Archive for novembre, 2013


Contro violenza donne

Lunedì 25 novembre si celebrava la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Avrei voluto partecipare alla ricorrenza attraverso il mio blog, ma purtroppo la connessione internet ha deciso di lasciarmi a piedi proprio quel giorno. Da meno di 24 ore finalmente sono tornata sul web e, seppure in ritardo, pubblico ciò che avevo pensato di postare lunedì.

Per prima cosa il monologo Lo stupro, scritto e interpretato da Franca Rame, grandissima attrice ed autrice teatrale scomparsa sei mesi fa, che molto ha fatto per l’emancipazione femminile. In questo breve testo, in particolare, la Rame trovò la forza di raccontare lo stupro subito il 9 marzo 1973, quando venne rapita e violentata da alcuni neofascisti a causa delle sue idee politiche. Dopo averlo scritto, nel 1975, l’attrice lo interpretò dicendo di essersi ispirata ad una storia di cronaca. Solo tempo dopo avrebbe confessato la verità: la vittima di quel tremendo episodio, purtroppo simile a tanti altri compiuti ancora oggi, era proprio lei.
Qui propongo il video del monologo interpretato dalla Rame per la prima volta in televisione, ospite del programma condotto da Adriano Celentano Fantastico 1988: quindici minuti che sconvolsero mezza Italia e che mi auguro scuotano tuttora le coscienze.

 

Vorrei inoltre ricordare in questo mio modesto spazio una piccola grande donna, Malala Yousafzai, la ragazzina pakistana (classe 1997) che poco più di un anno fa fu ridotta in fin di vita da un gruppo di talebani che le spararono sull’autobus all’uscita da scuola. La sua colpa: documentare su un blog il loro regime, denunciandone i soprusi, soprattutto nei confronti dei diritti femminili. Nonostante le minacce ricevute anche dopo essere miracolosamente sopravvissuta a quell’attentato, Malala continua a battersi per migliorare la condizione delle donne nel proprio Paese e per garantire alle bambine il diritto allo studio. Perché «un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo». Candidata al Premio Nobel per la Pace 2013 (poi assegnato all’Organizzazione per la proibizione della armi chimiche), il 12 luglio, giorno del suo sedicesimo compleanno, ha tenuto un discorso al Palazzo delle Nazioni Unite a New York che ha commosso il mondo e di recente è stata insignita dal Parlamento Europeo del Premio Sakharov per la libertà di pensiero.
Qui di seguito il video del suo toccante intervento all’ONU.

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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NOVARA – Teatro Coccia gremito in ogni ordine di posti (come purtroppo non accade spesso) per il musical Frankenstein Junior della Compagnia della Rancia andato in scena il 16 e il 17 novembre: tanti ragazzi e famiglie anche con bambini al seguito, richiamati dal titolo celebre tratto dall’omonimo famosissimo film di Mel Brooks e dalla garanzia di qualità e professionalità di cui è sinonimo la compagnia diretta da Saverio Marconi, presente in sala insieme al novarese Marco Iacomelli, regista associato dello spettacolo e Direttore Artistico della neonata Scuola del Teatro Musicale che ha sede nei locali del Piccolo Coccia. FJ_scena_04

Il musical, versione italiana di quello scritto e musicato direttamente da Mel Brooks, ha debuttato un anno esatto fa, il 28 novembre 2012, al Teatro Brancaccio di Roma, ottenendo immediatamente un grande successo.
La storia del dottor Frederick Frankenstein, qui interpretato dal sempre bravo Giampiero Ingrassia, ha del resto appassionato schiere di spettatori di ogni età fin dalla sua comparsa sul grande schermo nel 1975, entrando a far parte delle cento commedie americane più amate di tutti i tempi.

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Ritmo, gags (spesso equivoche), buona musica, cast artistico e tecnico di alto livello, un’accurata scenografia che ricrea il più fedelmente possibile le ambientazioni del film (girato in bianco e nero come parodia delle pellicole anni Venti ed in particolare di quelle dedicate alla creatura nata dalla penna di Mary Shelley), accattivanti giochi di luce: questi gli ingredienti vincenti dello spettacolo, caratterizzato da alcuni elementi metateatrali e condito inoltre da alcune leggendarie battute che tutti gli appassionati di cinema conoscono a memoria e che non potevano certo mancare proprio qui. Così come immancabili erano il tema del violino e il duetto tra Frankenstein e il Mostro Puttin’ on the Ritz di Irving Berlin, uno dei momenti di maggior coinvolgimento del pubblico.

