Category: Fotografia


Sali d'argento - Tina ModottiSali d’argento – Lo straordinario viaggio di Tina Modotti ovvero quasi 500 pagine di pura passione. La passione che ha spinto l’autore, Luca De Antonis, a romanzare la vita di questa donna letteralmente “fuori dall’ordinario” (una vita che comunque già di per sé ha avuto tanti elementi romanzeschi) e la passione con cui la protagonista ha vissuto dal primo all’ultimo giorno.

Non sapevo nulla di lei prima dell’uscita di questo libro (divorato in due settimane!) e ho scoperto un personaggio estremamente affascinante ed unico, una donna libera, indipendente, determinata, curiosa, che è passata da un lavoro all’altro, da un Paese all’altro e da un continente all’altro ricominciando da capo mille volte, in un periodo storico in cui l’emancipazione femminile era ancora un concetto molto distante e in cui essere una donna di questo tipo era indubbiamente più difficile di oggi (non che ai giorni nostri sia una passeggiata, ma questa è un’altra faccenda che merita un discorso a parte).

Operaia in una filanda, attrice, modella e poi a sua volta fotografa – mestiere con cui raggiunse la fama internazionale e a cui infatti si riferisce il titolo del romanzo – e infine militante comunista. Dal natio Friuli si spostò in Austria, Stati Uniti, Messico, Germania, Russia, Francia, Spagna per poi tornare nuovamente in Messico, dove morì a soli 45 anni. Nel suo continuo peregrinare conobbe personaggi altrettanto straordinari, fra i quali Frida Kahlo e Diego Rivera, e visse da protagonista alcuni degli eventi che hanno fatto la storia del XX secolo come per esempio la Guerra Civile Spagnola, dove fu impegnata a soccorrere le vittime del conflitto come membro del Soccorso Rosso Internazionale al fianco delle milizie repubblicane.

«Una vita, quella di Tina Modotti, che è stata analizzata in varie biografie, le quali talvolta si fermano ai limiti della leggenda nella quale sembra essersi avviata, e talora li oltrepassano, per rappresentare una figura estrema ed estremista, la cui dedizione ad una causa politica ne condizionava completamente l’esistenza, trasformandola in una sorta di suora laica oppure all’opposto, in una spia che perseguiva fini occulti. L’autore ha scelto di narrare la sua storia nella dimensione del romanzo, proprio con l’intento di restituirle, su questo terreno, quell’umanità che la storiografia ha spesso alterato o negato. Questa è, innanzitutto, la storia di una donna.», si legge nel risvolto di copertina.

E, come accade nei lavori di Luca De Antonis, la storia del singolo diventa occasione per raccontare anche la Storia in un modo coinvolgente e appassionante, come difficilmente succede fra i banchi di scuola. A tal proposito ho trovato molto interessante le numerose pagine dedicate proprio alla Guerra Civile Spagnola, narrata con dovizia di particolari anche per quanto riguarda le divisioni interne ai comunisti.

Come già nel caso di Miele e Kerosene, opera prima di Luca vincitrice di alcuni premi, pubblicata nel 2009 da Paola Caramella Editrice e dedicata a Joséphine Baker, Sali d’argento dimostra di essere frutto di meticolose ricerche degne di un vero e proprio saggio, di una cultura che non ci costruisce solo sui libri ma deriva dalle esperienze della vita nonché di creatività e di una profonda sensibilità nei confronti dell’animo femminile.

De Antonis, che lavora per la Regione Piemonte come tecnico esperto per la sistemazione territoriale e ambientale, nel 2011 ha inoltre scritto Donne con le ali, romanzo a sfondo storico riguardante le vite avventurose delle principali pioniere dell’aeronautica civile dall’inizio del Novecento agli anni Trenta. Devo ancora leggerlo, ma sicuramente non mi deluderà.

