Archive for febbraio, 2014


A quasi tre mesi dall’uscita, qualche sera fa ho potuto finalmente vedere quel piccolo gioiello che è La mafia uccide solo d’estate, pellicola d’esordio di Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, veejay di MTV, inviato del programma “Le Iene”, autore televisivo, scrittore e già aiuto regista per Franco Zeffirelli e Marco Tullio Giordana.
Attraverso lo sguardo di Arturo, la sua infantile idolatria per Giulio Andreotti e i suoi vani tentativi per conquistare il cuore dell’amica Flora, il film racconta con leggerezza ed ironia vent’anni di mafia a Palermo, a partire dalla strage di Viale Lazio del 10 dicembre 1969 fino ad arrivare alle bombe di Capaci e di Via Adamelio del 1992.download
I sorrisi strappati al pubblico con garbo e raffinatezza non sono disgiunti però da momenti tristi e commoventi, che, anche grazie a filmati d’epoca, ricordano come un monito perenne la spietatezza della mafia e soprattutto la sua maschera di “normalità” che le ha permesso di infiltrarsi come un cancro incurabile nella vita quotidiana della gente comune per tanto (troppo) tempo. Il maggior merito di questo film, infatti, sta forse proprio in questo: nel mostrarci la “convivenza” a Palermo tra mafiosi, servitori dello Stato (veri o presunti) e le persone più o meno oneste e la passiva accettazione di tutto ciò (oltre alla conseguente omertà). Senza retorica e senza risultare ripetitivo rispetto alle numerose pellicole finora prodotte sull’argomento, La mafia uccide solo d’estate, vincitore del Premio del Pubblico al Torino Film Festival, riesce ad emozionare in profondità lo spettatore, ricordando gli “eroi” umani e semplici morti per combattere Cosa Nostra (Boris Giuliano, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), la collusione fra politica e mafia ed evidenziando come le stragi del 1992, dopo decenni di indifferenza, significarono un risveglio delle coscienze per i siciliani e non solo. Anche per i giovani protagonisti della storia, interpretati nella seconda parte del film dallo stesso Pif e da Cristiana Capotondi, e per altri personaggi le morti di Falcone e Borsellino diventano il punto di svolta, gli eventi dopo i quali non si possono più chiudere gli occhi e far finta di niente.
Ognuno di noi deve rendersi responsabile nella battaglia non solo contro Cosa Nostra ma contro il Male in generale, per non rendere vani i sacrifici di quegli “eroi buoni” che la pellicola ricorda e per costruire un domani migliore. Come afferma Arturo/Pif alla fine della vicenda: «Quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo, la seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla».

 locandina

 

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE
Regia di Pif
Soggetto e sceneggiatura di Pif, Michele Astori, Marco Martani
Cast: Pif, Cristiana Capotondi, Alex Bisconti, Ginevra Antona, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Barbara Tabita, Rosario Lisma, Antonio Alveario
Produzione: Wildside, Rai Cinema – Italia 2013
Durata: 90 minuti

 

Clarissa Egle Mambrini

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«Valentina unica, adorata da sempre e per sempre,
La vita non può cancellare l’amore. Lo muta ma non lo rinnega.
Perché l’amore, il bene quando sono veri sono eterni.
[…].
Lascia che ti stringa nelle mie braccia come sempre. Sei sempre stata e sarai sempre con me.
E nessuno può farci niente».

(Da una lettera scritta nel 1994 da Giorgio Strehler a Valentina Cortese,
sua compagna negli anni Sessanta.
In GIORGIO STREHLER, Lettere sul teatro, a cura di Stella Casiraghi, prefazione di Giovanni Raboni, Archinto, Milano, 2000)

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MILANO – Il 2014 all’Elfo Puccini si è aperto con un classico del teatro del Novecento, Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, una nuova produzione rimasta in cartellone tre settimane, durante le quali ha raccolto consensi di pubblico e critica. Diretto da Elio De Capitani, che ha anche ricoperto il ruolo del protagonista, Willy Loman, questo dramma, rappresentato per la prima volta nel 1949, è ancora oggi di sconvolgente attualità. L’allestimento si è mantenuto in gran parte fedele al testo originale, concedendosi qualche libertà nella disposizione della scenografia e in alcune scene rispetto alle indicazioni dell’autore che però non ha minimamente snaturato la pièce, a cui De Capitani ha dato un proprio tocco personale iniziando lo spettacolo con il rumore assordante di un incidente automobilistico (prefigurazione del finale), i personaggi nella penombra disposti come in un quadro all’apertura del sipario e i due fratelli Happy e Biff Loman (Marco BonadeiAngelo Di Genio) che lottano completamente nudi prima di infilarsi sotto la doccia.

