Archive for marzo, 2013


Giornata Mondiale del Teatro

Come sicuramente molti di voi sapranno, oggi è la Giornata Mondiale del Teatro. Questa ricorrenza fu ideata nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro e celebrata per la prima volta il 27 marzo 1962 con lo scopo «di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.».mascaras-del-teatro3
Ogni anno una personalità del mondo del teatro o ad esso affine viene invitata ad esprimere un “messaggio internazionale” centrato sul Teatro e sulla Pace tra i popoli. Ad “aprire le danze” nel 1962 fu niente meno che Jean Cocteau; da allora ad oggi moltissimi i nomi illustri chiamati a formulare il messaggio: Arthur Miller, Pablo Neruda, Maurice Bejart, Peter Brook, Luchino Visconti, Umberto Orsini, Ariane Mnouchkine, John Malkovich… solo per citarne alcuni. Quest’anno il compito è stato affidato al Nobel per la letteratura Dario Fo. Il messaggio, dopo esser stato ovviamente tradotto in diverse lingue, dovrebbe teoricamente essere letto al pubblico di tutto il mondo in occasione degli spettacoli teatrali messi in scena proprio la sera del 27 marzo e diffuso ovunque attraverso i mass media; a ciò dovrebbero aggiungersi iniziative particolari create appositamente per celebrare questa antichissima forma d’arte, le cui origini risalgono alla Grecia del V secolo a. C. (e da lì proviene anche l’etimologia della parola: θέατρον, theatron cioè “luogo in cui si vede qualcosa” dal verbo θεάομαι, theaomai che significa “vedo”).
Sulla considerazione di cui godono il teatro e la cultura in Italia credo non ci sia bisogno di dire nulla (la situazione, purtroppo, è risaputamente tragica). Ciò che però forse può farci sperare è assistere al moltiplicarsi dell’interesse verso il teatro da parte dei singoli che con amore, passione e sacrifici continuano a tenere in vita uno degli elementi fondanti della nostra civiltà, contenitore insostituibile delle nostre radici, della nostra cultura, dei nostri costumi e della nostra identità forse più di qualsiasi altra disciplina artistica.
Del resto, se dopo più di 2000 anni nascono ancora teatri e persone che del Teatro non possono fare a meno, è lecito pensare che sia qualcosa di essenziale per l’essere umano, così come tutte le arti.

 
Clarissa Egle Mambrini

MILANO – Torna il Festival Il cinema italiano visto da Milano, ricco di imperdibili appuntamenti.
Segue comunicato stampa. 🙂
C. E. M.

 

Dal 5 al 14 aprile 2013 torna il Festival Il cinema italiano visto da Milano, che festeggia quest’anno la sua undicesima edizione e che per l’occasione coinvolge il Carcere di Milano Bollate.
Dieci giorni di proiezioni di lungometraggi, documentari e cortometraggi, anteprime, incontri con gli autori, attori e critici, tavole rotonde ed eventi speciali.
La manifestazione è organizzata da Fondazione Cineteca Italiana ed è sostenuta da Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano e Paderno Dugnano; si ringrazia anche RaiCinema per la collaborazione al programma.

Oltre alle proiezioni di film di giovani registi e dei migliori lungometraggi della passata stagione cinematografica (la maggior parte dei quali alla presenza dell’autore) si svolgerà il concorso “Rivelazioni” che vedrà in gara cinque lungometraggi non ancora distribuiti in sala di cui ben quattro sono opere prime. I film verranno giudicati da una giuria composta da studenti della Scuola Civica di Cinema e Televisione di Milano (premio del festival) e da una giuria del pubblico (premio del pubblico). L’importante novità di questa edizione 2013 del festival è che i film del concorso “Rivelazioni” saranno proiettati anche all’interno del carcere di Milano-Bollate e saranno sottoposti a una giuria di detenuti che decreterà a sua volta l’opera migliore.

Un altro importante appuntamento del festival, interamente in programma al MIC-Museo Interattivo del Cinema, è la rassegna tematica “Effetti personali. Film documentari e cortometraggi dentro e fuori dal carcere”, curata da Roberto Della Torre e interamente dedicata alla situazione del carcere e all’esperienza della detenzione. La rassegna è caratterizzata dalla presenza di molte opere realizzate all’interno delle case di reclusione, sia milanesi sia di altre città italiane. Fra i titoli in programma segnaliamo le anteprime Il gemello (V. Marra), Ossigeno (P. Cannizzaro), Fratelli e sorelle. Storie di carcere (B. Cupisti), Le Jardin des merveilles (A. Hamzehian) e alcuni rari lunghi e medio metraggi sul tema.
Nell’ambito della rassegna è stata organizzata sabato 6 aprile alle ore 17 una tavola rotonda sul tema delle funzioni terapeutiche e risocializzanti dell’attività artistica e creativa nei luoghi di detenzione a cui interverrà, fra gli altri, Matteo Garrone.

