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NOVARA – Dopo 35 anni di successi e più di 1000 repliche, lo scorso 13 novembre Mi voleva Strehler è finalmente approdato anche a Novara. Lo spettacolo, interpretato fin dal 1978 da Maurizio Micheli (anche autore insieme ad Umberto Simonetta) e diretto da Luca Sandri, è un vero e proprio one man show che diverte il pubblico per più di un’ora e mezza senza avere mai momenti morti. Seppure con qualche lieve modifica apportata per diminuirne la durata e non correre il rischio di annoiare gli spettatori odierni, abituati a ritmi più veloci rispetto ad una volta, Mi voleva Strehler è rimasto pressoché immutato dal giorno della sua prima rappresentazione, avvenuta al Teatro Gerolamo di Milano. Allora Giorgio Strehler e il suo Piccolo Teatro erano considerati il massimo cui un attore potesse ambire: essere diretti anche solo in una parte secondaria dal grande regista (ormai ritenuto in tutto il mondo il Regista del Novecento) e recitare sul palco di Via Rovello erano il sogno di una vita. Oggi il Piccolo rimane un’istituzione, ma purtroppo Strehler, a sedici anni dalla scomparsa, per molti sembra finito nel dimenticatoio – come dichiarato dallo stesso Micheli – e fra i giovani c’è addirittura chi ne ignora il nome.Strehler8
Lo spettacolo – tutto messo in scena su una pedana girevole che all’occorrenza è camerino, palcoscenico del locale di cabaret e appartamento del protagonista – verte sulla preparazione del provino che un attorucolo di cabaret deve sostenere di fronte a Strehler: l’evento atteso da una vita, che potrebbe finalmente significare una svolta per la propria carriera. La sera e la notte precedente al grande giorno Fabio Aldoresi – questo il nome del protagonista – è ovviamente preso dall’ansia e le pensa tutte pur di far colpo sul Maestro. Ogni volta gli sembra di aver trovato l’idea vincente, salvo accorgersi subito dopo che si tratta di una pensata strampalata che cerca immediatamente di sostituire, senza riuscirci, con qualcosa di meglio. E così via per tutto lo spettacolo, durante il quale viene fatto rivivere il teatro italiano – e milanese in particolare – degli anni Sessanta e Settanta. I nomi citati, le canzoni sono quelli di allora e basta accennarli per calare lo spettatore indietro nel tempo, in una Milano che adesso sembra tanto lontana. Così come non mancano riferimenti ad altre realtà di quegli anni: il teatro alternativo, la protesta, il celeberrimo Living Theatre, l’impegno politico.
Momenti spassosi, fatti di una comicità esilarante e mai volgare, lasciano talvolta lo spazio ad una certa nostalgia per un’epoca perduta. Di Strehler, continuamente evocato, pare di rivedere e risentire i tratti caratteristici: la camminata nervosa su e giù dal palco durante le prove, l’inconfondibile dolcevita nero, la perenne insoddisfazione, la severità, la voce… Tanto che in alcuni passaggi viene spontaneo guardare giù in platea, fra le prime file, pensando di trovarlo là, mentre assiste al provino sgangherato di Aldoresi. Ma è solo un’ombra della fantasia, una fugace illusione teatrale. Che però grazie al sempreverde spettacolo di Micheli si perpetua continuamente, preservando la memoria del grande regista triestino.
Peccato che il Coccia quella sera fosse semivuoto… Fortunatamente il pubblico, seppure non numeroso, si è fatto sentire con frequenti risate e convinti applausi.

 

13 novembre 2013, Teatro Coccia
MI VOLEVA STREHLER
di Umberto Simonetta e Maurizio Micheli
Regia Luca Sandri
Con Maurizio Micheli
Produzione Teatro Franco Parenti

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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