 

Sali d’argento – Lo straordinario viaggio di Tina Modotti
di Luca De Antonis
Rayuela Edizioni, 2014

 

Clarissa Egle Mambrini

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Joséphine Baker

Joséphine Baker

NOVARA – Joséphine Baker (1906-1975), artista e donna che ha attraversato il secolo scorso lasciando ovunque tracce indelebili del proprio passaggio (si esibì anche a Novara nel 1932 e nel 1969), sarà celebrata mercoledì 10 dicembre, Giornata Mondiale dei Diritti Umani, con uno spettacolo pop multimediale ideato e scritto dall’artista Maria Olivero – che vanta collaborazioni internazionali come cantautrice e musicista – dal titolo Joséphine Baker – Il mio cuore batte ancora, ispirato al libro Miele e Kerosene di Luca De Antonis, romanzo biografico sulla cantante e ballerina frutto di un meticoloso e appassionato lavoro di ricerca (Paola Caramella Editrice, 2009).

Lo spettacolo si terrà alle ore 21.00 all’Auditorium dell’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini in via Rivolta ed è uno dei vari eventi del “TODAY FESTIVAL”, un progetto di spettacoli e cultura, creatività e didattica che valorizza l’ideale relazione tra Musica d’Insieme, Scuola e Città, nella promozione dei Diritti Umani e della Giustizia Sociale.

Amica di Frida Kahlo, la “Venere Nera” – come fu ribattezzata la Baker – fu la musa di maestri della cultura del Novecento come Francis Scott Fitzgerald, Pablo Picasso, Georges Simenon e Christian Dior. Diede scandalo per le sue esibizioni a seno nudo (celebre il suo gonnellino di banane) nella Parigi degli anni ’20; fu un’eroina della Resistenza francese nella Seconda Guerra Mondiale e per questo insignita in Francia della Legione d’Onore; inseguì il sogno della fratellanza universale adottando 12 bambini orfani provenienti da ogni parte del mondo, la “Tribù Arcobaleno”; parlò alla marcia su Washington di Martin Luther King nel 1963.

Emozioni contrastanti, un vissuto controverso, una bilancia mai in equilibrio. La vita di Joséphine Baker corre lungo una strada di grandi successi e grandi fallimenti, grandi amori e grandi perdite. Come il miele e il kerosene, si confrontano gli estremi: America e Francia, razzismo e libertà, povertà e ricchezza, nostalgia e avventura.

Maria Olivero ne ha tratto un lavoro pop multimediale, con musiche originali e canzoni da lei composte e interpretate, su testi di Elena Maro. Uno spettacolo coinvolgente, nel quale la voce di Joséphine sarà rappresentata dal theremin di Giulia Riboli, strumento che evoca atmosfere magiche che attraversano il tempo.

Le fotografie in bianco e nero di Stefano Ceretti, insieme a immagini di repertorio sottolineano i contrasti e fanno da sfondo. Luca De Antonis racconta la vita di Joséphine in sei momenti intercalati dalle sei canzoni originali: Still my heart beatsAnd the ocean in betweenI wanna make itCoin tossingI can flySome (Josie’s prayer).

 

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare l’ASSOCIAZIONE RI-NASCITA al 334.6647702. Biglietti a € 15,00.

 

Bozzetti per la locandina a cura degli studenti della  III B del Liceo Artistico Casorati di Novara

Bozzetti per la locandina a cura degli studenti della III B del Liceo Artistico Casorati di Novara

 

Mercoledì, 10 dicembre 2014 – Ore 21.00
Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini – Via Rivolta, Novara

JOSEPHINE BAKER – IL MIO CUORE BATTE ANCORA
di Maria Olivero, tratto dal romanzo Miele e Kerosene di Luca De Antonis

MARIA OLIVERO – voce, chitarra acustica, tastiere
LUCA DE ANTONIS – Soggetto, narratore
ELENA FERRARI – Voce recitante
GIULIA RIBOLI – Theremin, Kaossilator
ANDREA SPILINGA – Tastiere
ERICA BARUSCO – Backvocals

MULTIMEDIALE a cura di
LUCA DE ANTONIS, MARIA OLIVEROSTEFANO CERETTI

Con la partecipazione straordinaria di
ITALO COLOMBO – Armonica
CAROLINA TONCO – Violino

 

Clarissa Egle Mambrini

 

Riporto qui di seguito una breve notizia su un’originale iniziativa culturale in corso al Ricetto di Ghemme, cittadina in provincia di Novara.

