Colazione da Tiffany 1NOVARA – Il classico di Truman Capote, reso celebre dalla pellicola diretta da Blake Edwards e interpretata dall’immortale Audrey Hepburn nel 1961, dallo scorso gennaio sta girando i teatri italiani in un riuscito adattamento, per la regia di Piero Maccarinelli, che il 24 e 25 novembre scorsi ha fatto tappa al Teatro Coccia. Chi conosce a memoria il film, sarà forse rimasto un po’ spaesato all’inizio, essendo lo spettacolo interamente tratto dal libro: non siamo più infatti nella New York di fine anni ’50, bensì in quella fra 1943 e 1945, e la vicenda è narrata in flashback dallo scrittore William Parsons nel 1957; il “mestiere” della protagonista, inoltre, è definito in maniera molto esplicita in diversi punti, cosa impensabile per una commedia hollywoodiana dell’epoca, in cui persino il finale aperto dell’opera letteraria fu trasformato in un più rassicurante happy end (tra l’altro fra i più memorabili della storia del cinema).
Quando Capote scrisse il romanzo (pubblicato nel 1958) aveva in mente Marilyn Monroe, provocante e un po’ bambina, proprio come la sua Holly Golightly, mentre sullo schermo la sua creatura avrebbe avuto il volto della Hepburn, che indubbiamente contribuì a far emergere soprattutto il lato elegante, raffinato, sofisticato e spensierato del personaggio su quello più disinibito e cinico. Ma, come ci racconta Maccarinelli nelle note di regia, probabilmente la prima ispiratrice di Holly – il cui vero nome è Lulamae Barnes – fu la madre dello scrittore, Nina detta Lilli Mae, eccentrico spirito libero simile in effetti alla protagonista del romanzo. E nello spettacolo teatrale c’è anche Truman Capote, che il regista ha voluto identificare per certi versi nel personaggio appunto dello scrittore, dandogli però un nome diverso da quello che ha nel libro e nel film, in cui si chiama Paul Varjak.
Qui William Parsons (il bravo figlio d’arte Lorenzo Lavia) ricopre infatti un ruolo rilevante, nelle vesti di narratore e di coprotagonista, e, forse anche a causa del paio di occhiali dalla montatura vistosa, non ha nulla della patina da “belloccio” hollywoodiano di George Peppard, attore che interpretò appunto Paul Varjak sul grande schermo. William è caratterizzato come un personaggio timido e impacciato di fronte all’esuberanza femminile della seducente Holly e dell’imponente condomina Madame Spanella (Anna Zapparoli), un giovane uomo a tratti comico che si lascia travolgere dalla vitalità della ragazza (nel libro appena diciannovenne), subendone ovviamente il fascino e innamorandosene.
Protagonista assoluta rimane comunque lei, Holly Golightly, creatura selvatica a tal punto da avere come indirizzo sulla cassetta della posta “In transito” e da non dare un nome al gatto che tiene in casa, perché ancora non sa qual è il proprio posto (nel mondo) e solo quando lo troverà avrà un indirizzo, comprerà dei mobili e darà un nome al suo compagno a quattro zampe. Colazione da Tiffany 2Si mantiene facendo la prostituta per facoltosi uomini d’affari che la pagano profumatamente persino per farlo nel bagno di un locale pubblico, rincasa a notte fonda, dà feste strampalate, veste con gusto, prende il sole nuda e ogni tanto canta accompagnandosi con la chitarra (ma Moon river,la celebre canzone del film, si sente solo in sottofondo al termine dello spettacolo). Ad interpretare questo straordinario personaggio, Francesca Inaudi, che ha superato brillantemente la prova confermandosi attrice versatile e talentuosa, una delle migliori del nostro odierno panorama, nota al grande pubblico per aver recitato in film e fiction di successo negli ultimi dieci anni, dopo essersi diplomata alla Scuola del Piccolo Teatro. Sarebbe stata una battaglia persa fin dall’inizio cercare di imitare un’icona come Audrey Hepburn, ancora oggi nell’immaginario collettivo soprattutto come protagonista di Colazione da Tiffany, e la Inaudi ha sapientemente dato vita alla sua Holly, affascinante, fragile e disinibita, uscendone vincente, come dimostrato dai calorosi applausi ricevuti.
Molto bravi anche gli altri attori del cast (Flavio Bonacci, Biagio Forestieri, Fortunato Cerlino, Giulio Federico Janni, Cristina Maccà, Ippolita Baldini, Riccardo Floris, Pietro Masotti), che hanno offerto uno spettacolo vivace e con un buon ritmo.
Apprezzabili inoltre le soluzioni scenografiche ideate da Gianni Carluccio, che sono riuscite a ricreare quasi tutti i numerosi luoghi in cui la vicenda si svolge – compresa ovviamente la gioielleria Tiffany, dove le “paturnie” della protagonista magicamente scompaiono – e i costumi di Alessandro Lai.
L’unica pecca di questo allestimento è stato, secondo noi, l’eccessivo turpiloquio: probabilmente nell’intento di levare il velo di perbenismo ipocrita cui Capote – ma soprattutto Edwards – erano in un certo senso obbligati, si è optato per una continua sottolineatura, ancora più marcata rispetto al libro, di aspetti poco edificanti dei vari personaggi, servendosi però di troppe parolacce e mettendole in bocca anche alle donne, seguendo un uso e un gusto più vicini all’epoca a noi contemporanea che non agli anni ‘40.
Ciò non inficia comunque il nostro parere più che positivo su questo spettacolo, in programmazione nei prossimi giorni a Mestre e a Genova. Per maggiori informazioni e curiosità, consultare il link http://www.ipocriti.com/spet_view.asp?spet_id=49.

24 e 25 novembre 2012, Teatro Coccia
COLAZIONE DA TIFFANY
di Truman Capote
Adattamento di Samuel Adamson – Traduzione di Fabrizia Pompilio
Con Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia
e con Flavio Bonacci, Anna Zapparoli, Biagio Forestieri, Fortunato Cerlino, Giulio Federico Janni, Cristina Maccà, Ippolita Baldini, Riccardo Floris, Pietro Masotti
Scene Gianni Carluccio
Costumi Alessandro Lai
Regia Piero Maccarinelli
Produzione Compagnia Gli Ipocriti

 
Spettacolo visto domenica, 25 novembre 2012

Clarissa Egle Mambrini

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