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Regia: Orson Welles
Soggetto e sceneggiatura: Orson Welles (dall’omonima tragedia di William Shakespeare)
Cast: Orson Welles (Macbeth), Jeanette Nolan (Lady Macbeth), Daniel O’Herlihy (Macduff), Edgar Barrier (Banquo), Roddy McDowall (Malcom), Erskine Sanford (Duncan), Alan Napier (Padre Santo), Christopher Welles (figlio di Macduff)
Fotografia: John L. Russel
Scenografia: Fred Ritter con la collaborazione di John McCarthy Jr. e James Redd
Costumi: Orson Welles, Fred Ritter e Adele Palmes
Musica: Jacques Ibert
Montaggio: Louis Lindsay
Produzione: Mercury Production, Republic Pictures – USA, 1947
Durata: 107 minuti (versione originale), 81 minuti (versione tagliata)

 

 

 

 

Macbeth, composta fra 1605 e 1606, è una delle più famose tragedie shakespeariane. Per la sua trama a tinte forti, densa di delitti, sete di potere e follia omicida, che va a scavare nelle zone più oscure dell’animo umano, è stata fonte di ispirazione per molti artisti ed è purtroppo oggi più che mai attuale, come ha voluto dimostrare per esempio il regista Andrea De Rosa nel suo discutibile adattamento andato in scena lo scorso inverno a Milano. Molto prima di questa recente versione, però, altre due arti affini si sono impossessate del dramma shakespeariano: il melodramma, con l’opera composta da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave e traduzione di Andrea Maffei (che tra l’altro venerdì e domenica inaugurerà la stagione del Coccia di Novara con l’insolita regia di Dario Argento), e il cinema, con alcuni film tra i quali uno dei più celebri è quello diretto e interpretato da Orson Welles nel 1947.

L’artista statunitense (1915-1985), celebre regista e protagonista di Quarto potere (Citizen Kane, 1941) – considerato da «Sight & Sound», rivista del British Film Institute, il film migliore di sempre e spodestato l’anno scorso da La donna che visse due volte (Vertigo, 1958) di Alfred Hitchcok – aveva già messo in scena il Macbeth in altri contesti prima di arrivare all’adattamento cinematografico. Si ricordano infatti il Voodoo Macbeth al Federal Theatre di Harlem (1936), ambientato ad Haiti ed interpretato da attori di colore, l’allestimento allo University Theatre di Salt Lake City per lo Utah Centennial Festival (1947) – che fu quello più influente sul film – e le versioni radiofonica (1937) e discografica (1939) con la compagnia Mercury Theatre, da lui fondata.
Fra teatro e cinema Welles adattò anche altri drammi del bardo inglese, ma a quanto pare fu questo il suo prediletto, presentando il maggior numero di messe in scena.


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Profondamente convinto del fatto che Shakespeare sia molto facile da portare in scena se preceduto da un intenso periodo di prove, il poliedrico artista si prese quattro mesi per le prove con gli attori e dopo di che, in soli 23 giorni nell’estate del 1947, effettuò le riprese del film in uno studio della Republic con un budget limitatissimo di 65 mila dollari.

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Questa povertà di tempi ma soprattutto di mezzi è purtroppo evidente nella pellicola, in cui i cinque atti della tragedia teatrale sono condensati in un’ora e venti minuti, i costumi e le scenografie, volutamente espressionistiche, appaiono piuttosto rudimentali e talvolta visibilmente finti, tanto da suscitare addirittura qualche sorriso quando si vedono questi prodi cavalieri scozzesi abbigliati e acconciati come lontani parenti di Gengis Khan e Macbeth, nella battaglia finale, con una corona assai simile a quella della Statua della Libertà. L’ambientazione è volutamente indefinita, probabilmente a sottolineare la costante attualità e universalità della vicenda narrata; diciamo che è accostabile ad un medioevo senza tempo, come nelle fiabe.

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Una volta ultimato e montato, il film continuò ad avere vita travagliata. Visto infatti l’esito disastroso  dell’anteprima, si optò per l’eliminazione dell’accento scozzese dei personaggi e il taglio di alcune scene, cosa che costrinse il regista a registrare nuovamente il parlato della pellicola e a ridurla da 107 a 81 minuti, lasciando cadere nell’oblio elementi che forse avrebbero potuto contribuire ad un migliore risultato nel lungo periodo, come per esempio un piano sequenza di dieci minuti, l’originalità del montaggio e una lunga ouverture musicale all’inizio della storia.

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Evidentemente anche Welles subì la maledizione di Macbeth nota nel mondo del teatro. Il dramma shakespeariano, infatti, fu spesso accompagnato da eventi funesti, a partire dalla prima rappresentazione, durante la quale l’attore che interpretava Lady Macbeth morì sul palco colpito da una febbre fulminante e fu rimpiazzato dall’autore stesso. Essendo i teatranti molto superstiziosi, è difficile trovare artisti disposti a metterlo in scena e addirittura si ricorre a diversi espedienti pur di non nominarne esplicitamente il titolo, perché già quello potrebbe essere fonte di sventure.

Consiglio in ogni caso la visione del film di Welles, che fra le molte critiche ricevette anche alcuni consensi autorevoli, come quello di Jean Cocteau che gli attribuì «una forza selvaggia e disinvolta».

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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