[Articolo scritto il 18/10/2012]

Era dal febbraio 2007 che non vedevamo al Coccia un’opera così divertente, da quando cioè il veterano Beppe De Tomasi regalò al pubblico novarese un particolare e riuscito allestimento “cinematografico” de Il Turco in Italia di Gioachino Rossini. Lo scorso 5 ottobre, serata inaugurale della nuova stagione teatrale, assistendo a Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa con la regia di Morgan abbiamo rivissuto le stesse emozioni, a cui si è aggiunto il gradito stupore di veder rispettato lo spirito dell’opera, cosa su cui nutrivamo qualche dubbio trattandosi della prima prova da regista lirico dell’eclettico musicista e cantautore milanese. Nel corso dello spettacolo lo scetticismo invece è stato completamente cancellato per fare spazio a sorrisi, meraviglia e allegria, suscitati non solo dalla trama, intessuta di equivoci e di amore, ma anche dalla bravura dei cantanti (i più applauditi sono stati il basso Bruno Praticò nel ruolo di Geronimo e la soprano Stefania Bonfadelli nei panni di Carolina) e dei musicisti (l’Orchestra Filarmonica Italiana diretta dal giovane e talentuoso Carlo Goldstein), nonché dall’originalità essenziale e visionaria di Morgan, che ha creato un allestimento innovativo e coinvolgente modernizzando personaggi e vicende senza stravolgere il senso della storia né tanto meno il genere musicale dell’opera buffa cui appartiene.
Il matrimonio segreto è dotato di una musica talmente briosa e vivace che riesce difficile pensare sia stato composto quando ormai questo genere era al tramonto. La vitalità delle melodie e dei personaggi incantò il pubblico fin dalla prima esecuzione, il 7 febbraio 1792 al Burgtheater di Vienna, quando fu bissato per intero la stessa sera su richiesta dell’imperatore – caso unico nella storia dell’opera. Piacevole all’ascolto ancora oggi e infarcito di schermaglie amorose sempre attuali, la sapiente regia di Morgan è riuscita a coglierne gli aspetti più divertenti ed universali, curando molto anche la mimica dei singoli personaggi – rappresentati talvolta come delle marionette – ed evidenziando i loro tratti caratteriali più spiccati: così per esempio il conte Robinson (il basso Filippo Fontana) è diventato un ricco pretendente imbranato con tanto di tic nervoso, mentre Fidalma (la mezzosoprano Irene Molinari) una giovane vedova ancora piacente e disperatamente aggressiva nei confronti dell’oggetto del suo desiderio, cioè Paolino (il tenore Edgardo Rocha), che prova a conquistare utilizzando anche frustino e manette. Bella inoltre l’idea di creare un gigantesco abito da sposa, che diventa come un pulpito dal quale alcuni personaggi – e per prima Elisetta (la soprano Maria Costanza Nocentini), invidiosa e gelosa della sorella Carolina – ammoniscono gli altri.
Costellato qua e là di elementi cinematografici – i titoli di testa proiettati sul fondale nero durante l’esecuzione dell’Ouverture, i termini e le frasi più importanti del libretto che lampeggiavano quasi come messaggi pubblicitari sull’ossatura scenografica nel corso dell’opera, per arrivare alla scritta finale a sipario chiuso «FINE (lieto)» – l’allestimento si è caratterizzato per il forte impatto visivo dato dai costumi, dalle parrucche, dal trucco, dagli oggetti di scena, dalle luci e dalle scenografie, che nell’insieme creavano un effetto di “barocco dark rock” dal sapore psichedelico. Nero e verde i colori predominanti, su cui svettavano vivaci tinte fluo (tra l’altro in voga quest’anno), sei poltrone colorate – tre delle quali disposte ad un certo punto in scena a costituire il tricolore italiano – e la poltrona multicolore di Cimarosa, spettatore immaginario dell’opera, posizionata in proscenio. Unico legame visivo con l’epoca in cui l’opera fu scritta le parrucche indossate dai personaggi e quella enorme sul capo della clavicembalista. Gli abiti – neri per Carolina, Paolino e Geronimo e grigio scuro a fantasia scozzese per Elisetta, Fidalma e il Conte Robinson – erano di taglio contemporaneo, ma con alcuni dettagli di sapore settecentesco.