C. E. M.

 

Il pubblico durante l'inaugurazione di venerdì

Il pubblico durante l’inaugurazione di venerdì

GHEMME (NO) – Venerdì 12 settembre si è inaugurata la prima edizione della collettiva d’arte dedicata al libro. I 22 artistiCarla Dorz, Carlo Olivero, Damiana Degaudenzi, Davide Baroggi, Enrica Pedretti, Fabiola Giacomini, Fabrizio Molinario, Florine Offergelt, Francesco Falcolini, Igor De Marchi, Marcello Mantovani,  Maria Grazia Degrandi, Monika Wolf, Riccardo Corciolani, Alessandro Negri, Silvana Marra,  Stefano lnvernizzi, Grazia Ferraris, Cinzia Temporelli, Sergio Monferrini, G. P. Colombo, Antje Stehn – hanno interpretato l’oggetto libro in versioni inedite manipolando i più svariati materiali, sviluppando interessanti assemblaggi che si accomunano al concetto: anche se il libro è “solo” opera d’arte, si conferma come il più sentito strumento che evoca cultura.

La mostra è interessante, curiosa e decisamente da visitare.

Aperta dal giovedì alla domenica dalle ore 11.00 alle ore 22.00 fino al 26 ottobre 2014.

Spazio E.
Via Interno Castello, 7
Tel. 334.3366917

 

G. P. Colombo, di spalle, illustra uno dei suoi libri

G. P. Colombo, di spalle, illustra uno dei suoi libri

 

Silvana Marra con il suo libro

Silvana Marra con il suo libro

 

NOVARA – Venerdì 27 giugno alle ore 18.00 sotto i portici della Libreria Lazzarelli (via Fratelli Rosselli, 45) avrò il piacere di presentare La stanza sul lago, l’ultimo romanzo di Franco Ragazzo, prolifico scrittore novarese ed uno degli autori di punta della EOS Editrice.

Il libro, ambientato a Stresa nell’estate del 1900, narra di emozioni senza tempo che sconfiggono l’ineluttabile ticchettare delle lancette, ardori che si ripropongono identici ad ogni era e latitudine, pronti per essere inghiottiti dagli interpreti del momento.
L’essere umano si tramanda indenne attraversando il tempo e nulla  può scalfire le sue emozioni, immutabili e perenni, proiettate all’infinito, memori del passato ed indifferenti al presente. Cambiano gli stili del vestire, si modificano le abitudini sociali, si trasforma persino la geografia dei territori, ma alcuni aspetti non subiscono alterazioni; emozioni, reazioni, spocchia, atteggiamenti, frustrazioni ed un’altra miriade di prerogative solcano uno spazio siderale di cui non si conoscono i confini, come è ignota la pietra miliare dove tutto ebbe inizio e dove tutto finirà, avvolta nell’impenetrabile mistero che ridicolizza ogni presunzione di essere più grandi del niente che l’umano rappresenta.

Franco Ragazzo lavora nel settore informatico, ha spaziato il mondo in lungo e in largo e parla cinque lingue. La sua prima opera pubblicata, il saggio 2008-2050: la lunga marcia verso il Socialismo Reale Consapevole, risale al 2011, anno in cui ha anche prodotto alcuni interessanti contributi all’interno del volume a più mani L’incredibile Novecento – Viaggio italiano nel secolo breve. Da allora, fra 2012 e 2013 Ragazzo ha scritto quattro romanzi, apprezzati da numerosi lettori e caratterizzati da uno stile molto personale: Rapsodia di un fiume in piena, La Casa Rossa, La cruggia del saggio, I pescatori di sogni.

