A novembre, per i tipi della Skira, è uscito un nuovo libro su Giorgio Strehler, Il metodo Strehler. Diari di prova della Tempesta scritti da Ettore Gaipa. Il volume ripercorre le fasi dell’allestimento de La tempesta di Shakespeare diretta dal grande regista e prodotta dal Piccolo riproponendo i diari tenuti da Ettore Gaipa dal 6 marzo fino al 28 giugno 1978, giorno del debutto al Teatro Lirico di Milano.
Gaipa (1920-1993) fu prezioso e appassionato collaboratore del Piccolo, cui ritornò a fasi alterne, dapprima come interprete poi come studioso e drammaturgo: per esempio fu il Nostromo della prima edizione de La tempesta, rappresentata nei Giardini di Boboli a Firenze nel 1948, tradusse L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht per la produzione dello stabile milanese del 1956 e scrisse la prima biografia su Strehler nel 1959.
La curatrice del volume, Stella Casiraghi, che si occupa da oltre vent’anni di promozione e organizzazione culturale e ha già al suo attivo diverse pubblicazioni dedicate a Strehler (Lettere sul teatro, Due volte sola. Sceneggiature per cinema e televisione, Memorie. Copione teatrale di Carlo Goldoni, Nessuno è incolpevole. Scritti civili e politici, Non chiamatemi Maestro), ha voluto fortemente questo libro non solo per l’interesse dato dal poter seguire, giorno dopo giorno, l’evoluzione di uno spettacolo, ma anche per lo stretto legame fra arte e società che emerge dalla lettura dei diari di Gaipa. Un legame del resto sempre presente nelle scelte compiute da Strehler, il quale anche in questo caso agì con acuta sensibilità, concentrandosi su un’opera molto vicina all’atmosfera e agli avvenimenti di quegli anni bui per la storia italiana.
Ciò è emerso anche durante la presentazione de Il metodo Strehler, condotta lo scorso 17 novembre in una sala del Teatro Franco Parenti di Milano dalla stessa Casiraghi con interventi di Giulia Lazzarini, Franco Sangermano, Cecilia Chailly e Renato Sarti. L’incontro, uno dei tantissimi organizzati all’interno della manifestazione Bookcity Milano, che per tre giorni (16, 17 e 18 novembre) ha trasformato la città nella capitale della cultura libraria, è stato introdotto dalla direttrice del Parenti Andrée Ruth Shammah, la quale ha sottolineato l’importanza data da Bookcity al teatro dedicandogli diversi appuntamenti e ha ricordato l’assoluto rilievo, per la cultura milanese, italiana e mondiale, della figura di Strehler: «Per chi ama il teatro e cresce a Milano è impossibile non sentire la sua presenza».
il metodo strehler - copertina

