960), Gli uccelli (1963). Oltre ad immergersi nei set e a scoprire interessanti curiosità sui film stessi, su Hitch e sugli attori, il visitatore può apprezzare anche l’aspetto estremamente innovativo di molte opere del maestro: dietro ogni momento di terrore, infatti, si celano un’attenta ricerca e un sapiente uso delle immagini, spesso uniti all’utilizzo di effetti speciali nuovi per l’epoca. Basti dire che la celeberrima scena della doccia in Psycho, che dura circa 45 secondi, fu realizzata in ben 7 giorni di riprese; per non parlare dei quasi 3 anni di preparativi che richiese la complessità tecnica de Gli uccelli, in cui furono introdotte numerose innovazioni sia nel campo degli effetti speciali sia in quello del suono. L’aspetto innovativo di quest’ultimo film sta inoltre nel fatto di aver trasformato in mostri degli animali realmente esistenti, quotidiani, come a significare una vendetta della natura sull’uomo – motivo che avrebbe ispirato Lo squalo di Steven Spielberg poco più di dieci anni dopo, ma non solo: come dimostra un documentario visibile nel corso dell’esposizione, infatti, nel genere “mostruoso” molti sarebbero stati gli eredi diretti ed indiretti di Hitchcock. Particolare ne Gli uccelli è anche la colonna sonora, costituita esclusivamente da rumori di volatili rielaborati meccanicamente attraverso lo studio tratonium.
La musica era del resto molto importante per il regista, il quale collaborò soprattutto con il compositore Bernard Herrmann, autore per esempio della colonna sonora di Psycho, il cui celebre ed inquietante motivo è tra l’altro udibile dai visitatori dall’inizio alla fine della mostra insieme all’altrettanto nota sigla delle serie televisive di telefilm diretti da Hitchcock. Proprio al rapporto con la musica è dedicata l’ultima sala espositiva.
Durante il percorso, il visitatore può approfondire la conoscenza del grande regista grazie ai video-interventi del critico cinematografico Gianni Canova, che definisce il cinema di Hitchcock un cinema di immagini, poiché la parte visiva ha un’importanza elevata e centrale come difficilmente accade – soprattutto nei film d’oggi -, il che riporta il cinema alle sue origini di arte essenzialmente visiva. Il critico sottolinea inoltre la contemporaneità dei temi trattati in alcune pellicole, prima fra tutte La donna che visse due volte, per la sua angosciante trama psicologica.
Spazio è ovviamente dedicato alle donne del regista: non solo alle bellissime e algide bionde protagoniste di molti suoi film, come Grace Kelly e Kim Novak, ma anche alla onnipresente moglie Alma Reville, sua preziosa e fondamentale collaboratrice, come raccontato nel recente film di Sacha Gervasi in cui la coppia è interpretata da Anthony Hopkins e Helen Mirren.
Se avete quindi un’ora e mezza di tempo, approfittatene per visitare questa mostra: non rimarrete delusi! E se ci andrete martedì 13 agosto, giorno del compleanno del maestro, riceverete in regalo il manifesto ufficiale della mostra.

Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
21 giugno – 22 settembre 2013
Palazzo Reale, Milano

Orari
lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Biglietti
€ 8,00 intero
€ 6,50 ridotto

€ 4,00 ridotto speciale

Per maggiori informazioni: http://ilmaestrodelbrivido.com/info@ilmaestrodelbrivido.com