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Tante risate, quindi, e diversi applausi a scena aperta per tutti i simpatici protagonisti (Giulia Ottonello, Mauro Simone, Altea Russo, Valentina Gullace, Fabrizio Corucci, Felice Casciano, Davide Nebbia, Roberto Colombo, Michele Renzullo), che intanto proseguono il fortunato tour nel resto d’Italia.
Sarebbe bello vedere un pubblico così numeroso e variegato anche a spettacoli che non siano di puro e semplice svago come Frankenstein Junior, ma – per carità – non lamentiamoci e godiamoci questo trionfo.

 

FRANKENSTEIN JUNIOR – IL MUSICAL
Testo Mel Brooks e Thomas Meehan
Musica e liriche Mel Brooks
Traduzione in italiano Franco Travaglio
Regia e coreografie originali Susan Stroman
Regia Saverio Marconi
Regia associata Marco Iacomelli
Coreografie Gillian Bruce
Scenografie Gabriele Moreschi
Costumi Carla Accoramboni
Disegno luci Valerio Tiberi
Disegno fonico Enrico Porcelli
Trucco e acconciature Antonella Marinuzzi
Vocal Coach Lena Biolcati
Produzione Compagnia della Rancia

 

Spettacolo visto sabato, 16 novembre 2013

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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NOVARA – Dopo 35 anni di successi e più di 1000 repliche, lo scorso 13 novembre Mi voleva Strehler è finalmente approdato anche a Novara. Lo spettacolo, interpretato fin dal 1978 da Maurizio Micheli (anche autore insieme ad Umberto Simonetta) e diretto da Luca Sandri, è un vero e proprio one man show che diverte il pubblico per più di un’ora e mezza senza avere mai momenti morti. Seppure con qualche lieve modifica apportata per diminuirne la durata e non correre il rischio di annoiare gli spettatori odierni, abituati a ritmi più veloci rispetto ad una volta, Mi voleva Strehler è rimasto pressoché immutato dal giorno della sua prima rappresentazione, avvenuta al Teatro Gerolamo di Milano. Allora Giorgio Strehler e il suo Piccolo Teatro erano considerati il massimo cui un attore potesse ambire: essere diretti anche solo in una parte secondaria dal grande regista (ormai ritenuto in tutto il mondo il Regista del Novecento) e recitare sul palco di Via Rovello erano il sogno di una vita. Oggi il Piccolo rimane un’istituzione, ma purtroppo Strehler, a sedici anni dalla scomparsa, per molti sembra finito nel dimenticatoio – come dichiarato dallo stesso Micheli – e fra i giovani c’è addirittura chi ne ignora il nome.Strehler8
Lo spettacolo – tutto messo in scena su una pedana girevole che all’occorrenza è camerino, palcoscenico del locale di cabaret e appartamento del protagonista – verte sulla preparazione del provino che un attorucolo di cabaret deve sostenere di fronte a Strehler: l’evento atteso da una vita, che potrebbe finalmente significare una svolta per la propria carriera. La sera e la notte precedente al grande giorno Fabio Aldoresi – questo il nome del protagonista – è ovviamente preso dall’ansia e le pensa tutte pur di far colpo sul Maestro. Ogni volta gli sembra di aver trovato l’idea vincente, salvo accorgersi subito dopo che si tratta di una pensata strampalata che cerca immediatamente di sostituire, senza riuscirci, con qualcosa di meglio. E così via per tutto lo spettacolo, durante il quale viene fatto rivivere il teatro italiano – e milanese in particolare – degli anni Sessanta e Settanta. I nomi citati, le canzoni sono quelli di allora e basta accennarli per calare lo spettatore indietro nel tempo, in una Milano che adesso sembra tanto lontana. Così come non mancano riferimenti ad altre realtà di quegli anni: il teatro alternativo, la protesta, il celeberrimo Living Theatre, l’impegno politico.
Momenti spassosi, fatti di una comicità esilarante e mai volgare, lasciano talvolta lo spazio ad una certa nostalgia per un’epoca perduta. Di Strehler, continuamente evocato, pare di rivedere e risentire i tratti caratteristici: la camminata nervosa su e giù dal palco durante le prove, l’inconfondibile dolcevita nero, la perenne insoddisfazione, la severità, la voce… Tanto che in alcuni passaggi viene spontaneo guardare giù in platea, fra le prime file, pensando di trovarlo là, mentre assiste al provino sgangherato di Aldoresi. Ma è solo un’ombra della fantasia, una fugace illusione teatrale. Che però grazie al sempreverde spettacolo di Micheli si perpetua continuamente, preservando la memoria del grande regista triestino.
Peccato che il Coccia quella sera fosse semivuoto… Fortunatamente il pubblico, seppure non numeroso, si è fatto sentire con frequenti risate e convinti applausi.