Il regista, infatti, nonostante sia scomparso già da quindici anni (cfr. il mio articolo Quindici anni fa moriva Giorgio Strehler) è stato un personaggio altamente significativo per la cultura teatrale mondiale e ha lasciato molto di sé nella sua città d’adozione. Quell’edizione de La tempesta si colloca indubbiamente fra i suoi spettacoli più memorabili e, come testimoniato anche da Franco Sangermano – interprete nello spettacolo nel ruolo di Francesco –, assai forte era il legame fra l’opera shakespeariana e la società italiana dell’epoca. La situazione politica allora era di estrema urgenza e il caso Moro fece da sfondo continuo alle prove dello spettacolo, tanto che talvolta venivano interrotte per permettere alla compagnia di raccogliersi in riunioni e parlare proprio di ciò che stava accadendo. Il 16 marzo – giorno del rapimento di Aldo Moro – la prova fu addirittura sospesa, così come il 9 maggio – giorno del suo assassinio: «È l’ultimo atto della tragedia di Aldo Moro. […] Siamo rimasti a lungo in platea a discutere, ad accapigliarci, a cercar di chiarire idee. Ma, stranamente, i temi che ci appassionavano, finivano sempre per riaddurci al nostro lavoro, alle nostre responsabilità, alla “tempesta” di tutti noi, alla “tempesta” in tutti noi», si legge sui diari di Gaipa. Ancora una volta emerge, quindi, la necessità della cultura e del recupero dei classici per capire la realtà che ci circonda, una necessità tanto più urgente nei periodi di crisi, motivo per cui un libro come questo può rivelarsi molto utile in un momento storico come il nostro.
Oltre alle profonde riflessioni suscitate dalla rievocazione di quei gravi fatti, nel corso della presentazione del libro si è però anche riso molto grazie ai diversi aneddoti raccontati da una frizzante Giulia Lazzarini, straordinaria interprete del Piccolo che ne La tempesta ebbe il duplice ruolo dello spirito Ariel e dell’Arpia. La Lazzarini, che ad ottobre è stata protagonista al Teatro Grassi proprio con uno spettacolo che prendeva spunto da quello storico allestimento, Remake. Un racconto di “Tempesta”, ha ricordato con passione e nostalgia quella «fantastica esperienza», rivelando il proprio stupore nel rivedersi e nel pensare alla grandissima tenacia con cui riuscì a creare il volo di Ariel secondo le precisissime indicazioni di Strehler. Merito anche – ha sottolineato l’attrice – della bravura di coloro che gestivano le sue peripezie aeree, tra i quali Marise Flach, Aurelio Caracci e il compagno Carlo Battistoni, seriamente preoccupato per la sua incolumità. Affrontare quel ruolo richiese infatti una buona dose di audacia, poiché era molto pericoloso, ma l’esigentissimo Strehler parve accorgersi di ciò solo quando la Flach, per provargli che un determinato movimento da lui richiesto alla Lazzarini fosse troppo rischioso, cadde e si fece male, tanto da arrivare alla prima con le stampelle.
«Io all’epoca mi accorsi pochissimo dello spettacolo nel suo insieme perché ero presissima dai miei personaggi impegnativi e dal cambio di ruolo e di costumi in tutta fretta, al buio, dietro le quinte, mentre la rappresentazione proseguiva… Fu peggio dei bombardamenti!», ha continuato l’attrice. E poi: «Per gli attori quelle prove furono un periodo di vera clausura. Le prove di Strehler erano del resto già degli spettacoli in sé. Sino all’ultima notte prove su prove, senza orari. Ricordo Tino Carraro [altro indimenticabile interprete del Piccolo, qui nei panni di Prospero, n.d.a.] che, in piedi da sette ore, con Strehler che continuava ad avanzare richieste, disse: “Ma perché non mi viene un infarto?”. Fu un’esperienza estenuante!».
Nonostante i sacrifici, però, quell’esperienza fu significativa per chi la visse, come testimoniato anche da Renato Sarti – che era uno dei mimi e uno dei marinai –, troppo giovane allora per capire veramente quanto sarebbe stata importante, e da Cecilia Chailly, famosa arpista sorella del direttore d’orchestra Riccardo Chailly, all’epoca studentessa diciottenne del conservatorio, scelta perché una delle più disponibili ad affrontare un repertorio contemporaneo. «Io avevo già vissuto il teatro da dietro le quinte, ma alla Scala. La prosa invece fu per me una novità.», ha affermato la musicista, confessando di aver provato inizialmente terrore vedendo Strehler provare.
Lo stesso Strehler che poi, il giorno precedente al debutto, sarebbe stato insoddisfatto e scontento, come al suo solito, lavorando fino all’ultimo per cambiare e sistemare, ripetendo: «Lo spettacolo mi è sfuggito di mano!». Un’inquietudine che si rifletteva del resto anche nel rapporto con i collaboratori: «27 giugno. […] Ci ha amato e odiato tutti per cinque mesi, voleva stringerci tutti al cuore e, un istante dopo, ci avrebbe inceneriti. Mille volte ha urlato al tradimento, mille volte ha teso le braccia ad abbracciare. […] Vedo Giorgio che si allontana dalla sala con schive parole di ringraziamento e immagino quali saranno i suoi tormenti, domani sera, chiuso nella sua stanza o in giro intorno al teatro, lui che non assiste mai a una sua prima. Poi qualcuno verrà a prenderlo perché si unisca alla gente nella liberazione dell’applauso e dei ringraziamenti. Facile intuire che non sarà soddisfatto, come mai lo è. […]». E l’ultima sera, dopo lo spettacolo: «28 giugno. […] Giorgio lo si è visto per pochi minuti sulla pedana, con i suoi attori, con Damiani [scenografo, n.d.a.] e Carpi [musicista, n.d.a.], poi è fuggito senza lasciare traccia. C’è da giurare che non lo si vedrà neppure nei prossimi giorni. Una consuetudine che dura da decenni. Di questa Tempesta, con lui, se ne parlerà come di un ricordo fra pochi giorni, o in autunno, alla ripresa dell’attività. Sappiamo ormai da sempre di dover rispettare il suo desiderio di solitudine e quando ci ritroveremo con lui questa avventura sarà soltanto un altro episodio della sua e della nostra “vita nel teatro”».

 

Il metodo Strehler. Diari di prova della Tempesta scritti da Ettore Gaipa
A cura di Stella Casiraghi
Skira, Milano, 2012
pp. 168, cm. 15×21
€ 24,00

 

Clarissa Egle Mambrini

 

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