La Grande Magia - Luca De Filippo e Carolina Rosi - foto di Tommaso Le Pera-2MILANO – Non è fra i titoli più noti del grande Eduardo, eppure La grande magia si meriterebbe una fama ben più ampia. Scritta nel 1948 e accolta freddamente all’epoca da pubblico e critica, impreparati di fronte alla novità che essa rappresentava, quest’opera – se si esclude la trasposizione televisiva trasmessa il 19 febbraio 1964 – fu messa in scena solo due volte: dall’autore alla fine degli anni Quaranta e da Giorgio Strehler al Piccolo nel maggio 1985 in un allestimento nato con la supervisione di Eduardo, il quale però purtroppo morì il 31 ottobre 1984, poco prima dell’inizio delle prove. Come affermò lo stesso Strehler in un libro intervista di Ugo Ronfani pubblicato nel 1986, Io, Strehler. Una vita per il teatro, ne La grande magia «c’erano i preannunci di quel teatro dell’assurdo la cui invenzione sarebbe stata poi attribuita a Ionesco. […] Non tutti, nel ’48, avevano compreso ciò che invece aveva ben capito un americano, Eric Bentley, il quale aveva visto quale terribile verità si nascondesse dietro l’apparente pirandellismo di quella commedia. La “grande magìa”, aveva detto Bentley, è in realtà una “piccola magìa”, quella di Otto Marvuglia, smascherata fin dall’inizio come pura ciarlanateria. Come la usa Eduardo, la parola magìa è una figura retorica. Indica le illusioni, le idee folli. […] Altro che semplice favoletta! Con il suo finale, Eduardo non si arrende al melodramma, se ne serve. Basterebbe questo per fare della Grande Magìa qualcosa di eccezionale, nella linea della Tempesta e dell’Illusion di Corneille. Perché ci spiega  che cosa Eduardo intendesse quando diceva che ‘la verità del teatro è la finzione’: è l’illusione che i personaggi della scena continuamente si creano, e creano per gli spettatori. È il mondo alternativo col quale credono di poter risanare le ferite del mondo reale, che alla fine prevalgono, come “la realtà” racchiusa nella scatola di Calogero.»
Il legame tra verità e finzione, tra realtà ed illusione è dunque al centro di questo testo,La grande magia 2 - Foto di Tommaso Le Pera in cui si narra appunto una vicenda ai limiti dell’assurdo. Durante uno spettacolo all’Hotel Metropol, il mago Otto Marvuglia (Luca De Filippo), con l’aiuto della moglie e assistente Zaira (Carolina Rosi) fa sparire per finta Marta Di Spelta (Lydia Giordano), la quale ne approfitta per fuggire con l’amante, mentre il marito Calogero (Massimo De Matteo), pur di non accettare la realtà disonorevole di cui tutti sono da tempo a conoscenza, si lascia illudere da Marvuglia che la moglie in verità sia nascosta in una scatola: solo se la aprirà confidando ciecamente nella fedeltà della consorte, Calogero ritroverà Marta. Passano gli anni e l’uomo continua a vivere portandosi sempre appresso questa scatola, credendo in tutto e per tutto a ciò che gli racconta Marvuglia, illudendosi che il tempo si sia fermato nel momento in cui la moglie è sparita e che ogni cosa ricomincerà solo quando lui avrà abbastanza fede per aprire la scatola e riavere quindi di nuovo al proprio fianco l’amata. L’uomo si trascura, invecchiando precocemente, e non ascolta nemmeno i consigli dei propri familiari, che cercano di farlo rinsavire e di allontanarlo dal mago. La situazione rimane però senza via di scampo: anche quando Marta ad un certo punto torna sotto il tetto coniugale, Calogero, infatti, non avendo ancora aperto la scatola, preferisce credere che quella che si trova davanti sia un’illusione, mentre la moglie vera sia rinchiusa – fedele – nella scatola che gli è sempre stata accanto.