Clarissa Egle Mambrini

Ieri in prima serata e oggi pomeriggio dopo pranzo su Rai 5 è stato trasmesso uno spettacolo teatrale decisamente insolito, Big Bang di e con Lucilla Giagnoni, attrice d’origine fiorentina ma ormai da anni novarese d’adozione, formatasi alla Bottega di Vittorio Gassman nel capoluogo toscano. Spettacolo non è forse nemmeno il termine adatto a definirlo; di certo sarà rimasto spiazzato chi si aspettava una serata di teatro tradizionale. La Giagnoni, voce narrante e recitante, partendo dalla propria esperienza di donna e di madre si pone l’eterna domanda sul mistero dell’universo e del suo inizio. Per rispondere a questo interrogativo, riflette su tre concetti fondamentali dell’esistenza – la luce, il buio e il tempo – accompagnando il pubblico in un viaggio che mette a confronto tre diversi linguaggi: il testo sacro della tradizione biblica, la poesia (la visionarietà metafisica di Dante e la concretezza delle passioni umane in Shakespeare) e la scienza, attraverso la figura di Einstein. La meta finale è una nuova consapevolezza.lucapo (1)
Nonostante la complessità dei temi affrontati – per cui la performance necessita di essere vista più di una volta – Big Bang è comunque costruito in maniera tale da tener desta l’attenzione dello spettatore, offrendo un’ora e mezza di cultura poetica, teatrale, scientifica e religiosa fuse insieme come difficilmente capita e appassionando anche chi, come la sottoscritta, di scienza e teologia non ne sa molto. Registrato fra il Cern di Ginevra, la Sinagoga di Casale Monferrato (AL) e il Teatro Coccia di Novara e diretto da Anachnu Echad, si serve delle musiche originali di Antonio Paolo Pizzimenti e delle luci e scene teatrali di Massimo Violato, elementi che indubbiamente contribuiscono a rendere ancor più suggestivo il monologo.
Se ve lo siete perso, dunque, vi consiglio di rimediare vedendolo on line su Rai Replay, dove sarà disponibile fino a venerdì prossimo.

Lucilla Giagnoni, dopo l’esperienza alla Bottega di Gassman, per quasi vent’anni ha fatto parte della compagnia torinese diretta da Gabriele Vacis Teatro Settimo, partecipando alla maggior parte degli spettacoli, che hanno riscosso successo di pubblico e critica in Italia e all’estero. Nel frattempo ha lavorato anche con altri importanti registi in teatro e al cinema, passando per radio e televisione, dove si è sempre distinta per l’alta qualità dei suoi interventi. Tiene laboratori e seminari in tutta Italia e dal 1997 insegna narrazione alla Scuola di scrittura Holden a Torino. Per informazioni più dettagliate sul suo denso curriculum e per tenere d’occhio la sua attività, visitate il sito: http://www.lucillagiagnoni.it/

Vi ricordo infine che l’attrice sarà in scena al Teatro Coccia di Novara martedì 6 maggio 2014 alle ore 21 con Ecce Homo.

BIG BANG
di e con Lucilla Giagnoni
Regia Anachnu Echad
Musiche originali Antonio Paolo Pizzimenti
Montaggio Mario Travaini
Luci e scene teatrali Massimo Violato
Collaborazione ai testi Maria Rosa Pantè
Organizzazione Don Silvio Barbaglia, Riccardo Dellupi

Clarissa Egle Mambrini

18 e 19 febbraio 2013, Rai Uno
VOLARE – LA GRANDE STORIA DI DOMENICO MODUGNO
Miniserie in due puntate
Regia Riccardo Milani
Soggetto e sceneggiatura Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Con Giuseppe Fiorello (Domenico Modugno), Kasia Smutniak (Franca Gandolfi), Alessandro Tiberi (Franco Migliacci), Antonio D’Ausilio (Riccardo Pazzaglia), Diego D’Elia (Antonio Cifariello), Federica De Cola (Giulia Lazzarini), Massimiliano Gallo (Giuseppe Gramitto), Gabriele Cirilli (Claudio Villa), Alberto Resti (Johnny Dorelli), Armando De Razza (Cucaracho), Pierluigi Misasi (Fulvio Palmieri), Antonio Stornaiolo (Padre Domenico), Roberto De Francesco (Don Antonio), Cesare Bocci (Raimondo Lanza di Trabia), Michele Placido (Vittorio De Sica)
Casting Rita Forzano23560285_beppe-fiorello-domenico-modugno-la-fiction-volare-nel-blu-dipinto-di-blu-0
Aiuto regia Francesco Capone
Costumi Alberto Moretti
Scenografia Massimo Geleng
Fonico Andrea Petrucci
Organizzatore di produzione Antonio Stefanucci
Direttore di produzione Francesco Morbilli
Direttore della fotografia Saverio Guarna
Montaggio Patrizia Ceresani
Musiche originali Andrea Guerra
Produttore Rai Fabrizio Zappi
Prodotto da Elide Melli

 