Foto di Laila Pozzo/Nep-Photo

Foto di Laila Pozzo/Nep-Photo

Una delle caratteristiche che più affascinano di questo dramma, che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi The Inside of His Head, è il continuo alternarsi di passato e presente, letteralmente mescolati insieme e portati avanti di pari passo nel corso della messinscena a significare la loro simultanea presenza nella vita – o meglio, nella mente – del protagonista ed in particolare negli ultimi suoi due giorni, quando, ormai sopraffatto dai fallimenti e dai rimorsi, stanco, deluso e privo di speranze, decide di farla finita per sempre. Willy Loman, commesso viaggiatore di 63 anni, è vittima del sogno americano: ha passato infatti la sua vita ad inseguire l’utopia del benessere economico, credendosi bravissimo nel proprio mestiere – addirittura il migliore – e costruendosi nella propria mente la famiglia perfetta, all’altezza di questo sogno: una moglie fedele e amorevole, due figli sani e forti, pieni di potenzialità e destinati a luminose carriere, una casa completa di elettrodomestici e ovviamente un’automobile. Ma la realtà è andata diversamente e quando il figlio Biff trova finalmente il coraggio di aprire gli occhi al padre, dichiarando il fallimento dell’intera loro esistenza, costruita solo sull’apparenza e la menzogna, Willy, che tra l’altro è stato licenziato da poche ore, non resiste alla sconfitta.
«Willy. Ho pagato l’ultima rata della casa oggi. Oggi caro. E la casa è vuota. Abbiamo pagato tutti i debiti.» dirà la moglie Linda (Cristina Crippa) sulla tomba del protagonista nel giorno del funerale, quasi un’ulteriore beffa di quel “sogno avvelenato” (la definizione è di Peter Kammerer) che ha minato quotidianamente l’esistenza dei Loman. Per avere e mantenere i simboli del benessere, questa famiglia – così come molte anche ai giorni nostri – ha pagato rate tutta la vita, ogni mese. E quando finalmente i debiti si estinguono, non resta più nessuno a godere di quel benessere oppure nel frattempo gli oggetti si sono addirittura già rotti in modo irreparabile.
Impossibile non commuoversi e non riflettere di fronte alla messinscena di un dramma così inaspettatamente vicino a noi e alla nostra società, in cui il consumismo dilagante e il prevalere dell’apparenza sulla realtà rischiano di trasformarci sempre più spesso in tanti disperati Willy Loman.

Foto di Laila Pozzo/Nep-Photo

Foto di Laila Pozzo/Nep-Photo

Qualche lievissima défaillance nel parlato dei tre protagonisti maschili, perdonabile viste le 3 ore abbondanti di durata e trattandosi di una delle prime repliche, nulla ha tolto alla loro indiscutibile bravura e il giudizio estremamente positivo vale anche per il resto del cast (Federico VanniAndrea Germani, Gabriele Calindri, Vincenzo Zampa, Alice Redini, Marta Pizzigallo).
Una tirata d’orecchie invece va ai numerosi spettatori che in quella serata hanno lasciato accesi i telefoni cellulari, offrendo in diversi momenti dei brevi “concerti” fuori programma.

 

Dal 10 gennaio al 2 febbraio 2014 – Sala Shakespeare, Teatro Elfo Puccini, Milano
MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE
Dramma in due atti e un requiem di Arthur Miller
Traduzione di Masolino D’Amico
Regia Elio De Capitani
Scene e costumi Carlo Sala
Suono Giuseppe Marzoli
Con Elio De Capitani (Willy Loman), Cristina Crippa (Linda Loman), Angelo di Genio (Biff Loman), Marco Bonadei (Happy Loman), Federico Vanni (Charley)*, Andrea Germani (Bernard), Gabriele Calindri (Ben), Vincenzo Zampa (Howard Wagner, Stanley), Alice Redini (La Donna, Letta), Marta Pizzigallo (Miss Forsythe, Jenny)
Voci dei figli di Howard Camilla e Caterina Erba
Assistente alla regia Anna Rita Signore
Assistente scene e costumi Elisabetta Pajoro
Produzione Teatro dell’Elfo con il contributo di Fondazione Cariplo

*Vanni ha ricoperto il ruolo fino al 20 gennaio. Dal 21 Charley è stato interpretato da Massimo Brizi.

 

Spettacolo visto martedì, 14 gennaio 2014

 

Clarissa Egle Mambrini

 

Teatro_org

Ecco a voi la bellissima recensione scritta da Elena Siri sul mio libro Il giovane Strehler. Da Novara al Piccolo Teatro di Milano e pubblicata sul sito italiano più importante e completo per quanto riguarda il mondo del teatro, Teatro. org.

 

Per leggerla cliccate questo link:

“IL GIOVANE STREHLER” – recensione di ELENA SIRI – www.teatro.org

 

Clarissa Egle Mambrini