Contestualmente alla presentazione del libro, sarà inoltre visitabile – fin dalle ore 17.00 – la mostra fotografica di Marco Lazzarelli “Atomizzazioni”.

La stanza sul lago

La stanza sul lago
di Franco Ragazzo
EOS Editrice
Novara, 2014, pp. 209
Prezzo di copertina € 16,00
Formato cm 14×21

 

Clarissa Egle Mambrini

 

MILANO – Ancora pochi giorni per visitare l’interessantissima mostra 1924-2014 – La RAI racconta l’Italia, allestita al palazzo della Triennale dallo scorso 29 aprile. Ricca di quadri, fotografie, bozzetti, libri, documenti, costumi, attrezzatura degli studi radiofonici e televisivi, ma soprattutto di contributi audio e di filmati ormai passati alla storia, così tanti che se si volessero sentire e vedere tutti si potrebbero trascorrere lì giornate intere. Personalmente invece ci ho passato “solo” 3 ore, concentrandomi sugli argomenti di mio interesse.

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Ho trovato molto affascinante ripercorrere la storia del nostro Paese attraverso la storia della RAI, nata come URI (Unione Radiofonica Italiana) nel 1924, poi trasformatasi in EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) e infine in RAI (Radio Audizioni Italiane). Uno spettacolo per gli occhi, che incanta specialmente noi donne, è sicuramente costituito dalla sezione dedicata agli abiti da favola indossati da Mina, Sandra Mondaini, Raffaella Carrà, Lorella Cuccarini e da altri volti noti del piccolo schermo, fino ad arrivare ad un delizioso abitino sfoggiato da Luciana Littizzetto al Festival di Sanremo 2013. Ma le emozioni più grandi sono date, secondo me, dagli estratti radiofonici, fra i quali si possono ascoltare veri pezzi di Storia, come la dichiarazione di guerra fatta da Mussolini il 10 giugno 1940, l’assassinio di JFK a Dallas nel 1963, la telefonata con cui le Brigate Rosse informavano di aver ucciso Aldo Moro e davano le indicazioni su dove cercare il corpo. E anche l’indimenticabile personaggio di Mario Pio inventato da Alberto Sordi prima di diventare una stella del cinema, le canzonette degli anni Trenta e Quaranta, i messaggi in codice di Radio Londra e tantissimo altro ancora. Fra i filmati più interessanti, si possono scovare invece le trasmissioni Studio Uno condotta da Mina, Non è mai troppo tardi condotta dal maestro Alberto Manzi (programma che insegnò l’italiano a molte persone), alcuni sceneggiati interpretati da attori di prim’ordine (altra caratteristica pedagogica della televisione di allora), le inchieste di Mario Soldati e quelle di Sergio Zavoli… Insomma, chi più ne ha più ne metta. Mi è spiaciuto non trovare nulla sul Trio Lopez-Marchesini-Solenghi, che ha fatto ridere più di una generazione fra anni Ottanta e Novanta e che ancora oggi è adorato e ricordato da molti, ma magari nell’enorme quantità di materiale mi è sfuggito qualcosa.

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Unica pecca di questo allestimento è data dal fatto che non ci sia nulla per sedersi ogni tanto e ricaricarsi: dovendo infatti stare a lungo fermi in piedi nello stesso punto per ascoltare o vedere qualcosa, gambe e schiena potrebbero risentirne. Tuttavia, essendo la mostra ad ingresso gratuito (sì, incredibile, tutta questa “roba” senza pagare nulla!), potreste anche fare una pausa nel vicinissimo Parco Sempione e poi ritornare ritemprati per continuare a gustarvela.

