La settimana prossima, in occasione della Pasqua, andrà in scena una nuova produzione del Balletto di Milano, Passione Mozart. Riporto qui di seguito il comunicato stampa.

C. E. M.

 

16, 17, 18 aprile, ore 20.30 – Teatro di Milano (Via Fezzan, 11)
PASSIONE MOZART
Balletto in due atti su musiche di W. A. Mozart
Coreografie e costumi Federico Veratti
Scene Marco Pesta
Lighting Designer Lorenzo Pagella
Regia Marco Daverio
Personaggi e interpreti: Gesù (Alessandro Torrielli), Giuda/Erode (Federico Veratti), Maria (Giulia Simontacchi), Giovanni (Federico Mella), Pietro (Akos Barat), Caifa (Alessandro Orlando), Ponzio Pilato/Anna (Simone Maier), Claudia Procula (Giulia Paris), Maddalena/Angelo (Alessia Campidori), Barabba (Giulia Montesello), Danza del ventre (Angelica Gismondo), Cieco (Davide D’Elia)
Produzione Balletto di Milano


Locandina (2)

Passione Mozart unisce due elementi che hanno segnato la storia dell’intera umanità, la musica di Mozart e la figura di Gesù Cristo, riscoprendo un genere artistico che ha rivestito una particolare importanza nel corso dei secoli: la sacra rappresentazione. Fin dagli albori della civiltà infatti l’uomo sentì l’esigenza di rappresentare, mediante il linguaggio gestuale e soprattutto la danza, i propri sentimenti religiosi. Riti propiziatori con movimenti, scene di caccia e, più in generale, narrazioni di eventi prodigiosi si possono in qualche maniera far rientrare in quel complesso concetto che viene comunemente sintetizzato con la dicitura “rappresentazione sacra”.
La scelta delle musiche di Mozart come base musicale deriva dalla convinzione che la sua musica, come ebbe modo di scrivere il teologo Hans Kung, contenga delle tracce di trascendenza che meglio di ogni altra avvicinano l’ascoltatore ad un’esperienza col divino. Sono stati inoltre inseriti alcuni arrangiamenti con strumenti orientali e motivi popolari egiziano-palestinesi ad opera del musicista francese Huges de Courson per creare un’atmosfera che tenesse conto dell’ambiente originale in cui hanno avuto luogo le vicende della passione e per rappresentare la portata universale del messaggio cristiano attraverso una scelta musicale che unisse due mondi, oriente ed occidente, in un’unica partitura.
Di straordinario impatto ed efficace la scenografia di Marco Pesta: bancali spostati e posizionati dai danzatori per rappresentare le varie scene in un’essenzialità che punta a valorizzare la coreografia, altrettanto straordinaria, di Federico Veratti.

Un momento durante le prove

Un momento durante le prove

Note di regia di Marco Daverio
Affrontare la figura di Cristo pone un regista di fronte a scelte molto delicate. Come sarà il mio Gesù? Storico come quello di Zeffirelli? Rivoluzionario come quello di Pasolini? Oppure hippie come quello di Loyd Webber? E se compito di una regia, come sosteneva Wagner, è rendere attivo lo spettatore coinvolgendolo nel dramma, quale Cristo proporre ad una platea dei giorni nostri per stimolarne la partecipazione e provocare una presa di posizione? Come rendere attuale una serie di eventi accaduti migliaia di anni fa? E soprattutto, come farlo nel rispetto del testo originale e della sensibilità dei fedeli? Certo, una rappresentazione storico didascalica della passione sarebbe stata la risposta più facile e rispettosa della tradizione, levando il regista da ogni rischio; una Via Crucis resa più spettacolare dalla bravura dei ballerini e più commovente dal sottofondo musicale di Mozart. Ma non sarebbe stato forse riduttivo puntare tutto sull’estetica e sul coinvolgimento emotivo? La passione di Cristo è indubbiamente commovente ma contiene anche e soprattutto un profondo messaggio teologico e sociale. Ecco, il teatro è forse il posto giusto dove dare spazio a questa componente. Come? Anziché rispondere subito alla domanda iniziale, come sarebbe oggi il Gesù protagonista di questa passione, ho spostato l’attenzione sui personaggi che gli stanno intorno, a partire dai più umili: il cieco, il paralitico, l’indemoniato, l’adultera e soprattutto i poveri, i tanti poveri a cui non ha mai negato il suo aiuto. Chi potrebbero essere oggi costoro? Non è poi così difficile scoprirlo. Basta andare in uno dei tanti centri della Caritas e conoscere le persone che ogni giorno assiste: i senza tetto, i malati, gli extracomunitari, i portatori di handicap. Sventurati che esattamente come allora vengono emarginati da una società indifferente e crudele. Di diverso ci sono casomai nuove forme di povertà come i precari, i disoccupati, i padri separati che vivono nell’auto… Partendo dai più piccoli ho scoperto la strada per una regia innovativa. Immediatamente ho realizzato come Caifa rappresentasse il potere e la corruzione, Pilato l’ambiguità, Erode l’opportunismo; il rimbalzare di quà e di là Gesù per ottenerne la sua condanna un esempio di burocrazia ipocrita e disumanizzante. E che dire dell’avidità di Giuda per il denaro? Tutti elementi purtroppo ancora attualissimi e immediatamente comprensibili da una platea contemporanea. Da qui la scelta di vestire i personaggi con abiti moderni, ambientare la vicenda tra i bancali di una fabbrica chiusa per la crisi, dare spazio alla rappresentazione delle nuove povertà che attanagliano la società moderna. Il tutto però cercando di rispettare le vicende narrate nel testo evangelico. Infine, una particolare attenzione l’ho dedicata al carattere ebraico della figura di Gesù, che nello spettacolo avrà sempre il capo coperto e i tipici capelli lunghi sulle tempie. Anche l’ultima cena è stata allestita come il tradizionale Seder Pasquale con gli alimenti della tradizione: sedano, agnello, pane non lievitato e uovo sodo.

 

Per informazioni e per acquistare i biglietti, visitate il sito del Teatro di Milano.

 

 

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