I melomani più intransigenti sono purtroppo rimasti delusi dalla performance canora della prima di Lucia di Lammermoor, andata in scena al Coccia la sera del 2 novembre. Colpa forse della giovane età della maggior parte dei cantanti, a partire dalla soprano ventottenne Ekaterina Bakanova nel ruolo della protagonista, le orecchie fini hanno ritenuto il cast poco degno di misurarsi con la celebre opera donizettiana, assente dal palco novarese dall’autunno del 1999. Queste mancanze, ritenute gravi da alcuni, non sono state evidentemente percepite come tali da altri, dal momento che nel corso della serata e una volta calato il sipario gli interpreti hanno raccolto consensi e applausi. Se la Bakanova non ha convinto fino in fondo poiché apparsa non molto immedesimata nella tormentata eroina scozzese, resa a tratti in maniera un po’ sommaria, i migliori sono sicuramente stati il tenore Francisco Corujo (Edgardo), il basso Giovanni Battista Parodi (Raimondo) e la mezzosoprano Cinzia Chiarini (Alisa), mentre ci sono parsi meno incisivi in quanto ad interpretazione e a presenza scenica il baritono Serban Vasile (Enrico Ashton) e i tenori Alessandro Scotto Di Luzio (Arturo Bucklaw) e Alessandro Mundula (Normanno).
Tutt’altra cosa invece la parte visiva dello spettacolo, che ha rapito l’attenzione del pubblico grazie a scene e luci, non per niente ideate originariamente da Josef Svoboda, maestro dell’arte scenografica teatrale scomparso nel 2002 che ha contribuito alla nascita della disciplina del light design. La base scenografica, costituita dall’inizio alla fine da un’imponente scalinata occupante per intero lo spazio scenico, è stata resa dinamica dall’utilizzo delle luci e di molte videoproiezioni, le quali hanno ricreato sia spazi reali (come il giardino in cui si immaginano Lucia e Alisa giocare a volano) sia spazi “mentali”, tesi più che altro ad evidenziare le emozioni vissute e cantate dai personaggi in un dato momento (come il rosso intenso che ha invaso la scena all’inizio dell’opera: un richiamo al sangue e all’amore). I pochi oggetti presenti talvolta sul palco sono stati disposti in bilico sulla scalinata, sottolineando così la precarietà della vicenda narrata nonché della mente di Lucia, che – come scritto nelle note di regia – «è stata spinta alla schizofrenia. Si è ribellata ai giochi di potere esterni a lei, ammazzando Arturo per salvare dentro di sé la sua vera vita emozionale, cioè l’amore verso Edgardo». E all’entrata della protagonista nella scena madre dell’opera, quella appunto della sua pazzia dopo l’assassinio del neosposo, il corpo senza vita di Arturo (in questo caso interpretato da un ballerino) rotola giù dalle scale, aumentando indubbiamente il pathos del momento. Di lì a poco la famosa cadenza di Lucia, qui accompagnata, in luogo del consueto flauto, da un’arpa collocata nel palchetto di proscenio.
Per quanto riguarda i costumi, invece, secondo noi sarebbe stato preferibile adeguarli tutti alla medesima epoca storica, precisa o indeterminata che fosse, piuttosto che mescolarli e far perdere così omogeneità all’insieme: dalle armature medievali, infatti, si passava ad abiti a cavallo tra Ottocento e Novecento. E anche il taglio di capelli di Lucia, cui si sarebbe potuto rimediare con una parrucca, ci è sembrato poco consono all’ambientazione.
Ci sono piaciuti molto, infine, la direzione d’orchestra, affidata al giovane Matteo Beltrami, e la regia di Henning Brockhaus, il quale ha fatto di Lucia una paladina di sentimenti e umanità in contrasto con l’aridità del potere. «Allora come oggi l’eccessiva smania di potere porta a una deformazione dell’anima che può rivelarsi causa di follia. La nostra storia recente è piena di psicopatici e di individui che si sono consegnati al potere. In questo senso Lucia di Lammermoor risulta ancora attuale e contemporanea».

Piccola curiosità: i melomani più fortunati, presenti per puro caso alla replica di domenica 4 novembre, hanno potuto ascoltare Jessica Pratt, stella internazionale della lirica chiamata all’ultimo a sostituire la Bakanova improvvisamente indisposta. E, a quanto abbiamo letto sui giornali, la soprano australiana ha rubato la scena a tutti i colleghi, regalando un pomeriggio memorabile agli spettatori.

LUCIA DI LAMMERMOOR
Dramma tragico in tre atti su libretto di Salvatore Cammarano
tratto dal romanzo The Bride of Lammermoor di Walter Scott
Musica di Gaetano Donizetti
Maestro Concertatore e Direttore Matteo Beltrami
Regia Henning Brockhaus
Scene Josef Svoboda
Ricostruzione allestimento scenico Benito Leonori
Costumi Patricia Toffolutti
Coreografie Emma Scialfa
Maestro del coro Antonio Greco
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro ASLICO del Circuito Lirico Lombardo
Coproduzione Teatri del Circuito Lirico Lombardo, Fondazione Teatro Coccia di Novara, Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Teatro dell’Aquila di Fermo, Teatro Alighieri di Ravenna

Spettacolo visto venerdì, 2 novembre 2012

Clarissa Egle Mambrini

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