Abbiamo trovato un po’ troppo povera e lugubre la scenografia, costituita da «una casa delle bambole sventrata» – come l’ha definita Morgan – in cui si intrufolavano neri figuranti che sembravano ombre di una lanterna magica (altro richiamo cinematografico), però la sua neutralità è indubbiamente servita a non suggerire una particolare collocazione geografica e storica della vicenda, così come nelle intenzioni del regista: «Ci sono opere d’arte che fermano il tempo, lo prendono per il collo e lo sottomettono, poi ci si buttano dentro e ci rimangono in eterno. E il tempo ce le consegna, intatte e perfette, cosicché noi di passaggio le traghettiamo nel nostro momento». Morgan si è inoltre ritagliato due comparsate nel corso dello spettacolo: una all’inizio del secondo atto, in cui si è inserito come spettatore invisibile nel dialogo fra Paolino e Fidalma “rubando” loro alcune frasi, e l’altra alla fine, quando si è mescolato ai figuranti e ai personaggi intenti a festeggiare la felice risoluzione di tutti gli equivoci.
Una volta chiuso il sipario, lunghi minuti di applausi per tutti gli artisti e tanti «Bravo!» per Morgan, promosso a pieni voti. Il pubblico, soddisfatto e contento, per più di tre ore ha seguito con partecipazione l’opera, aiutato anche dai sovratitoli proiettati al di sopra dello stemma di Novara, sull’arco di proscenio, un’utile novità da tempo richiesta dagli assidui frequentatori del Coccia che si è andata ad aggiungere all’abituale libretto dell’opera riprodotto insieme al programma di sala.
Un’inaugurazione di stagione scintillante e ben riuscita, condita da un po’ di mondanità (presenti in sala, oltre a molte autorità locali, Franca Valeri, Ivano Fossati e Dori Ghezzi), che si è rivelata anche un’arguta operazione mediatica, portando il nome delle nostra città e del Coccia su stampa e televisioni nazionali. E finalmente, dopo che negli ultimi anni si erano viste sempre le solite opere, un titolo poco rappresentato a Novara – l’ultima volta risale alla stagione 1996/97.
Una sfida vinta, quindi, per la nuova Direttrice artistica e organizzativa Renata Rapetti, la quale ora si sta interessando per vendere ad altri teatri in Italia e all’estero questo allestimento, che intanto a dicembre sarà trasmesso su Sky Classica in venti Paesi del mondo e su Sky Arte.
Speriamo infine che i giovani venuti a teatro forse per la prima volta in questa occasione, perché attirati dal nome famoso del regista, imparino ad amare veramente questa arte, senza necessariamente essere allettati dall’esca del “volto noto”. Perché il teatro può coinvolgere, appassionare ed essere rivoluzionario senza per forza servirsi del clamore mediatico, ma per percepire tutto ciò bisogna avere voglia di conoscerlo.

IL MATRIMONIO SEGRETO
Opera buffa di due atti su libretto di Giovanni Bertati
Musica di Domenico Cimarosa
Direttore Carlo Goldstein
Regia Marco Castoldi, in arte Morgan
Aiuto regia Mercedes Martini
Lighting Designer Marcello Jazzetti
Scene Patrizia Bocconi
Costumi Giuseppe Magistro
Orchestra Filarmonica Italiana
Nuovo Allestimento
Produzione Fondazione Teatro Coccia

Spettacolo visto venerdì, 5 ottobre 2012

Clarissa Egle Mambrini
(Foto di Mario Finotti, Fondazione Teatro Coccia)

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