Come sicuramente molti di voi sapranno, oggi è la Giornata Mondiale del Teatro. Questa ricorrenza fu ideata nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro e celebrata per la prima volta il 27 marzo 1962 con lo scopo «di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.».mascaras-del-teatro3
Ogni anno una personalità del mondo del teatro o ad esso affine viene invitata ad esprimere un “messaggio internazionale” centrato sul Teatro e sulla Pace tra i popoli. Ad “aprire le danze” nel 1962 fu niente meno che Jean Cocteau; da allora ad oggi moltissimi i nomi illustri chiamati a formulare il messaggio: Arthur Miller, Pablo Neruda, Maurice Bejart, Peter Brook, Luchino Visconti, Umberto Orsini, Ariane Mnouchkine, John Malkovich… solo per citarne alcuni. Quest’anno il compito è stato affidato al Nobel per la letteratura Dario Fo. Il messaggio, dopo esser stato ovviamente tradotto in diverse lingue, dovrebbe teoricamente essere letto al pubblico di tutto il mondo in occasione degli spettacoli teatrali messi in scena proprio la sera del 27 marzo e diffuso ovunque attraverso i mass media; a ciò dovrebbero aggiungersi iniziative particolari create appositamente per celebrare questa antichissima forma d’arte, le cui origini risalgono alla Grecia del V secolo a. C. (e da lì proviene anche l’etimologia della parola: θέατρον, theatron cioè “luogo in cui si vede qualcosa” dal verbo θεάομαι, theaomai che significa “vedo”).
Sulla considerazione di cui godono il teatro e la cultura in Italia credo non ci sia bisogno di dire nulla (la situazione, purtroppo, è risaputamente tragica). Ciò che però forse può farci sperare è assistere al moltiplicarsi dell’interesse verso il teatro da parte dei singoli che con amore, passione e sacrifici continuano a tenere in vita uno degli elementi fondanti della nostra civiltà, contenitore insostituibile delle nostre radici, della nostra cultura, dei nostri costumi e della nostra identità forse più di qualsiasi altra disciplina artistica.
Del resto, se dopo più di 2000 anni nascono ancora teatri e persone che del Teatro non possono fare a meno, è lecito pensare che sia qualcosa di essenziale per l’essere umano, così come tutte le arti.

 
Clarissa Egle Mambrini

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