Dialogo filosofico scritto nell’arco di un ventennio nella seconda metà del Settecentoorlando da Denis Diderot, Il nipote di Rameau sta girando i teatri italiani nell’adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando (quest’ultimo anche regista e interprete), che, mantenendosi piuttosto fedeli al testo originale, ne hanno ulteriormente evidenziato i punti di contatto con la società di oggi.
Il dialogo si svolge in una locanda tra il filosofo (ovvero Diderot, che funge anche da voce narrante, interpretato da Amerigo Fontani) e il musico fallito Jean-François Rameau (Silvio Orlando), nipote del celebre musicista di corte Jean-Philippe Rameau. Le scene (di Giancarlo Basili), i costumi (di Giovanna Buzzi) e le musiche al clavicembalo suonate dal vivo da Luca Testa ricreano l’atmosfera del secolo dei Lumi, in cui l’opera affonda le radici, eppure in diversi passaggi è inevitabile il riferimento – talvolta velato, talvolta più esplicito – all’attualità e in particolare ai politicanti e agli intellettuali da strapazzo che imperversano nella nostra quotidianità.
Ad incarnare questi personaggi negativi, purtroppo sempre presenti nella storia dell’umanità, è proprio il nipote di Rameau, ometto cinico, pavido, ruffiano, scroccone e fannullone, che vive di espedienti ed è disposto a tutto per ottenere l’essenziale di cui (soprav)vivere giorno per giorno. La spontaneità con la quale declama la propria discutibile filosofia di vita è disarmante, ma allo stesso tempo si è quasi propensi ad ammirarne la sincerità di contro all’ipocrisia dilagante dietro la quale molte persone cosiddette “per bene” si nascondono. Rameau inneggia all’ignoranza, alla menzogna, all’arte di arrangiarsi, alle apparenze, al denaro, al potere e ai beni materiali, suscitando spesso un riso amaro che porta lo spettatore a riflettere sul degrado culturale e morale della società odierna. I “valori” in cui crede Rameau sono infatti quelli oggi orgogliosamente sbandierati da tanti personaggi televisivi e – cosa ancor più grave – anche da chi avrebbe dovuto e dovrebbe governarci: per esempio, se qualcuno non vale niente e non ha nessun potere, basta che si circondi di persone più “piccole” disposte ad adularlo dal mattino alla sera e alla fine costui sarà fermamente convinto di essere grande e importante; oppure, se si vuole avere una buona reputazione, bisogna farsi un bel conto in banca, perché «chi ha conti in banca la buona reputazione prima o poi se la fa»; e infine, è inutile istruire le donne, poiché il loro successo dipende dal fatto che siano carine, civettuole e divertenti.
Contro le tesi esposte dal musico squattrinato si leva, pacata ed educata, la voce del filosofo, rappresentante di solidi valori etici e culturali… Chi ne uscirà vincente?
«Rameau – si legge nel programma di sala – manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni Novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile: le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.»
Lo spettacolo, che – probabilmente anche grazie alla notorietà di cui gode Silvio Orlando come interprete cinematografico – al Coccia il mese scorso (9 e 10 febbraio) ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, è ora in programmazione, fino a domenica 10 marzo, al Teatro Elfo Puccini di Milano.

 
 

IL NIPOTE DI RAMEAUil_nipote_di_rameau_6
di Denis Diderot
Adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando
Regia Silvio Orlando
Con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini
Scene Giancarlo Basili
Costumi Giovanna Buzzi
Clavicembalista Luca Testa
Produzione Cardellino S.r.l.

 
Spettacolo visto sabato, 9 febbraio 2013 al Teatro Coccia di Novara

 
 

Clarissa Egle Mambrini

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