Sul sito ufficiale del Festival trovate tutte le informazioni necessarie:
http://civm.cinetecamilano.it

Da questo link è invece possibile scaricare il programma completo della rassegna EFFETTI PERSONALI:
http://cinestore.cinetecamilano.it/Area%20stampa/Civm2013/calendari/MIC_EFFETTI%20PERSONALI_webOK.pdf

Dialogo filosofico scritto nell’arco di un ventennio nella seconda metà del Settecentoorlando da Denis Diderot, Il nipote di Rameau sta girando i teatri italiani nell’adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando (quest’ultimo anche regista e interprete), che, mantenendosi piuttosto fedeli al testo originale, ne hanno ulteriormente evidenziato i punti di contatto con la società di oggi.
Il dialogo si svolge in una locanda tra il filosofo (ovvero Diderot, che funge anche da voce narrante, interpretato da Amerigo Fontani) e il musico fallito Jean-François Rameau (Silvio Orlando), nipote del celebre musicista di corte Jean-Philippe Rameau. Le scene (di Giancarlo Basili), i costumi (di Giovanna Buzzi) e le musiche al clavicembalo suonate dal vivo da Luca Testa ricreano l’atmosfera del secolo dei Lumi, in cui l’opera affonda le radici, eppure in diversi passaggi è inevitabile il riferimento – talvolta velato, talvolta più esplicito – all’attualità e in particolare ai politicanti e agli intellettuali da strapazzo che imperversano nella nostra quotidianità.
Ad incarnare questi personaggi negativi, purtroppo sempre presenti nella storia dell’umanità, è proprio il nipote di Rameau, ometto cinico, pavido, ruffiano, scroccone e fannullone, che vive di espedienti ed è disposto a tutto per ottenere l’essenziale di cui (soprav)vivere giorno per giorno. La spontaneità con la quale declama la propria discutibile filosofia di vita è disarmante, ma allo stesso tempo si è quasi propensi ad ammirarne la sincerità di contro all’ipocrisia dilagante dietro la quale molte persone cosiddette “per bene” si nascondono. Rameau inneggia all’ignoranza, alla menzogna, all’arte di arrangiarsi, alle apparenze, al denaro, al potere e ai beni materiali, suscitando spesso un riso amaro che porta lo spettatore a riflettere sul degrado culturale e morale della società odierna. I “valori” in cui crede Rameau sono infatti quelli oggi orgogliosamente sbandierati da tanti personaggi televisivi e – cosa ancor più grave – anche da chi avrebbe dovuto e dovrebbe governarci: per esempio, se qualcuno non vale niente e non ha nessun potere, basta che si circondi di persone più “piccole” disposte ad adularlo dal mattino alla sera e alla fine costui sarà fermamente convinto di essere grande e importante; oppure, se si vuole avere una buona reputazione, bisogna farsi un bel conto in banca, perché «chi ha conti in banca la buona reputazione prima o poi se la fa»; e infine, è inutile istruire le donne, poiché il loro successo dipende dal fatto che siano carine, civettuole e divertenti.
Contro le tesi esposte dal musico squattrinato si leva, pacata ed educata, la voce del filosofo, rappresentante di solidi valori etici e culturali… Chi ne uscirà vincente?
«Rameau – si legge nel programma di sala – manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni Novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile: le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.»
Lo spettacolo, che – probabilmente anche grazie alla notorietà di cui gode Silvio Orlando come interprete cinematografico – al Coccia il mese scorso (9 e 10 febbraio) ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, è ora in programmazione, fino a domenica 10 marzo, al Teatro Elfo Puccini di Milano.

 
 

IL NIPOTE DI RAMEAUil_nipote_di_rameau_6
di Denis Diderot
Adattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando
Regia Silvio Orlando
Con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini
Scene Giancarlo Basili
Costumi Giovanna Buzzi
Clavicembalista Luca Testa
Produzione Cardellino S.r.l.

 
Spettacolo visto sabato, 9 febbraio 2013 al Teatro Coccia di Novara

 
 

Clarissa Egle Mambrini