 

13 novembre 2013, Teatro Coccia
MI VOLEVA STREHLER
di Umberto Simonetta e Maurizio Micheli
Regia Luca Sandri
Con Maurizio Micheli
Produzione Teatro Franco Parenti

 

Clarissa Egle Mambrini

 

NOVARA – Farà giorno è uno spettacolo che apre la mente e il cuore, di quelli che, tra un sorriso e una lacrima, toccano l’anima e rimangono indelebili nella memoria di chi ha avuto il piacere di assistervi. Peccato vedere dei posti vuoti (troppi!) al Teatro Coccia la sera del debutto nazionale lo scorso 9 novembre, tanto più se si considera che protagonista dell’evento era niente meno che Gianrico Tedeschi (93 anni di cui più di 60 di carriera), ma per fortuna gli spettatori presenti si sono fatti sentire applaudendo lungamente gli attori al termine della serata con un affetto e un calore spesso rari per i novaresi, prova quindi della perfetta riuscita di questo allestimento diretto da Piero Maccarinelli.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Superfluo dire della bravura di Tedeschi, che ha recitato per più di due ore con un carisma e una vitalità a dir poco invidiabili. Non sono stati da meno i suoi due compagni d’avventura, la moglie Marianella Laszlo, in scena solo nel secondo atto, e il giovane Alberto Onofrietti, ottimo coprotagonista e sorprendente rivelazione. Graditissima sorpresa è stato anche il testo di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, che ben mescola comicità e dramma affrontando tematiche tremendamente attuali ed urgenti, di fronte alle quali gli spettatori sono obbligati a riflettere ed interrogarsi. La vicenda, per la quale gli autori hanno tratto ispirazione da due episodi accaduti loro veramente (l’incontro fortuito con un gruppo di giovani fascisti e poi con un vecchio partigiano), racconta lo scontro/incontro fra l’anziano Renato, comunista ed ex partigiano, e Manuel, bullo “fascistello” e suo condomino. Il tutto prende le mosse dal momento in cui quest’ultimo investe involontariamente l’altro: per evitare la denuncia si offre di assisterlo gratuitamente in casa fino a quando non guarirà completamente. Il rapporto fra i due ovviamente all’inizio è pieno di contrasti, ma col passare del tempo si trasforma in un dialogo proficuo che costringe entrambi i personaggi ad ammettere debolezze e paure e a rimediare ad alcuni errori del passato. Renato e Manuel non sono simboli soltanto di due diverse ideologie bensì di modi antitetici di intendere la vita e di comportarsi nonché di nodi mai sciolti nella controversa storia del nostro Paese. A loro si aggiungerà, verso la fine, Aurora, la figlia cinquantenne di Renato con un passato da terrorista, che torna a casa inaspettatamente dopo trent’anni di assenza. E anche in questo caso lo scontro si trasformerà in confronto e riconciliazione.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Tanti i momenti in cui si sorride e si ride, altrettanti quelli in cui l’atmosfera diventa più malinconica e nostalgica facendo commuovere il pubblico, specialmente nel finale, illuminato dalla speranza. Lo spettatore comunque, nonostante la staticità della scena (tutto si svolge nella stanza di Renato) è costantemente coinvolto non solo col cuore ma anche con la mente grazie ai numerosi spunti di riflessione regalati da questo testo, che pur nella sua semplicità di linguaggio offre alcuni passaggi davvero degni di nota. Nella commedia non si parteggia per un personaggio o per un altro, viene data voce a tutti e tre, così come nella realtà si dovrebbe sempre fare per imparare a conoscere la Storia e a capire la contemporaneità. Cosa purtroppo ormai rara, soprattutto fra i giovanissimi, che crescono come se non avessero un passato. Proprio a loro forse sarebbe stato più che mai adatto questo spettacolo, efficace più di tante monotone ed impersonali lezioni di storia.

Foto di Piero Pesce

Foto di Piero Pesce

Dopo Novara, Farà giorno è già stato a Cormons (Gorizia) e Camaiore (Lucca); da martedì 19 novembre fino a domenica 1° dicembre è a Roma al Teatro Sala Umberto, mentre dal 3 al 22 dicembre sarà a Milano al Teatro Franco Parenti. Non lasciatevelo scappare!

 

9  e 10 novembre 2013, Teatro Coccia
FARÁ GIORNO
Commedia in due atti di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
Con Gianrico Tedeschi
e con Marianella Laszlo e Alberto Onofrietti
Regia Piero Maccarinelli
Assistente alla regia Alessandro Loi
Scene Paola Comencini
Produzione Artisti Riuniti
 

Spettacolo visto sabato, 9 novembre 2013

 

Clarissa Egle Mambrini