[Articolo già pubblicato il 02/10/2012 su http://lazzurroblog.wordpress.com/2012/10/02/bella-addormentata-di-marco-bellocchio/]

Applauditissimo da pubblico e critica all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove è ingiustamente rimasto senza nessun riconoscimento da parte della giuria (se si esclude il Premio Marcello Mastroianni all’attore emergente Fabrizio Falco), Bella addormentata di Marco Bellocchio si candida a diventare uno dei film più importanti nella lunga carriera del regista emiliano, che ancora una volta si distingue per sensibilità e profondità.
Ambientando le storie di vari personaggi di invenzione (interpretati da un ottimo cast su cui primeggiano Toni Servillo e Roberto Herlitzka) nei giorni che, nel febbraio 2009, videro l’Italia divisa in due a proposito della sorte di Eluana Englaro, Bellocchio pone all’attenzione degli spettatori molti interrogativi su temi gravi e delicati come l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, la fede (religiosa e politica), l’etica e, più in generale, la vita e la morte senza mai suggerire delle risposte. Questa mancanza di una tesi ben definita offre al pubblico la possibilità di riflettere su questioni tanto importanti in modo completamente libero da qualsiasi preconcetto e ciò è secondo noi un notevole punto di forza della pellicola, pervasa dal primo all’ultimo fotogramma dall’atmosfera di incertezza in cui gravitano tutti i personaggi, anche quelli che inizialmente sembrano molto sicuri delle proprie idee.
La vicenda Englaro è uno sfondo costantemente presente, attraverso soprattutto l’utilizzo di filmati di repertorio di telegiornali e trasmissioni televisive, che all’epoca dei fatti monitoravano non solo la clinica La Quiete di Udine, dove la donna fu trasportata perché si eseguisse la sentenza che dava il via libera alla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata, ma anche il Parlamento, in fermento per votare a tempo di record il disegno di legge che impedisse la sospensione delle cure per i pazienti in stato vegetativo. Attorno a questa storia, quelle di un senatore del PDL (Toni Servillo) che, avendo in passato aiutato a morire la moglie gravemente malata, non se la sente di seguire il partito e votare la legge, e della figlia (Alba Rohrwacher) che invece va fino ad Udine per manifestare contro la decisione di lasciar morire Eluana; di un ragazzo (Michele Riondino) che, insieme al fratello (Fabrizio Falco), si trova nella città friulana sul fronte opposto della ragazza ma nonostante ciò se ne innamora; di un medico (Piergiorgio Bellocchio) che salva ripetutamente la vita ad una tossicodipendente (Maya Sansa); di una madre (Isabelle Huppert) che ha abbandonato la sfolgorante carriera di attrice per stare vicina alla giovane figlia da tempo tenuta in vita solo dalle macchine e non si cura più di nessun altro, nemmeno del figlio (Brando Placido) che tanto la adora e che si sente ovviamente trascurato da questa cieca devozione della mamma per la sorella.
“Bella addormentata” non è quindi una sola, ma sono tante, non da ultimo l’Italia stessa – come ha dichiarato Bellocchio –, assopita ormai da tempo in un preoccupante stato di dormiveglia. Però, nonostante le accuse mosse da qualcuno contro la troppa “italianità” del film, il pregio di questa pellicola è sicuramente quello di partire da una storia vera accaduta nel nostro Paese per riflettere su argomenti più ampi e universali, che possono interessare qualunque essere umano. E se è vero che “nemo propheta in patria”, auguriamo a Bella addormentata di trovare fuori dai confini nazionali i riconoscimenti che merita.

Clarissa Egle Mambrini

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