Molte le risate e i momenti divertenti durante lo spettacolo, grazie sia al testo – recitato in italiano con qualche accenno di napoletano – sia agli ottimi interpreti (oltre a quelli sopra citati, Nicola Di Pinto, Giovanni Allocca, Carmen Annibale, Gianni Cannavacciuolo, Alessandra D’Ambrosio, Antonio D’Avino, Paola Fulciniti, Daniele Marino, Giulia Pica), capeggiati da Luca De Filippo, che è sempre un’intensa emozione veder recitare (lo avevamo già apprezzato quattro anni fa in Filumena Marturano), poiché in lui e accanto a lui sembra di intravedere il padre Eduardo, spirito immortale come solo i grandi artisti possono essere. Le risate, però, soprattutto alla fine, diventano amare, pervase di incredulità ed inquietudine, mentre il pubblico pare chiedersi: «Davvero ci si può ridurre così?». Ciò che accade a Calogero Di Spelta, infatti, è purtroppo quanto mai attuale: basti pensare alle tantissime persone che ancora oggi cadono con disarmante ingenuità nelle trappole tese da sedicenti maghi e veggenti, i quali promettono soluzioni facili ad ogni problema della vita. Ma il grido d’allarme lanciato da La grande magia si riferisce anche ad un discorso più ampio, prendendo di mira tutti quei sottili giochi di illusione che si insinuano pericolosamente nella nostra quotidianità, tendendoci continui inganni contro i quali sta a noi opporci. «Pensiamo a come la realtà oggi ci viene offerta sempre più mediata da giornali, tv, internet. E noi non sappiamo più chi siamo. Calogero di Spelta si chiude totalmente in sé, simbolo di un’umanità più egoista e ipocrita, che rifiuta la costruzione comune in una società migliore», afferma il regista, il quale spiega: «La grande magia ci consegna l’immagine di un’Italia immobile, un Paese che si lascia scivolare in un insensato autoinganno. […] È palesemente dichiarato anche il gioco del metateatro, un espediente drammaturgico che è giusto ricordare al pubblico ma che mai sovrasta la finalità principale della commedia: raccontarci una storia, appassionarci a una vicenda umana, filtrata dalla lente di una straordinaria poesia».
Gioco metateatrale che viene sottolineato per esempio da alcune scelte scenotecniche, soprattutto nel primo atto, ambientato sulla terrazza del’Hotel Metropol che si affaccia sul mare, dipinto sul fondale ma anche rappresentato dalla platea, tra le cui poltrone si muove il motoscafo sul quale scappano i due amanti. Scenografie e luci, inoltre, ben si adattano all’evolversi della vicenda, passando dalle tinte colorate e vivaci del primo atto e arrivando al terzo con toni più cupi e opachi. Così come i costumi sgargianti del mago e della moglie simboleggiano perfettamente il loro carattere falso e illusorio.
Al termine, applausi convinti per tutti. Lo spettacolo, che alla recita del 4 dicembre cui abbiamo assistito ha richiamato anche un numeroso gruppo di studenti delle scuole superiori, dopo il debutto il 10 ottobre scorso al Teatro Morlacchi di Perugia è stato rappresentato in diverse città e l’11 gennaio da Pistoia riprenderà la tournée in tutta Italia. Per ulteriori informazioni, consultare il sito: http://www.defilippo.it/.

21 novembre – 6 dicembre 2012, Piccolo Teatro Strehler
LA GRANDE MAGIA
Commedia in tre atti di Eduardo De Filippo
Regia Luca De Filippo
Scene e costumi Raimonda Gaetani
Luci Stefano Stacchini
Consulenza magica Bustric
Con Luca De Filippo, Massimo De Matteo, Nicola Di Pinto e Carolina Rosi
e con (in ordine alfabetico) Giovanni Allocca, Carmen Annibale, Gianni Cannavacciuolo, Alessandra D’Ambrosio, Antonio D’Avino, Paola Fulciniti, Lydia Giordano, Daniele Marino, Giulia Pica
Produzione Teatro Stabile dell’Umbria e Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

 

Spettacolo visto martedì, 4 dicembre 2012

Clarissa Egle Mambrini
(Foto di Tommaso Le Pera)

Annunci