Foto di Stefano Nai

Foto di Stefano Nai

NOVARA – Il solstizio d’estate per i soci di “RI-NASCITA” si è tinto dei colori dell’arte e delle melodie blues. Per la sera di sabato 21 giugno, infatti, l’associazione ha organizzato l’ultimo appuntamento della sua stagione inaugurale (l’attività riprenderà a settembre), un evento ricco cui hanno aderito decine di persone con grande entusiasmo e partecipazione.

 

From stairs to stars ovvero Dalle scale alle stelle – questo il titolo della serata – è cominciata nel salotto del primo piano, dove è stata allestita una piccola esposizione delle opere di Michele Micheletti e di Federica Protti, artisti per passione, entrambi nati nel 1963, che nel mese di aprile a Milano hanno esordito insieme con la loro prima mostra.

«Ho iniziato a dipingere due anni fa, trascinato da Federica, ma nella vita di tutti i giorni lavoro nell’editoria. Sono redattore, copywriter e in generale dunque svolgo una professione che implica una parte creativa oltre che conoscenze di grafica. Questo background in effetti è poi riscontrabile nei miei quadri, costituti soprattutto da lettere» mi spiega Michele.
«Spesso abbozzo l’idea iniziale su un foglietto, di quelli che si usano in ufficio. Da lì passo successivamente al supporto vero e proprio, che è ovviamente più grande ma non necessariamente la classica tela da pittore, e utilizzo pennarelli a smalto e colori acrilici».

"Blush" di Michele Micheletti (Foto di Stefano Nai)

“Blush” di Michele Micheletti (Foto di Stefano Nai)

 

"If I forget you, o Jerusalem, let my right hand wither" di Michele Micheletti

“If I forget you, o Jerusalem, let my right hand wither” di Michele Micheletti

Michele infatti, mentre mi illustra alcune sue opere esposte – fra cui la prima in assoluto, Blush, poi “If I forget you, o Jerusalem, let my right hand wither” (“Se ti dimentico, Gerusalemme, si secchi la mia mano destra”, versetto tratto dal Libro dei Salmi), ispirata ad un viaggio fatto laggiù, e Armenia – me ne indica in particolare alcune che si distinguono per i supporti alquanto originali: una serie di cartelli di “Divieto di caccia” ormai vecchi ed inutilizzati ritornati a nuova vita e resi estremamente vivaci e simpatici grazie all’uso di tanti colori nonché un gruppo di cartoni circolari, anch’essi dalle cromie accattivanti, che in origine erano comunissimi fondi di torte confezionate.
«Quando dipingo non mi ispiro ad un artista o ad una corrente, così come non c’è un motivo o un significato per cui disegno certe lettere piuttosto che altre. Però in effetti qualche quadro potrebbe richiamare lo stile futurista o della Pop Art».

DIVIETI DI CACCIA di Michele Micheletti (Foto di Paola Deandrea)

DIVIETI DI CACCIA di Michele Micheletti (Foto di Paola Deandrea)

 

Federica invece è un architetto. «Io dipingevo già tra i 18 e i 21 anni, quando frequentavo la Scuola di Grafica. Poi gli impegni della vita mi hanno allontanata da questa passione, finché nel 2005 ho sentito la necessità mentale di riaccostarmi alla pittura, facendone il mio hobby principale».

"Woman at work" di Federica Protti (Foto di Stefano Nai)

“Woman at work” di Federica Protti (Foto di Stefano Nai)

Le sue opere sono caratterizzate da astrattismo e colori intensi e in diversi casi ben si adatterebbero ad essere trasformate in tessuti, idea che lei stessa accarezza e spera di realizzare a breve.
«Non mi dispiacerebbe affatto creare degli abiti con i soggetti dei miei quadri. Hai presente quei bei vestiti in stile etnico?».
Certo, eccome! E perché non anche delle borse?
«È vero, hai ragione, potrei farne anche delle borse!» risponde Federica mentre mi mostra le sue opere, fra le quali la prima, In memoria di una cravatta, nata da un simpatico episodio fra amici.

"Party" di Federica Protti

“Party” di Federica Protti

I suoi quadri non hanno origine solo dall’estro del momento e dalla voglia di dipingere, ma anche da fatti reali e di cronaca oppure dalla letteratura: ne sono esempi quello dedicato alla lapidazione di una donna in Medio Oriente, un altro dedicato a delle crocifissioni a Gaza e un altro ancora a Le città invisibili di Italo Calvino. E poi ce n’è uno creato su richiesta di una ragazza per il proprio fidanzato.
Anche Federica, che usa colori a tempera, non si serve necessariamente dei supporti classici: ne sono dimostrazione Party, natura morta con bottiglie vuote al termine di una festa, e Processione, ispirato ad una processione religiosa in Calabria, terra a cui l’autrice è molto legata, entrambi dipinti sui fondi di scatole di vino.

