Nelle scorse settimane nella Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini di Milano (multisala teatrale di arte contemporanea nel cuore della città) è andato in scena La discesa di Orfeo, titolo poco noto del drammaturgo americano Tennessee Williams, che lo pubblicò nel 1957 rielaborando un testo del 1940, Battle of Angels. Orpheus Descending – questo il titolo originale – fu rappresentato solo per due mesi riscuotendo scarso successo, mentre tutt’altra sorte toccò alla sua versione cinematografica, The fugitive kind  (Pelle di serpente, Sidney Lumet, 1959) con Anna Magnani e Marlon Brando, seppure non si collochi fra le pellicole più celebri tratte dalle opere teatrali di Williams.

Foto di Lara Peviani

Dopo una decina d’anni di ripensamenti e uno “studio” andato in scena il 31 maggio 2011 al termine di alcune settimane di rappresentazioni di Improvvisamente, l’estate scorsa, il regista Elio De Capitani, spronato dall’entusiasmo dell’attrice Cristina Crippa, splendida interprete dell’Elfo, ha deciso di farne uno spettacolo vero e proprio, che ha debuttato il 13 luglio scorso al Festival dei Due Mondi di Spoleto. L’allestimento ha mantenuto per certi versi un carattere di “studio”: gli attori, infatti, entrano in scena alla spicciolata mentre il pubblico ancora si sta accomodando in sala e si siedono intorno ad un lungo tavolo per una lettura del copione per poi passare alla “prova” vera e propria. Durante l’intero svolgimento dello spettacolo, inoltre, sono sempre tutti in scena, alla ribalta impegnati nell’azione oppure sullo sfondo o al buio, intenti ad osservare ciò che accade o addirittura a commentarlo, pronunciando alcune battute o le didascalie del testo, trasformandosi quindi in un coro di greca memoria che pone in evidenza determinati atteggiamenti e tratti del carattere dei personaggi. A questa funzione corale contribuiscono anche le musiche suonate dal vivo alla chitarra elettrica da Alessandra Novaga. E sono sempre gli attori che spostano gli oggetti di scena per adattarli all’ambientazione richiesta in un dato momento. La lugubre scenografia, simbolo di quella parte oscura e primordiale che è in noi come nei personaggi della vicenda, è costituita da «uno spazio industriale, una sala prove di un’indefinita periferia urbana […] Muri grigi e spogli, grate di ferro e finestre in vetrocemento che lasciano filtrare le luci della città, creando chiaroscuri che aprono squarci visionari in questo paesaggio crudamente realistico. Un luogo che non descrive gli ambienti del testo, ma permette la libertà di “citarli”».

Foto di Lara Peviani

Foto di Lara Peviani

La discesa di Orfeo è una novità assoluta per le scene italiane, come sottolineato dal regista stesso, attratto da questo testo per il misto di modernità e primordialità insite nella vicenda narrata – ambientata nell’America degli anni ’50 – e riscontrabili tutt’oggi nell’odierna società colpita dalla crisi: una «crisi che pare infinita, questo ’29 al rallentatore, questo non sentire più la terra sotto i piedi, ci porta a cercare di nuovo Williams. […] Siamo ridotti all’osso (sia delle protezioni sociali che del benessere e dei risparmi delle famiglie) ma questo non ci fa tornare a una condizione precedente, perché siamo immersi in una piena, contraddittoria, ricchissima, modernità: per questo sembriamo l’America di molti anni fa».
Nel contesto infatti di una cittadina di provincia dove tutti si conoscono, tra ipocrisia e pettegolezzo,  si colloca la vicenda di un novello “Orfeo” (metaforico è appunto il titolo della pièce) che per salvare l’amata “Euridice” viene linciato dai fanatici del luogo. L’intrigante vagabondo Val (interpretato da Edoardo Ribatto, che possiede decisamente il physique – et la voix – du rôle per questo personaggio), con tanto di chitarra e giacca di pelle di serpente, giunge in paese senza passare inosservato agli occhi delle donne, tra le quali c’è Carol (Elena Russo Arman, intensa ed emozionante come sempre), giovane milionaria ribelle – “la matta del villaggio” – che vorrebbe convincerlo a fuggire con lei. Ma, inaspettatamente, Val si innamora di Lady (Cristina Crippa, ovviamente favolosa), donna matura e disillusa, la quale porta sulle spalle il fardello di numerose disgrazie, prima fra tutte il matrimonio con Jabe (Luca Toracca, un cattivo molto convincente), che l’ha comprata giovane e bella dopo averle ucciso il padre, un emigrante italiano. Quando finalmente Lady si arrende alla passione sbocciata fra lei e Val, disposto a tutto pur di restarle accanto, ed inizia a credere alla sincerità del suo amore, arriva però il tragico e crudele finale, che riporta violentemente a galla la primordialità più buia dell’uomo, lasciando allo spettatore tanti spunti di riflessione e interrogativi, mescolati a brividi ed emozioni.
Ottimo pure il resto del cast, su cui ha primeggiato Corinna Augustoni (Vee Talbott) e in cui figurava anche, a partire dalla seconda replica milanese, Elio De Capitani nella parte dello sceriffo Talbott, ruolo interpretato precedentemente da Federico Vanni.

 

16 ottobre – 4 novembre 2012, Teatro Elfo Puccini
LA DISCESA DI ORFEO
di Tennessee Williams
Traduzione di Gerardo Guerrieri
Drammaturgia e regia Elio De Capitani
Scene e costumi Carlo Sala
Con Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Edoardo Ribatto, Luca Toracca, Cristian Giammarini, Corinna Augustoni, Sara Borsarelli, Elio De Capitani, Debora Zuin, Marco Bonadei, Carolina Cametti e Alessandra Novaga (chitarra elettrica)
Luci Nando Frigerio
Suono Giuseppe Marzoli
Produzione Teatro dell’Elfo

 

Spettacolo visto martedì, 23 ottobre 2012

 

Clarissa Egle Mambrini

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