 

Triennale di Milano, 29 aprile – 15 giugno 2014
1924-2014 – La RAI racconta l’Italia
Orari: martedì-domenica dalle 10.30 alle 20.30, giovedì dalle 10.30 alle 23.00
Ingresso libero

 

Clarissa Egle Mambrini

 

NOVARA – È visitabile fino a venerdì 17 gennaio la mostra fotografica Novaresi negli scatti d’epoca – Foto fino al 1960 tratte dagli album di famiglia, allestita nella suggestiva sala dell’Archivio di Stato (un tempo Chiesa della Maddalena) in Corso Cavallotti a Novara e inaugurata nel pomeriggio di sabato 28 dicembre alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Novara Paola Turchelli, che l’ha definita un dono della città alle nuove generazioni e ha ringraziato la direttrice dell’Archivio, Marcella Vallascas, per l’ospitalità.

La mostra, ideata e realizzata da Nuares.it con il patrocinio del Comune e della Provincia di Novara e la collaborazione di altri enti della zona come la Società Fotografica Novarese, l’Istituto Storico della Resistenza, la rivista «Novara è…» e il Centro di Servizio per il Volontariato, è solo «la punta di un iceberg», come ha spiegato uno degli organizzatori, Giorgio Ravizzotti. «Dietro c’è tanto lavoro di ricerca e digitalizzazione del materiale ed è ancora in corso la catalogazione delle circa 500 foto ricevute finora. Tutto è partito alcuni mesi fa da un’idea di Paolo Nissotti per conservare la memoria della nostra città e con il pensiero rivolto soprattutto ai giovani», spesso ignari anche del passato più recente. «Abbiamo chiesto alle famiglie novaresi di metterci a disposizione le loro foto fino al 1960, immagini che magari dal punto di vista della qualità non sono eccezionali, ma che hanno un valore affettivo e documentario assai importante. Inoltre bisogna anche considerare il fatto che in alcune foto private talvolta si potrebbero trovare personaggi di rilievo accanto a persone comuni. Abbiamo deciso di non spingerci oltre il 1960 semplicemente perché dopo quella data la fotografia si è sviluppata e diffusa in maniera esponenziale e quindi la quantità di materiale su cui lavorare sarebbe stata esagerata. Il nostro intento è di creare un Archivio digitale della Vita dei Novaresi prima che queste immagini vadano perdute oppure che il ricordo di quanto vi è “immortalato” sia svanito».

A questo encomiabile e appassionato lavoro hanno finora contribuito anche Vanni Vallino, Alessandro Visconti, Alberto Fizzotti, Gile ed Elisa Fesi e Michele Ghigo, della Società Fotografica Novarese, il quale ha auspicato una maggiore diffusione dell’iniziativa e una maggiore partecipazione da parte dei tanti bravi fotografi della città, che sicuramente innalzerebbero la qualità delle immagini proposte.

novaresi negli scatti d'epoca

 

La raccolta del materiale infatti non si ferma qui: chiunque sia in possesso di vecchie fotografie antecedenti al 1960 che riproducono la vita dei novaresi e voglia metterle a disposizione di Nuares.it per la creazione del costituendo Archivio digitale può inviare una mail a: segreteria@nuares.it oppure un sms al 328.0180776 scrivendo FOTO e il suo nome e cognome. Le fotografie saranno scansionate e catalogate e poi verranno restituite ai legittimi proprietari. Files e schede saranno conservati dall’Istituto Storico della Resistenza e della Civiltà contemporanea “Piero Fornara”, presso il quale è possibile depositare anche le immagini originali che non si intendono più tenere in casa. Si cercano fotografie appartenenti soprattutto alle seguenti categorie:
BAMBINI: in tutte le loro attività;
CERIMONIE: sia pubbliche (civili, militari, religiose, sportive) sia private (dal battesimo al funerale);
LAVORO: nei campi, in cantiere, in officina, in ufficio, ecc.;
MILITARI: sia soli che in gruppo, a riposo o in azione;
RITRATTI: foto generalmente riprese in uno studio fotografico;
SPORT: attività sportive sia amatoriali sia professionistiche;
TEMPO LIBERO: i novaresi in vacanza o in un momento di relax;
VITA DI TUTTI I GIORNI: racconta un particolare momento possibilmente con uno sfondo novarese.