Ai primi di luglio i due artisti novaresi hanno partecipato a Studi aperti – Arts Festival, rassegna multidisciplinare internazionale che si tiene dal 2005 ad Ameno, sul lago Maggiore.

"Gaza" di Federica Protti

“Gaza” di Federica Protti

 

In un angolo del salotto di “RI-NASCITA” quella sera è stato creato inoltre uno spazio per il mondo tenero e colorato di Coccolo, un libro per bambini della creativa Raffaella Castagnadiplomata all’Accademia dei Belle Arti di Brera e da anni attiva nell’editoria per l’infanzia: «Si tratta di una storia per i più piccoli, immagini senza parole con un filo conduttore (un piccolo pezzo di stoffa) che parte da due foglie, passa per le formichine e per un gatto, un granchio e un topolino cucirino… sino ad un Coccolo che prende forma e alla dolce ninna nanna che addormenta il piccolo bimbo. Nel libro si trovano le istruzioni per costruire un vero e proprio COCCOLO e le indicazioni per scaricare dal sito una ninna nanna suonata con l’arpa».

Raffaella Castagna con "Coccolo" - Foto di Paola Deandrea

Raffaella Castagna con “Coccolo” (Foto di Paola Deandrea)

 

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Dopo aver nutrito gli occhi con le opere di Michele e di Federica, talune appese a delle scale a pioli, ed essere tornati bambini con le creature di Raffaella, si sono saliti altri scalini e si è giunti al piano superiore dell’associazione, direttamente sul terrazzo, dove si è svolto un concerto blues con un panorama da cartolina dominato dal campanile del Duomo e dalla Cupola di San Gaudenzio.

Jake Walker e Italo Colombo (Foto di Paola Deandrea)

Jake Walker e Italo Colombo (Foto di Paola Deandrea)

Ad esibirsi Jake Walker (chitarra e voce), considerato l’Ambasciatore del blues di New York, e Italo Colombo (armonica), fondatore della Locomotion Blues Band. I due hanno proposto un inedito concerto in chiave semiacustica, eseguendo brani estratti dal cd solista di Jake, Confidence Man (2008) – prodotto e mixato da Elliot Mazer (produttore di Janis Joplin, Neil Young, The Band, Mike Bloomfield, Santana, The Who) – e pezzi storici come Iko, Iko di James “Sugar Boy” Crawford, una canzone in stile New Orleans che mescola blues bianco e blues nero, Dead Presidents di Little Walter, Sittin’ on the top of the world, un traditional degli anni ’20 reso celebre da Howlin’ Wolf nel 1957, senza contare le rivisitazioni di canzoni non prettamente blues, come  It takes a lot to laugh, it takes a train to cry di Bob Dylan e Friend of devil dei Grateful Dead. Il pubblico, stipatissimo, ha seguito con interesse e partecipazione crescenti l’esibizione, che ha man mano scaldato l’atmosfera con ritmi accattivanti e coinvolgenti.
«Io e Jake ci siamo conosciuti 5 anni fa e da allora è iniziata la nostra collaborazione, che lo ha portato a scegliere in seguito la mia band come gruppo di supporto dei suoi tour italiani e anche di alcune date all’estero, come per esempio pochi giorni fa, quando abbiamo tenuto dei concerti al “Festival In Wires” a Uzice in Serbia» racconta Italo, che i soci di “RI-NASCITA” hanno già avuto modo di apprezzare parecchie volte.

Jake Walker (Foto di Stefano Nai)

Jake Walker (Foto di Stefano Nai)