Non sono un’amante della televisione e specialmente di telefilm, fiction, miniserie, soap opera et similia, tanto più dopo alcuni “obbrobri” visti nelle scorse stagioni sul piccolo schermo, in cui le opere di grandi personaggi venivano messe in secondo piano o quasi annullate per privilegiarne la vita privata, rappresentata con toni da romanzo “Harmony” che certo non rendevano giustizia al personaggio in questione e lo riducevano a “omuncolo” o “donnicciola” dedito/dedita a vizi e null’altro. Ancora ricordo per esempio la bruttissima miniserie su Walter Chiari andata in onda un anno fa di questi tempi… L’unica cosa buona fu l’interpretazione del bravo Alessio Boni, nei panni proprio del grande comico, ma tutto il resto era inguardabile, anzi, una pugnalata al cuore per chi, come me, adora Chiari e pensa che meriterebbe un trattamento ben più degno della sua arte.
Perciò, convinta che anche di Modugno avrebbero fatto uno scempio, lunedì sera mi sono accinta a vedere la prima puntata pensando che avrei cambiato canale subito dopo. Invece così non è stato: nonostante infatti la scontata struttura a flashback, tipica di ogni fiction Rai, man mano che la miniserie procedeva mi appassionavo alla storia e, stranamente, anche quando entravano in scena donne e amori del protagonista, si mantenevano toni sobri e rispettosi della loro memoria e della loro vita privata, senza mai oltrepassare il limite del buon gusto e senza lavorare tanto di fantasia introducendo noiosi e scontati elementi da feuilleton. Certo, solo i diretti interessati possono sapere cosa c’era di vero e cosa di inventato, però, a maggior ragione quando alcuni dei personaggi sono ancora viventi, mi sembra doveroso – in un film come in un libro o in uno spettacolo – non lasciarsi sopraffare dalla smania di scandagliare quasi morbosamente ogni briciola della loro intimità.
Al di là di tale questione, ho apprezzato Volare – La grande storia di Domenico Modugno perché ha mostrato il tortuoso e faticoso cammino del grande artista pugliese prima di arrivare allo strabiliante ed inaspettato successo con Nel blu dipinto di blu, scritta insieme all’amico Franco Migliacci – che sarà suo paroliere per il resto della carriera – e vincitrice del Festival di Sanremo nel 1958. Tutti, dai compagni di studi al Centro Sperimentale di Cinematografia agli addetti ai lavori e ad alcuni famosi artisti (come Anna Magnani ed Edith Piaf), riempivano spesso di complimenti il giovane Modugno per le sue doti artistiche e soprattutto canore (nonostante lui volesse a tutti i costi fare l’attore e utilizzasse le sue canzoni come piacevole passatempo e ripiego per racimolare qualcosa), eppure, dopo il diploma conseguito appunto presso il Centro, Mimmo si barcamenò per anni tra “lavoretti” come comparsa in qualche film o cantante ai concerti altrui, negli spettacoli di rivista o per gli emigrati italiani all’estero. Pochi gli ingaggi veramente importanti, molte invece le porte in faccia, tanto da sembrare ai limiti dell’assurdo vedere quanti sacrifici dovette fare Modugno e quanto gli costò la sua passione, sostenuta dalla caparbia volontà di riuscire e forse dall’inconscia convinzione che un giorno lui sarebbe diventato qualcuno. E quando la determinazione veniva meno, gli amici ma soprattutto la fidanzata (e poi moglie) Franca, attrice diplomatasi con lui, lo spronavano a non mollare, a cogliere le occasioni, seppure non apparentemente promettenti. Una storia che sicuramente è un valido insegnamento per i giovani e forse ancora più che mai in tempi in cui tutto sembra dovuto qui e ora senza capire la necessità e la soddisfazione di conquistarsi qualcosa.
La miniserie, che ha anche mostrato la genesi di alcune note canzoni di Modugno (per esempio La donna riccia, Musetto, Vecchio frack), soffermandosi in particolare su quella casuale, lunga ed elaborata di Nel blu dipinto di blu, ha raccontato circa un decennio della sua vita, dalla partenza dallo splendido paesino natio per l’avventura al Centro Sperimentale nella grande città fino alla strabiliante vittoria a Sanremo, che per lui significò l’inizio vero e proprio della carriera nonché di una nuova vita.
Ad interpretare questo grande artista uno straordinario ed eccellente Beppe Fiorello, che ne ha ricreato voce, fisionomia, mimica e gestualità con una precisione ed una passione notevoli. Tutte le canzoni presenti nella miniserie sono cantate proprio da Fiorello: talmente bravo che, chiudendo gli occhi, sembrava di sentire la voce di Modugno. Al suo fianco un ottimo cast, in cui vale la pena ricordare, nel ruolo della moglie, Kasia Smutniak, nei panni dei fraterni ed inseparabili compagni di studi, Alessandro Tiberi (Franco Migliacci), l’ex comico di Zelig Circus Antonio D’Ausilio (Riccardo Pazzaglia) e Federica De Cola (la futura grande attrice Giulia Lazzarini), nonché il simpatico cammeo di Michele Placido nelle vesti di Vittorio De Sica. Non è stata forse una scelta felicissima quella di affidare il ruolo di Claudio Villa al comico Gabriele Cirilli: pur essendo bravo, infatti, era difficile non ridere di fronte alle sue uscite in romanesco che ricordavano più che il “reuccio” la famosa domanda del personaggio di Cirilli «Chi è Tatiana?». Ma ciò non ha offuscato la piacevolezza di questa fiction, molto ben diretta da Riccardo Milani e seguita da oltre 11 milioni di spettatori.

