Category: IPSE DIXIT


«In principio di questa storia c’è la città. La città è una città piuttosto piccola che grande, piuttosto brutta che bella, piuttosto sfortunata che fortunata e però e nonostante tutto questo che s’è appena detto, piuttosto felice che infelice. Era – ed è – collocata in una grande pianura, su una sorta di dosso formato, qualche milione di anni fa, dal moto delle maree o dai sedimenti dei fiumi di un mondo ancora inconsapevole delle nostre vicende, ancora beato dei suoi dinosauri e delle sue felci grandi come alberi; e si affaccia su un orizzonte di montagne cariche di neve come sulle quinte di un immenso palcoscenico, in un paesaggio che gli Dei hanno voluto sistemare in questo modo, perché fosse il loro teatro».

(Sebastiano Vassalli, Cuore di pietra, 1996)

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«Circa due anni o diciotto mesi dopo gli avvenimenti coi quali si è conclusa questa storia, essendo andati a cercare nel sotterraneo di Montfaucon il cadavere di Oliviero il Daino […] furono trovati, fra tutte quelle ripugnanti carcasse, due scheletri di cui uno teneva stranamente abbracciato l’altro. Uno di quei due scheletri, che era d’una donna, aveva ancora qualche brandello di veste d’una stoffa che era stata bianca, e gli si scorgeva intorno al collo una collana di grani turchini, con un sacchetto di seta, ornato di perline di vetro verdi, aperto e vuoto. Erano oggetti di così infimo valore, che certo il boia non aveva voluto saperne. L’altro scheletro, che teneva il primo strettamente abbracciato, era d’un uomo. Si notò che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa fra le scapole, e una gamba più corta dell’altra. Quello scheletro, però, non presentava nessuna traccia di rottura di vertebre alla nuca, dal che risultava evidente che non era stato impiccato. L’uomo al quale era appartenuto, dunque, era entrato là dentro da sé, e vi era rimasto. Quando fecero per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, si polverizzò».

(Victor Hugo, Notre Dame De Paris)

 

 

«Perdono tutti e a tutti chiedo perdono.
Va bene?
Non fate troppi pettegolezzi»

(Ultime parole di Cesare Pavese prima del gesto estremo, scritte all’interno di una copia di Dialoghi con Leucò.
Torino, 27 agosto 1950)

Incontro con Italo Calvino

HELENA: […] stasera ho capito improvvisamente quello che in fondo avevo sempre saputo.
Non si può essere felici se non si è nel giusto, o se si fa soffrire qualcuno.
Non credo in ogni modo che sarebbe stato possibile andare avanti così, ma io ti amo, Jimmy.
Non amerò mai nessuno come ho amato te. Ma non posso continuare con te.
Non posso partecipare a tutto questo soffrire… Non posso!

 

(Parole di Helena ovvero “l’amica traditrice” dal III atto di
Look back in anger – Ricorda con rabbia di John Osborne, 1956)

 

Immagine tratta dal film omonimo diretto da Tony Richardson nel 1959

Immagine tratta dal film omonimo diretto da Tony Richardson nel 1959

 

«Valentina unica, adorata da sempre e per sempre,
La vita non può cancellare l’amore. Lo muta ma non lo rinnega.
Perché l’amore, il bene quando sono veri sono eterni.
[…].
Lascia che ti stringa nelle mie braccia come sempre. Sei sempre stata e sarai sempre con me.
E nessuno può farci niente».

(Da una lettera scritta nel 1994 da Giorgio Strehler a Valentina Cortese,
sua compagna negli anni Sessanta.
In GIORGIO STREHLER, Lettere sul teatro, a cura di Stella Casiraghi, prefazione di Giovanni Raboni, Archinto, Milano, 2000)

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«Mi è stato chiesto se consideravo più importante l’amore o l’arte.

Ho risposto che non potevo fare distinzioni,

perché l’artista soltanto può conoscere la verità dell’amore.

Egli solo ha una pura visione della bellezza e l’amore è lo specchio della bellezza, dell’anima».

(Isadora Duncan tradotta da Rosita Lupi, rivista «Posizione», febbraio 1943)

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«Chi scrive è vanitoso e depresso.

Lo accompagnano e lo soccorrono demolizioni e consensi, nutrendolo, sostenendolo

mentre rimbalza da una parte e dall’altra, fra le depressioni e i sogni di gloria.

Quello che fa veramente male a chi scrive è invece

una compiacente, piovosa, opaca, assonnata indifferenza».

 

 

(Natalia Ginzburg, Nota in Tutto il teatro, a cura di Domenico Scarpa, Einaudi, 2005)

 

 

Natalia-Ginzburg (2)[1]