«Il mio primo tour in Italia è stato nel febbraio 2009 con Luca Loppo Tonani e Giancarlo Cova, con i quali mi sono esibito in diversi posti, fra cui il Gilgamesh Blues Festival a Torino e il Paprika Jazz Club di Dalmine (BG), ma nel vostro Paese sono stato per la prima volta in assoluto venti anni esatti fa, durante un viaggio verso la Grecia» mi spiega Jake, che ai primi di luglio si è esibito anche in Calabria e in questi giorni si sta preparando per tornare a New York.
«Non ero ancora stato a Novara. Quel poco che sto vedendo stasera, però, mi piace molto. Bella la città e belle le persone». Calcolando che di solito chi viene da fuori (ma anche chi ci abita) non si esprime molto positivamente sulla vitalità dei novaresi, questo complimento non può che farci grande piacere. Evidentemente approcciarsi per la prima volta a Novara passando per “RI-NASCITA” fa la differenza!
Jake è una stella nascente del circuito blues internazionale ed è considerato uno dei più espressivi performer di New York City. Il suo stile si caratterizza per la fusione fra classica tradizione blues e rock, sonorità più contemporanee e materiale originale di ottimo livello, qualità che gli hanno permesso di conquistare migliaia di fans anche in Europa, dove, oltre che in Italia e in Serbia, si è esibito in Inghilterra, Germania, Olanda e Belgio.
«Amo la musica fin da bambino. Mia sorella aveva uno stereo in camera sua e io ero solito andarci per ascoltare i suoi dischi. Aveva quelli dei Beatles, che erano i miei preferiti, di Elvis, dei Bee Gees e dei Beach Boys» mi racconta Jake. «Ho avuto la mia prima chitarra a 11 anni e fino a 16 anni ho studiato musica con diversi insegnanti. Dopo di che ho sempre fatto da autodidatta, ascoltando e suonando».
Ha iniziato la sua carriera nella Tampa Bay in Florida per poi raccogliere il successo definitivo a New York City, dove in breve tempo è diventato un nome di riferimento nei migliori club della Grande Mela. Il suo calendario è sempre fitto di concerti e negli anni ha raccolto importanti riconoscimenti. Fra i progetti imminenti un nuovo disco: «Ho iniziato a registrarlo a maggio e spero di finirlo per settembre o ottobre».
Alla domanda su come mai ha scelto proprio il blues e non un altro genere, Jake risponde senza esitazioni: «Penso che sia stato il blues a scegliere me e non viceversa. Ascoltare B.B. King e Clapton mi ha colpito come una sbronza: mi sono venuti i brividi e mi sono sentito al settimo cielo, era così potente. Ciò che amo del blues è che strappa via tutto il superfluo e lascia appena la pura emozione in una forma molto ben definita. Suonarlo è come un esercizio di meditazione perché tu devi creare qualcosa di nuovo con ben pochi strumenti e un sacco di regole. Fa sentire bene chiunque e questo è l’essenziale».

Italo Colombo (Foto di Stefano Nai)

Italo Colombo (Foto di Stefano Nai)

L’iter musicale di Italo, che nella vita di tutti i giorni fa il geologo, è altrettanto interessante, come lui stesso mi riferisce: «Ho cominciato a suonare da ragazzino con un’armonica cinese ascoltando Graham Nash e John Mayall, poi sono passato anche alla chitarra, usando quella di mio fratello maggiore. Però, nonostante la musica mi piacesse tantissimo, non pensavo assolutamente a seguire un regolare corso di studi né tanto meno a farne una professione. È stato un mio collega che, quando avevo 30 anni, rimase impressionato da come suonavo l’armonica e così mi convinse ad esibirmi con lui (chitarrista) e in pubblico. Da allora le esperienze si sono susseguite e c’è stato un costante miglioramento nello strumento e nei rapporti con gli altri musicisti. Ma la crescita netta, sia di cultura musicale sia nello strumento sia nell’interplay con gli altri musicisti, si è verificata intorno ai 40 anni, quando è avvenuto l’incontro con il blues. Ritengo che, finché un musicista non affonda le mani nel blues, non possa comprendere che cosa sia la musica dell’anima e cosa voglia dire giocare in mezzo alle note. Ho cambiato completamente modo di sentire, intendere e interpretare la musica. E poi i concerti che diventavano sempre più importanti, su palchi più grandi, in festival prestigiosi, fino a relazionarmi con i professionisti italiani e americani. Tutto questo è stato costruito con piccoli passi giorno dopo giorno, senza avere l’ambizione di arrivare da qualche parte, ma con il desiderio di fare le cose sempre meglio e che dessero soddisfazione. Dal 2003 ad oggi mi sono esibito molte volte in Germania e in altri posti in giro per l’Europa. Adesso da 3 anni, dopo aver suonato in formazioni create da altri, ho una mia band, con cui mi dedico al linguaggio blues dal Chicago style fino a quello della Louisiana e del delta del Mississippi in una sorta di viaggio al contrario».

Jake Walker, Maria Olivero, Italo Colombo (Foto di Luigi Uslenghi)

Jake Walker, Maria Olivero, Italo Colombo (Foto di Luigi Uslenghi)

Nella seconda parte della serata, inoltre, è intervenuta come ospite a sorpresa Maria Olivero, madrina di “RI-NASCITA”, che insieme a Jake e Italo ha eseguito due cavalli di battaglia del suo repertorio ovvero You drive me wild e Crimson and Clover di Joan Jett and The Blackhearts.

Al termine del concerto ovviamente tanti applausi e diversi spettatori in coda per farsi autografare da Jake il suo cd.
L’appuntamento con gli eventi di “RI-NASCITA” è quindi per settembre.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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