Le fotografie presentate in mostra (solo una selezione di quelle ricevute) sono state riprodotte in formato 20×30 e sono visibili dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 15.00. Ingresso libero.

L’orario di apertura, per di più in giorni feriali, purtroppo non permetterà a molti lavoratori di ammirare queste immagini velate di un fascino lontano a cui è difficile rimanere indifferenti, ma spero che in futuro l’iniziativa sia riproposta con tempistiche più flessibili.
Intanto chi può si ricavi uno spazio almeno durante la pausa pranzo per un breve ma intenso viaggio nei ricordi.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

NOVARA – Casa Bossi, splendido palazzo antonelliano situato nel centro di Novara, a pochissimi passi dalla Cupola di San Gaudenzio – altro gioiello antonelliano – è rimasta abbandonata per alcuni decenni e al suo aspetto elegante e signorile si è aggiunto un fascino sempre più sinistro e spettrale, finché tra 2009 e 2010 un’associazione di volontari, il Comitato d’Amore per Casa Bossi, si è costituita appositamente per farla tornare a nuova vita, ripulendola e rendendo accessibili al pubblico alcune parti esterne ed interne, aprendola sia per visite sia per eventi culturali. In poco tempo i riflettori si sono di nuovo accesi su questa villa tanto cara ai novaresi, al punto che è arrivata al secondo posto nell’edizione 2010 dell’iniziativa FAI “I luoghi del cuore” ed è presto diventata fonte di ispirazione per diversi artisti locali che vi hanno girato cortometraggi e videoclip (l’ultimo è Ossigeno della rock band novarese Park Avenue), allestito installazioni e mostre, senza contare che era già stata protagonista nel 1996 del romanzo di Sebastiano Vassalli Cuore di pietra. Tutto questo fermento intorno a Casa Bossi, creato anche attraverso conferenze e dibattiti con autorità e semplici cittadini, ha finalmente portato ad ottenere un contributo economico che si spera possa riportare la villa alla sua antica bellezza.

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Intanto però le attività del Comitato d’Amore non si fermano e tra fine agosto e metà ottobre la dimora riaprirà al pubblico per una serie di eventi culturali fra teatro, musica e libri con ingresso ad offerta libera. Tutte le serate avranno inizio alle 21.00, mentre la mostra omaggio al fotografo Gabriele Basilico, recentemente scomparso, seguirà il seguente orario: venerdì 16.00 – 18.30, sabato e domenica 10.00 – 12.30 / 15.30 – 18.30.

Per ulteriori informazioni su Casa Bossi, sugli eventi, sulle attività del Comitato e su come sostenerle potete visitare il sito o iscrivervi al gruppo Fb.

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Clarissa Egle Mambrini

“L’ospite più brillante di un party potrebbe benissimo essere un killer psicopatico”.
(Alfred Hitchcock)

MILANO – Se siete appassionati di cinema avete tempo fino al 22 settembre per visitare la mostra su Alfred Hitchcock allestita a Palazzo Reale. Promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Alef – cultural project management con la collaborazione speciale della Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment, l’esposizione, inaugurata lo scorso 21 giugno, presenta settanta fotografie e contenuti speciali appartenenti proprio alla major americana, che produsse i film del maestro del brivido dal 1940 al 1976.

