18 e 19 febbraio 2013, Rai Uno
VOLARE – LA GRANDE STORIA DI DOMENICO MODUGNO
Miniserie in due puntate
Regia Riccardo Milani
Soggetto e sceneggiatura Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Con Giuseppe Fiorello (Domenico Modugno), Kasia Smutniak (Franca Gandolfi), Alessandro Tiberi (Franco Migliacci), Antonio D’Ausilio (Riccardo Pazzaglia), Diego D’Elia (Antonio Cifariello), Federica De Cola (Giulia Lazzarini), Massimiliano Gallo (Giuseppe Gramitto), Gabriele Cirilli (Claudio Villa), Alberto Resti (Johnny Dorelli), Armando De Razza (Cucaracho), Pierluigi Misasi (Fulvio Palmieri), Antonio Stornaiolo (Padre Domenico), Roberto De Francesco (Don Antonio), Cesare Bocci (Raimondo Lanza di Trabia), Michele Placido (Vittorio De Sica)
Casting Rita Forzano23560285_beppe-fiorello-domenico-modugno-la-fiction-volare-nel-blu-dipinto-di-blu-0
Aiuto regia Francesco Capone
Costumi Alberto Moretti
Scenografia Massimo Geleng
Fonico Andrea Petrucci
Organizzatore di produzione Antonio Stefanucci
Direttore di produzione Francesco Morbilli
Direttore della fotografia Saverio Guarna
Montaggio Patrizia Ceresani
Musiche originali Andrea Guerra
Produttore Rai Fabrizio Zappi
Prodotto da Elide Melli

 

Non sono un’amante della televisione e specialmente di telefilm, fiction, miniserie, soap opera et similia, tanto più dopo alcuni “obbrobri” visti nelle scorse stagioni sul piccolo schermo, in cui le opere di grandi personaggi venivano messe in secondo piano o quasi annullate per privilegiarne la vita privata, rappresentata con toni da romanzo “Harmony” che certo non rendevano giustizia al personaggio in questione e lo riducevano a “omuncolo” o “donnicciola” dedito/dedita a vizi e null’altro. Ancora ricordo per esempio la bruttissima miniserie su Walter Chiari andata in onda un anno fa di questi tempi… L’unica cosa buona fu l’interpretazione del bravo Alessio Boni, nei panni proprio del grande comico, ma tutto il resto era inguardabile, anzi, una pugnalata al cuore per chi, come me, adora Chiari e pensa che meriterebbe un trattamento ben più degno della sua arte.
Perciò, convinta che anche di Modugno avrebbero fatto uno scempio, lunedì sera mi sono accinta a vedere la prima puntata pensando che avrei cambiato canale subito dopo. Invece così non è stato: nonostante infatti la scontata struttura a flashback, tipica di ogni fiction Rai, man mano che la miniserie procedeva mi appassionavo alla storia e, stranamente, anche quando entravano in scena donne e amori del protagonista, si mantenevano toni sobri e rispettosi della loro memoria e della loro vita privata, senza mai oltrepassare il limite del buon gusto e senza lavorare tanto di fantasia introducendo noiosi e scontati elementi da feuilleton. Certo, solo i diretti interessati possono sapere cosa c’era di vero e cosa di inventato, però, a maggior ragione quando alcuni dei personaggi sono ancora viventi, mi sembra doveroso – in un film come in un libro o in uno spettacolo – non lasciarsi sopraffare dalla smania di scandagliare quasi morbosamente ogni briciola della loro intimità.
Al di là di tale questione, ho apprezzato Volare – La grande storia di Domenico Modugno perché ha mostrato il tortuoso e faticoso cammino del grande artista pugliese prima di arrivare allo strabiliante ed inaspettato successo con Nel blu dipinto di blu, scritta insieme all’amico Franco Migliacci – che sarà suo paroliere per il resto della carriera – e vincitrice del Festival di Sanremo nel 1958. Tutti, dai compagni di studi al Centro Sperimentale di Cinematografia agli addetti ai lavori e ad alcuni famosi artisti (come Anna Magnani ed Edith Piaf), riempivano spesso di complimenti il giovane Modugno per le sue doti artistiche e soprattutto canore (nonostante lui volesse a tutti i costi fare l’attore e utilizzasse le sue canzoni come piacevole passatempo e ripiego per racimolare qualcosa), eppure, dopo il diploma conseguito appunto presso il Centro, Mimmo si barcamenò per anni tra “lavoretti” come comparsa in qualche film o cantante ai concerti altrui, negli spettacoli di rivista o per gli emigrati italiani all’estero. Pochi gli ingaggi veramente importanti, molte invece le porte in faccia, tanto da sembrare ai limiti dell’assurdo vedere quanti sacrifici dovette fare Modugno e quanto gli costò la sua passione, sostenuta dalla caparbia volontà di riuscire e forse dall’inconscia convinzione che un giorno lui sarebbe diventato qualcuno. E quando la determinazione veniva meno, gli amici ma soprattutto la fidanzata (e poi moglie) Franca, attrice diplomatasi con lui, lo spronavano a non mollare, a cogliere le occasioni, seppure non apparentemente promettenti. Una storia che sicuramente è un valido insegnamento per i giovani e forse ancora più che mai in tempi in cui tutto sembra dovuto qui e ora senza capire la necessità e la soddisfazione di conquistarsi qualcosa.
La miniserie, che ha anche mostrato la genesi di alcune note canzoni di Modugno (per esempio La donna riccia, Musetto, Vecchio frack), soffermandosi in particolare su quella casuale, lunga ed elaborata di Nel blu dipinto di blu, ha raccontato circa un decennio della sua vita, dalla partenza dallo splendido paesino natio per l’avventura al Centro Sperimentale nella grande città fino alla strabiliante vittoria a Sanremo, che per lui significò l’inizio vero e proprio della carriera nonché di una nuova vita.
Ad interpretare questo grande artista uno straordinario ed eccellente Beppe Fiorello, che ne ha ricreato voce, fisionomia, mimica e gestualità con una precisione ed una passione notevoli. Tutte le canzoni presenti nella miniserie sono cantate proprio da Fiorello: talmente bravo che, chiudendo gli occhi, sembrava di sentire la voce di Modugno. Al suo fianco un ottimo cast, in cui vale la pena ricordare, nel ruolo della moglie, Kasia Smutniak, nei panni dei fraterni ed inseparabili compagni di studi, Alessandro Tiberi (Franco Migliacci), l’ex comico di Zelig Circus Antonio D’Ausilio (Riccardo Pazzaglia) e Federica De Cola (la futura grande attrice Giulia Lazzarini), nonché il simpatico cammeo di Michele Placido nelle vesti di Vittorio De Sica. Non è stata forse una scelta felicissima quella di affidare il ruolo di Claudio Villa al comico Gabriele Cirilli: pur essendo bravo, infatti, era difficile non ridere di fronte alle sue uscite in romanesco che ricordavano più che il “reuccio” la famosa domanda del personaggio di Cirilli «Chi è Tatiana?». Ma ciò non ha offuscato la piacevolezza di questa fiction, molto ben diretta da Riccardo Milani e seguita da oltre 11 milioni di spettatori.

Per ulteriori informazioni e curiosità, si possono consultare il sito interamente dedicato a Modugno e quello della miniserie, sul quale è ancora possibile, per qualche giorno, rivedere le due puntate.


Clarissa Egle Mambrini

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