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BRIGHT STAR
Regia, soggetto e sceneggiatura Jane Campion
Con Abbie Cornish (Fanny Brawne), Ben Wishaw (John Keats), Paul Schneider (Charles Brown), Kerry Fox (la signora Brawne), Edie Martin (Margaret ‘Toots’ Brawne), Thomas Sangster (Samuel Brawne)
Fotografia Greig Fraser
Montaggio Alexandre De Franceschi
Musiche Mark Bradshaw
Costumi Janet Patterson
Genere drammatico, biografico
Durata 120 minuti
Produzione BBC Films (Gran Bretagna), Screen Australia (Australia), Pathé (Francia)
Anno 2009

 
 
John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 24 febbraio 1821) è oggi uno dei poeti romantici più famosi al mondo, ma purtroppo nella sua breve vita fu scarsamente apprezzato dai contemporanei. Cominciò a frequentare ambienti artistici e letterari intorno ai 20 anni e a quell’epoca risalgono le sue prime prove poetiche, lodate da pochi e criticate o ignorate dalla maggior parte, come la raccolta Poems e il poema Endymion. Nel 1818, però, il giovane poeta fece un incontro che avrebbe segnato la sua vita e la sua produzione successiva: conobbe infatti Fanny Brawne, graziosa fanciulla appassionata di moda nonché abile e fantasiosa sarta. I due si innamorarono, Fanny diventò musa ispiratrice di Keats, ma a causa delle precarie condizioni economiche di quest’ultimo non poterono ambire ad una felice e regolare unione, finché a troncare definitivamente la loro storia arrivò la tisi, che costrinse il poeta a lasciare l’Inghilterra per la più calda e soleggiata Italia, dove morì e fu sepolto, lontano dall’amata.
È proprio su questi ultimi intensi anni di vita del poeta che si concentra Bright star, ultimo film della regista Jane Campion, presentato al Festival di Cannes nel 2009 e uscito – in sordina – nelle sale italiane nel giugno 2010. La Campion, classe 1954, ha esordito dietro la macchina da presa negli anni ’80 e ha raggiunto la fama mondiale con Lezioni di piano nel 1993, al quale sono seguite altre sporadiche pellicole, in cui ha continuato a concentrarsi sulle figure femminili regalando riusciti ritratti di donne. Sia per la distanza di tempo che intercorre fra un lavoro e l’altro, sia per l’estetica meticolosa con cui gira ogni film, la Campion è spesso accusata di eccessivo manierismo e perciò le sue opere non hanno sempre l’attenzione che si meriterebbero. Non so se qualcuno ha espresso un simile giudizio anche nei confronti di Bright star; so solo che io l’ho trovato di una bellezza emozionante.

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Curato nei minimi particolari (in perfetto stile Campion), trasuda poesia da ogni singolo fotogramma: poesia nei dialoghi, poesia nelle scelte cromatiche, poesia negli abiti, poesia nelle inquadrature, poesia negli sguardi e nei gesti dei personaggi, poesia nei paesaggi. E Amore, con la A maiuscola, di una specie forse ormai rara, fatto di passione e allo stesso tempo di candore. Non è facile parlare di una storia d’amore romantica e tragica senza scadere nella banalità della retorica, senza andare oltre le righe incorrendo nella tentazione di trasformare il puro e profondo sentimento fra due giovani borghesi di inizio ‘800 in un passionale e a tratti torbido amour fou. Ma la regista neozelandese ci è riuscita, rispettando la memoria dei due innamorati, calandosi pienamente nello spirito della poesia di Keats e nella loro epoca, di cui ci fa assaporare rituali quotidiani e mondani, comportamenti, cultura e abbigliamento.

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Perfetti nel ruolo i giovani protagonisti, l’australiana Abbie Cornish, una Fanny Brawne dall’eleganza eccentrica (indossa sempre favolosi abiti cuciti da lei stessa) e dall’intelligenza vivace, estremamente moderna nella sua determinazione e forza di volontà, e l’inglese Ben Wishaw, un John Keats emaciato, fragile e liricamente sensibile alla bellezza e all’amore.
«Una cosa bella è una gioia per sempre», recita l’incipit di Endymion. E questo film, secondo me, risponde appieno a tale definizione.

 
Dopo aver visto il film, sono andata a recuperare il libro di poesie di John Keats che avevo studiato diversi anni fa per uno dei primi esami universitari e mi sono riletta il sonetto che dà il titolo alla pellicola. Lo copio qui di seguito, anche se la traduzione non corrisponde in tutto e per tutto a quella proposta dalla versione italiana del film, in cui, per esempio, l’aggettivo bright è reso con “fulgida” – come nel titolo del presente articolo.

 
Bright star! Would I were steadfast as thou art –
     Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
     Like nature’s patient, sleepless eremite,
The moving waters at their priestlike task
     Of pure ablution round earth’ human shores,
Or gazing on the new softfallen mask
     Of snow upon the mountains and the moors;
No – yet still steadfast, still unchangeable,
     Pillowed upon my fair love’s ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
     Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tendertaken breath,
     And so live ever – or else swoon to death.

 
Oh fossi come te, lucente stella,
costante – non sospeso in solitario
splendore in alto nella notte, e spiando,
con le palpebre schiuse eternamente
come eremita paziente ed insonne
della natura, le mobili acque
nel loro compito sacerdotale
di pura abluzione intorno ai lidi
umani della terra, o rimirando
la maschera di nuova neve che
sofficemente cadde sopra i monti
e sopra le brughiere, no – ma sempre
costante ed immutabile posare
il capo sul bel seno maturante
del mio amore e sentire eternamente
il suo dolce abbassarsi e sollevarsi,
per sempre desto in una dolce ansia,
sempre udire il suo tenero respiro
e vivere così perennemente –
o svenire altrimenti nella morte.

 
(Sonetto di John Keats tratto dal libro J. K., Poesie, traduzione di Mario Roffi, Einaudi, Torino, 1983, 1999, pp. 2425)

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Qui sotto, invece, nel primo video trovate il sonetto Bright star interpretato da Abbie Cornish (Fanny Brawne) al termine della pellicola, un estratto della colonna sonora e alcune fotografie del film, nel secondo il trailer italiano:


 

Clarissa Egle Mambrini

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