Per ulteriori informazioni e curiosità, si possono consultare il sito interamente dedicato a Modugno e quello della miniserie, sul quale è ancora possibile, per qualche giorno, rivedere le due puntate.


Clarissa Egle Mambrini

Ieri sera su Rai Tre è andata in onda una puntata speciale del programma Che tempo che fa dal titolo G di Gaber per ricordare il cantautore milanese scomparso il 1° gennaio del 2003. Nel corso della serata molti e diversi gli artisti succedutisi sul palcoscenico per rendere il proprio personale omaggio al signor G, cantando una sua canzone o recitando un suo monologo, mentre il conduttore, Fabio Fazio, in alternanza alle esibizioni degli ospiti leggeva alcuni brani tratti dal libro G. Vi racconto Gaber di Sandro Luporini, presente in studio insieme ai familiari del cantautore.
È stata indubbiamente una rara serata di televisione intelligente e perciò Fazio e lo staff del programma hanno tutta la mia riconoscenza, ma non sarebbe stato più utile, specialmente per chi, come me, di Gaber ha fatto in tempo a vedere e sentire su per giù solo gli ultimi dieci anni di vita, proporre filmati d’epoca in cui era l’artista stesso a cantare e parlare? Di sicuro il materiale non sarebbe mancato e invece di usarne una millesima parte (e solo come “copertina” del programma prima dell’inizio vero e proprio) si sarebbe potuto mostrare più copiosamente. E ciò vale per altri “speciali” fatti “in memoria di”…
Ciononostante, fra le molte canzoni note, il programma mi ha anche riservato delle sorprese, la più gradita delle quali è stata il monologo Secondo me la donna del 1996, ieri interpretato da una Luciana Littizzetto insolitamente composta. Lo propongo qui di seguito, perché lo condivido pienamente. E saperlo scritto da un uomo, me lo fa apprezzare ancora di più!

Clarissa Egle Mambrini

Alcuni passaggi del monologo di Gaber (ma leggeteli dopo aver visto il video, sennò vi rovinate la sorpresa!):

«Secondo me la donna è donna da subito. L’uomo… è uomo a volte prima, a volte dopo, a volte mai!»

«Secondo me una donna innamorata imbellisce. Un uomo… rincoglionisce!»

«Secondo me le donne quando ci scelgono, non amano proprio noi. Forse una proiezione, un sogno, un’immagine che hanno dentro… Ma quando ci lasciano siamo proprio noi quelli che non amano più.»

«“Donna… L’angelo ingannatore.” L’ha detto Baudelaire.
“Donna… Il più bel fiore del giardino.” L’ha detto Goethe.
“Donna… Femmina maliarda.” L’ha detto Shakespeare.
“Donna, sei tutta la mia vita.” L’ha detto un mio amico ginecologo!»

«Secondo me la donna e l’uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle se non addirittura esaltarle queste differenze, perché è proprio da questo incontro/scontro tra un uomo e una donna che si muove l’universo intero. All’universo non gliene importa niente dei popoli e delle nazioni. L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti non c’è futuro.»