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Nelle prime sale il visitatore è introdotto nell’universo hitchcockiano attraverso una panoramica sull’intera filmografia senza tralasciare cenni biografici e interessanti aneddoti (per esempio, lo sapevate che Nodo alla gola, del 1948, è interamente girato in piano sequenza?). In una sala dedicata si hanno inoltre modo di vedere alcuni celebri cammei del regista all’interno dei suoi film (il primo risale al 1927, ne Il pensionante): questa pratica, nata per necessità poi diventata un rito superstizioso e infine una gag, è un vero e proprio marchio di fabbrica di Hitchcock e indubbiamente è un elemento da cui traspare il suo senso dell’umorismo, «sintetico e pungente», così come dalle sue frasi disseminate qua e là lungo il percorso espositivo.
La parte centrale della mostra è invece dedicata a quattro pietre miliari nella produzione del regista inglese: La finestra sul cortile (1954), La donna che visse due volte (1958), Psycho (1960), Gli uccelli (1963). Oltre ad immergersi nei set e a scoprire interessanti curiosità sui film stessi, su Hitch e sugli attori, il visitatore può apprezzare anche l’aspetto estremamente innovativo di molte opere del maestro: dietro ogni momento di terrore, infatti, si celano un’attenta ricerca e un sapiente uso delle immagini, spesso uniti all’utilizzo di effetti speciali nuovi per l’epoca. Basti dire che la celeberrima scena della doccia in Psycho, che dura circa 45 secondi, fu realizzata in ben 7 giorni di riprese; per non parlare dei quasi 3 anni di preparativi che richiese la complessità tecnica de Gli uccelli, in cui furono introdotte numerose innovazioni sia nel campo degli effetti speciali sia in quello del suono. L’aspetto innovativo di quest’ultimo film sta inoltre nel fatto di aver trasformato in mostri degli animali realmente esistenti, quotidiani, come a significare una vendetta della natura sull’uomo – motivo che avrebbe ispirato Lo squalo di Steven Spielberg poco più di dieci anni dopo, ma non solo: come dimostra un documentario visibile nel corso dell’esposizione, infatti, nel genere “mostruoso” molti sarebbero stati gli eredi diretti ed indiretti di Hitchcock. Particolare ne Gli uccelli è anche la colonna sonora, costituita esclusivamente da rumori di volatili rielaborati meccanicamente attraverso lo studio tratonium.
La musica era del resto molto importante per il regista, il quale collaborò soprattutto con il compositore Bernard Herrmann, autore per esempio della colonna sonora di Psycho, il cui celebre ed inquietante motivo è tra l’altro udibile dai visitatori dall’inizio alla fine della mostra insieme all’altrettanto nota sigla delle serie televisive di telefilm diretti da Hitchcock. Proprio al rapporto con la musica è dedicata l’ultima sala espositiva.
Durante il percorso, il visitatore può approfondire la conoscenza del grande regista grazie ai video-interventi del critico cinematografico Gianni Canova, che definisce il cinema di Hitchcock un cinema di immagini, poiché la parte visiva ha un’importanza elevata e centrale come difficilmente accade – soprattutto nei film d’oggi -, il che riporta il cinema alle sue origini di arte essenzialmente visiva. Il critico sottolinea inoltre la contemporaneità dei temi trattati in alcune pellicole, prima fra tutte La donna che visse due volte, per la sua angosciante trama psicologica.
Spazio è ovviamente dedicato alle donne del regista: non solo alle bellissime e algide bionde protagoniste di molti suoi film, come Grace Kelly e Kim Novak, ma anche alla onnipresente moglie Alma Reville, sua preziosa e fondamentale collaboratrice, come raccontato nel recente film di Sacha Gervasi in cui la coppia è interpretata da Anthony Hopkins e Helen Mirren.
Se avete quindi un’ora e mezza di tempo, approfittatene per visitare questa mostra: non rimarrete delusi! E se ci andrete martedì 13 agosto, giorno del compleanno del maestro, riceverete in regalo il manifesto ufficiale della mostra.

Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
21 giugno – 22 settembre 2013
Palazzo Reale, Milano

Orari
lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Biglietti
€ 8,00 intero
€ 6,50 ridotto

€ 4,00 ridotto speciale

Per maggiori informazioni: http://ilmaestrodelbrivido.com/info@ilmaestrodelbrivido.com

Clarissa Egle Mambrini